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Politica
Il premier sulle riforme: "Inizia un cambiamento storico"

Il premier Matteo Renzi è ottimista, ora che al Senato la riforma costituzionale sembra avviata verso una veloce approvazione in prima lettura. E non è escluso che il premier stesso possa intervenire giovedì in Senato prima del via libera definitivo dell'Aula. "Quanti avrebbero scommesso 20 giorni fa che saremmo arrivati dove siamo? E' una cosa storica. E' stato ridotto il numero delle persone che vivono con la politica e di politica" ha affermato il premier fermato dai giornalisti per le strade del centro di Roma. Sui tempi invita a tenere alta la guardia: "Bisogna avere il passo del maratoneta, non quello dello sprinter. Gli italiani ci chiedono di cambiare e noi cambieremo". Ma ricorda che c'è ancora molto da fare, a partire dalla pubblica amministrazione.

Oggi pomeriggio l'Aula del Senato è di nuovo riunita per proseguire l'esame del ddl Boschi, dopo aver votato la fiducia al governo sul maxiemendamento al decreto Pubblica amministrazione. Ieri le votazioni sono riprese spedite e in un solo pomeriggio si è passati dall'articolo 3 all'articolo 9 del disegno di legge. Un'accelerazione che potrebbe portare ad un'approvazione definitiva anche prima del termine dell'8 agosto stabilito dalla conferenza dei capigruppo.

Oggi sono stati approvati gli articoli 13,14,16 e 17: è stato introdotto un giudizio preventivo di costituzionalità delle leggi elettorali da parte della Consulta e, in caso di rinvio dei decreti legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica, vengono concessi trenta giorni in più di tempo per la conversione. Inoltre il Capo dello Stato potrà chiedere con messaggio motivato una nuova deliberazione anche limitata a specifiche parti di una legge ed è stato introdotto un sostanziale divieto ai cosiddetti decreti omnibus, cioè quelli che contengono norme su materie non omogenee. Sugli articoli 10, 11, 12 e 15, che riguardano il procedimento legislativo, i relatori stanno lavorando ad un testo che abbia il consenso più largo.

Il nuovo Senato della Repubblica non votera' le leggi di amnistia e indulto. L'Aula del Senato ha confermato il testo della maggioranza ed ha bocciato per due voti l'emendamento soppressivo a prima firma Felice Casson (Pd), con il quale si chiedeva che per approvare i provvedimenti di amnsitia e indulto restasse il bicameralismo. Favorevoli alla modifica, votata a scrutinio segreto, sono stati 141, i contrari sono stati 143. A questi, in realta' , vanno aggiunti tre astenuti. In Senato l'astensione vale come voto contrario. Governo e relatori si erano rimessi alla decisione dell'Aula.

Ma le opposizioni restano sul piede di guerra. Sel, che sembrava aver aperto un dialogo con il governo nei giorni scorsi, si è detta insoddisfatta delle concessioni del ministro Boschi e chiama a raccolta le opposizioni. "Le risposte del governo sono assolutamente insoddisfacenti", ha spiegato la capogruppo Loredana De Petris, che chiedeva di abbassare il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare e i referendum. E la De Petris chiede a Lega e M5s di tornare in Aula: "Facciamo appello alle altre opposizioni perchè ritornino in Aula per continuare a contrastare con forza questa riforma".

L'invito è stato respinto dal M5s: "Non ci sono fatti nuovi per cambiare idea" afferma il senatore Maurizio Buccarella,secondo il quale la riforma è "uno scandalo". La Lega invece è tornata in Aula, ma si riserva di decidere la posizione che terrà sul voto finale.

Renzi: "Ci accorderemo su Italicum". Anche sulla legge elettorale il presidente del Consiglio è convinto di poter chiudere a breve. "Ci vuole la capacità di fare le riforme e io sono ottimista che troveremo un accordo sulla legge elettorale. Poi dobbiamo concentrarci sui problemi veri delle persone e lo stiamo facendo" ha detto Renzi. Nei prossimi giorni, forse domani, dovrebbe avvenire l'incontro con Silvio Berlusconi per stabilire le modifiche da apportare all'Italicum: si parla dell'introduzione delle preferenze, ma con il capolista bloccato, di alzare la soglia al 40% per evitare il ballottaggio e di diminuire al 4% la soglia sbarramento per i partiti.

E stamattina si è tenuta in Senato una riunione dei piccoli partiti di centro della maggioranza per discutere di legge elettorale e per fare il punto sulla legge di stabilità ormai alle porte. "Sulla legge elettorale non si può fare a meno di noi" è l'avvertimento lanciato a Renzi nella riunione, un monito per scongiurare che eventuali modifiche all'Italicum avvengano solo sull'asse Renzi-Berlusconi. All'incontro hanno preso parte l'ex ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello (Ncd), Lorenzo Cesa con Antonio De Poli, De Mita, Dellai, Mazziotti e Balduzzi, oltre a Mario Mauro e Lucio Romano.

Per l'ex ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello la legge elettorale necessita di modifiche "alla luce della riforma del bicameralismo" e dovrà quindi "tener conto del nuovo assetto istituzionale e inserirsi in questo contesto". Tuttavia, sottolinea, "ben venga l'incontro Renzi-Berlusconi".

"Cosa c'è nel Patto del Nazareno? #Renzimetticilafaccia". E' il titolo di un post sul blog di Beppe Grillo in cui viene riportato il testo dell'interrogazione al premier Matteo Renzi firmata da due dei parlamentari pentastellati più in vista, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Nell'interrogazione si chiede, alla luce dei numerosi incontri tra il premier e Silvio Berlusconi, di rendere noto "il contenuto di quello che viene ormai comunemente definito patto del Nazareno".

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