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Ronzulli: “Grande coalizione? Non scherziamo. Renzi uno dei più bravi ma è inaffidabile. Tajani? Vedremo”. E su Lombardia, Milano, Meloni e Marina Berlusconi…

Intervista a 360 gradi con la vicepresidente del Senato. Che ad Affari racconta anche gli scenari sulla presidenza della Repubblica e sulla legge elettorale

Ronzulli: “Grande coalizione? Non scherziamo. Renzi uno dei più bravi ma è inaffidabile. Tajani? Vedremo”. E su Lombardia, Milano, Meloni e Marina Berlusconi…

Ronzulli ad Affaritaliani: “Grande coalizione? Non scherziamo”

“Renzi? È ancora uno dei più bravi, ma è inaffidabile”. “Tajani? Per il futuro si vedrà”. Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, si racconta in una lunga intervista ad Affaritaliani. Sul tavolo, molti temi caldi, dalla legge elettorale (con uno sbarramento che ci sarà di sicuro ma che ancora deve essere deciso) fino al futuro del Quirinale dopo le uscite di Giorgia Meloni. Spazio anche a Marina Berlusconi, cui non si chiude la porta. Mentre per Francesca Pascale…

Senatrice Ronzulli, il peso di Roberto Vannacci si fa sempre più significativo, così come a sinistra torna a farsi vivo il nome di Alessandro Di Battista: non è il caso di immaginare una grosse koalitionen come avvenuto con Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Mario Draghi?

Non scherziamo. I governi di larghe intese nascono in momenti di drammatica emergenza nazionale, e non mi pare questo il caso. Con questa sinistra non si può dialogare, troppo ideologizzata e distante dal paese reale. Dallo sviluppo economico, al nucleare, dalle infrastrutture alla politica estera vivono in un mondo parallelo tutto loro. Noi abbiamo una maggioranza solida, legittimata dal voto popolare, che sta governando bene. I fenomeni o gli estremismi, da una parte e dall’altra, non possono dettare l’agenda politica del Paese. E poi l’idea di una “grosse koalitionen” all’italiana, con ammucchiate di sigle e personaggi tra loro incompatibili, non è solo improponibile: è incomprensibile per la gente. Gli italiani hanno già sperimentato quel modello, ed ha sempre fallito.

La nuova legge elettorale deve essere varata a breve: si immagina uno sbarramento alto che cancelli l’accesso di forze minoritarie ma significative come PlD, Azione, FN ecc?

La stabilità del sistema politico è un valore, e la frammentazione eccessiva non aiuta. Detto questo, le soglie di sbarramento servono a garantire che chi entra in Parlamento rappresenti una fetta reale di cittadini. E uno sbarramento ragionevole è utile per evitare frammentazione eccessiva e assemblee ingovernabili, ma deve essere calibrato con intelligenza. A proposito della soglia di sbarramento mi preme ricordare che è stata introdotta nella normativa italiana dall’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella che la previde nella legge elettorale che entrò in vigore nel 1994 e che porta il suo nome. Furono Mattarella e il centrosinistra a introdurre lo sbarramento e spero che nessuno gridi allo scandalo se il centrodestra conferma lo stesso meccanismo a favore della stabilità.

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Forza Italia ha da tempo affidato la sua guida ad Antonio Tajani, leader moderato, ma non serve ora una figura più carismatica e più nodale? Pensa che i figli di Silvio Berlusconi possano in qualche modo sciogliere le riserve nei prossimi 12 mesi?

Antonio Tajani ha avuto il merito di tenere la barra dritta in un momento molto difficile dopo la scomparsa del nostro leader Silvio Berlusconi. Per il futuro si vedrà, dipenderà anche da quello che lui stesso vorrà fare.  Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sopravvivenza di Forza Italia alla scomparsa del Presidente Berlusconi e questo dimostra che il partito esiste e che l’eredità del berlusconismo è fortemente radicata nell’elettorato italiano. Per quanto riguarda i figli del Presidente Berlusconi, la loro discesa in campo rappresenterebbe sicuramente un valore aggiunto per il nostro partito e, penso, anche per il Paese ma sono certa che prenderanno le decisioni migliori per il futuro del movimento, nel rispetto della sua eredità. Non spetta a me fare pronostici, né parlare delle loro volontà. Io posso solo dire di essere fiduciosa che sapranno interpretare al meglio il ruolo che decideranno di assumere.

Si è parlato di un avvicinamento di Marina Berlusconi a una coalizione di moderati, magari usando come volto Francesca Pascale. Lei che cosa ne pensa?

Marina Berlusconi è una donna di grande valore, capace e determinata che ha dimostrato sul campo le sue qualità imprenditoriali e le sue riflessioni, anche sui diritti civili, sono sempre di grande ispirazione e modernità. Le suggestioni su altri  scenari da fantapolitica, invece, le lascio volentieri alle cronache estive dei giornali, la nostra collocazione nel centrodestra è fuori discussione.

Giorgia Meloni ha parlato di un presidente della Repubblica di centrodestra: secondo lei era un’autocandidatura o sta pensando a qualche nome forte della coalizione? Si parla molto di Antonio Tajani, ma anche di Raffaele Fitto o di Alfredo Mantovano. Lei che cosa ne pensa?

Giorgia Meloni è il Presidente del Consiglio e sta svolgendo il suo ruolo con la massima concentrazione. Ha espresso un principio sacrosanto: il centrodestra ha la maturità, la classe dirigente e i numeri per esprimere, quando sarà il momento e nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali, figure di altissimo profilo istituzionale. Poi la narrazione per cui se uno ha la tessera di un partito di sinistra andando al colle diventa super partes, mentre se uno viene dal centrodestra non può rappresentare tutti gli italiani ha un po’ stufato.  I nomi fatti sono tutti profili eccellenti, e vedo molti partecipare al gioco “I wanna be a president”  ma al Quirinale solitamente non ci va chi si auto candida o chi è prematuramente candidato. Il silenzio sui nomi è d’obbligo, anche per rispetto del Capo dello Stato.

In un’intervista a questo giornale aveva definito Renzi un “mancaparola”: conferma il suo giudizio?

Confermo il concetto. Matteo Renzi è una delle più grandi delusioni della politica italiana. Questo lo ha reso poco affidabile come interlocutore strategico.

Perché dice delusione?

Perché, è inutile negarlo, è ancora uno dei più bravi, per visione e strategia ma spreca il suo talento. La politica richiede coerenza, affidabilità, serietà, non solo parole.

I sondaggi danno il cosiddetto Campo Largo in vantaggio di un’incollatura sul centro destra. Come si ribalta la situazione?

I sondaggi sono fotografie istantanee, spesso non affidabili. Il “Campo Largo” è un cartello elettorale tenuto insieme solo dal collante del “contro di noi”, senza una visione comune su economia, infrastrutture o politica estera. Dire sempre e solo “no” è più facile che costruire. Sta a noi spiegare agli italiani le tante cose buone che abbiamo fatto come deficit ridotto da 8% al 3%, conti in ordine nonostante super bonus e altre misure scellerate, per la prima volta abbiamo avuto un miglioramento dei rating del nostro debito, i nostri interessi sul debito non sono mai stati così bassi, abbiamo il record di occupazione, anche femminile, e poi tagli delle tasse, riforma fiscale, piano casa e stiamo contrastando  l’irresponsabilità delle sinistre su immigrazione, sicurezza e spesa pubblica. Gli italiani scelgono quando vedono serietà e risultati, non chiacchiere.

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Intanto Usa e Iran hanno ripreso le ostilità: Donald Trump ha vilipeso Giorgia Meloni e l’Europa, i pasdaran hanno dichiarato la premier tra i responsabili della guerra: come se ne esce?

Se ne esce solo con la fermezza atlantica e una vera diplomazia europea, che purtroppo oggi è ancora troppo debole. Il mare è in tempesta, ma noi siamo su una barca solida. Giorgia Meloni ha sempre condotto una politica estera equilibrata e atlantista, mantenendo ottimi rapporti sia con gli Stati Uniti che con i partner europei. Le provocazioni di Trump e le minacce iraniane vanno prese con fermezza ma senza cadere in trappole propagandistiche. Trump – che ormai sembra il vecchio zio di famiglia sempre fuori luogo e da ignorare – passerà, il rapporto Italia-USA resterà per sempre. L’Italia deve continuare a fare da ponte e da voce responsabile, sostenendo la diplomazia senza mai rinunciare alla tutela dei nostri interessi nazionali e della sicurezza.  Ma una cosa me la faccia dire, dopo il pesante attacco iraniano Giorgia Meloni mi sarei aspettato una difesa istituzionale da parte delle opposizioni. Confesso che il loro silenzio mi ha deluso. A parte invertite non avrei esitato a difendere il capo del governo italiano.

Si è spesa molto per il piano casa: è una soluzione credibile contro un caro affitti nelle città che è ormai un problema generazionale?

Assolutamente sì. Il caro-affitti è un’emergenza reale, soprattutto per i giovani. Il piano casa non è uno slogan, ma una necessità strutturale: dobbiamo aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale, anche attraverso la partnership con i privati. Contro la crisi degli affitti e l’emergenza abitativa servono meno ideologia e più cantieri, questa è la risposta.  La sinistra parla da decenni di edilizia popolare senza risultati; noi stiamo agendo.

10. A livello locale, come vede la diatriba intorno al sindaco di Milano: bene Maurizio Lupi? Meglio un civico?

La forza del centrodestra sta nella capacità di fare sintesi: che sia un politico di peso o un civico di alto profilo e capacità manageriale, l’importante è presentare una squadra unita e un progetto vincente per restituire a Milano il ruolo di capitale economica che merita. Ma soprattutto temo non si impari mai dagli errori: siamo già in grave ritardo.

E la corsa per le Regioni nel 2028? La Lega ha molta rappresentanza (qualcuno dice troppa). Spazio a Fratelli d’Italia, almeno in Lombardia? E le altre?

Il centrodestra deve presentarsi unito e scegliere i candidati migliori, senza pregiudiziali di partito, non abbiamo mai ragionato con il manuale Cencelli. In questo caso manca ancora un po’ di tempo al 2028. In Lombardia, così come nelle altre regioni, si deciderà insieme, mettendo davanti a tutto la qualità dei candidati e la continuità del buon governo. L’importante è vincere uniti, e Forza Italia sarà centrale in questa partita.

Le piacerebbe avere un ruolo di governo nel prossimo esecutivo? O preferisce un incarico istituzionale come quello attuale?

Ho sempre affrontato la politica con spirito di servizio. Ricoprire ruoli istituzionali è un onore immenso che richiede dedizione totale ogni giorno. Non ho ambizioni personali da soddisfare a tutti i costi. Sarò esattamente dove il mio partito e la coalizione riterranno che io possa essere più utile ed efficace per fare il bene del Paese.