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Politica
Salvini-Meloni più lontani che mai. C'era una volta l'asse Lega-FdI. Inside
Foto LaPresse

Centrodestra unito e compatto? Meloni e Salvini coesi come fronte sovranista contro il governo delle "poltrone" e delle "tasse" che sta reintroducendo il sistema proporzionale per "tornare alla Prima Repubblica"? Non scherziamo. Ma non scherziamo proprio. A poco più di una settimana dalle cruciali elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, dove il Centrodestra apparentemente sembra una coalizione solida, emergono dietro le quinte non poche, anzi tantissime, divergenze proprio tra i due principali partiti di opposizione, la Lega e Fratelli d'Italia.
 

Oltre alle divisioni sul fronte internazionale (dalla sfida per Orban alla questione Taiwan, vedi box a lato), nei gruppi parlamentari del Carroccio serpeggia un forte malcontento per quanto accaduto pochi giorni fa sulle nomine Rai quando in consiglio di amministrazione Giampaolo Rossi, rappresentante di FdI (anche se dal partito di Giorgia Meloni sottolineano come il consigliere in realtà si muova in autonomia), ha votato insieme al Movimento 5 Stelle le scelte, contestate dai leghisti, dell'amministratore delegato Fabrizio Salini. Il leitmotiv di deputati e senatori salviniani è pesante e recita più o meno all'unisono così: eccoli quelli che parlano di coerenza perché abbiamo governato con il M5S e poi votano insieme ai grillini per portare a casa un po' di poltrone.

Che il fronte sovranista sia tutt'altro che compatto lo dimostrano anche le parole di ieri del Capitano durante il convegno sull'antisemitismo a Palazzo Giustiniani. Salvini rispondeva a una domanda su eventuali rapporti con l'estrema destra di Casapound e Forza Nuova quando ha affermano che "tra Lega, Casapound e Forza Nuova non esistono rapporti locali e nazionali. La Lega si esprime con i suoi voti", ma alcuni esponenti del Carroccio hanno letto in queste parole così nette e precise anche un riferimento indiretto agli eredi del Movimento Sociale Italiano, ovvero Fratelli d'Italia.

Plastica ed eclatante la divisione nel Centrodestra anche sulla bocciatura del referendum elettorale da parte della Corte Cosituzionale. Il segretario del Carroccio ha prima parlato di "sentenza vergognosa" per poi prendere di mira con parole pesanti la Consulta definendola una "sacca di resistenza del vecchio sistema". Sul fronte opposto, Fratelli d'Italia, questa volta insieme a Forza Italia, che non hanno creduto né nella strada del referendum proposto dalle Regioni né nella soluzione che sarebbe uscita in caso di vittoria del sì, cioè l'uninominale a turno britannico, hanno evitato polemiche per una decisione che avevano ampiamente previsto concentrandosi invece sulla battaglia contro il proporzionale proposto dalla maggioranza di governo. Una distanza netta nel modo di reagire alla Consulta che certifica come anche su questo argomento l'opposizione non sia coesa.

C'è poi il capitolo Regionali. Salvini ad Affaritaliani.it ha chiaramente affermato (clicca qui per leggere l'intervista) che delle sei amministrazioni chiamate al voto in primavera "se ne parla dal 27 gennaio in poi". E quindi nessun via libera ai candidati di FdI come Raffaele Fitto in Puglia e Francesco Acquaroli nella Marche e nemmeno all'azzurro Stefano Caldoro in Campania, nonostante Meloni e Berlusconi si siano già spesi da settimane su questi nomi. Fonti leghiste parlano di un Capitano pronto a rivedere i famosi accordi siglati ad Arcore a novembre e prima ancora nel faccia a faccia con la leader della destra all'epoca dell'ok a Raffaele Volpi alla guida del Copasir.

Insomma, come ha detto Salvini ad Affari, dopo il 26 gennaio "cambia il mondo" e quindi anche nel Centrodestra e anche sulle candidatura di Puglia, Marche, Campania e Toscana, visto che in Veneto e in Liguria gli uscenti Luca Zaia e Giovanni Toti apparentemente sono intoccabili. Probabilmente lo schema del Centrodestra ci sarà anche a maggio, d'altronde nessuno vuole fare regali al Pd e al governo, ma nulla viene dato per scontato e in Via Bellerio assicurano che molte cose dovranno essere riviste e ritrattate.

Ci sono poi, sullo sfondo, le elezioni politiche. E' vero che il governo Conte non sembra tremare anche in caso di sconfitta di Bonaccini in Emilia Romagna, almeno così garantiscono da Pd e 5 Stelle, ma con il sistema proporzionale - che ormai ha un'autostrada davanti a sé - ognuno corre da solo e la competizione per la Lega a quel punto non è tanto con la sinistra ma quanto con i movimenti e i partiti a lei vicini, primo fra tutti proprio Fratelli d'Italia. Esattamente come sta accadendo tra Italia Viva e Dem.

I leghisti sanno che anche se prendessero il 35 o perfino il 40% non avrebbero i voti sufficienti per governare e che dovranno necessariamente stringere alleanze. Ma dopo il voto e in Parlamento, non prima. Quindi nessun patto anti-inciucio evocato più volte da Meloni può valere con il proporzionale. I primi interlocutori di Salvini saranno necessariamente nel Centrodestra, nel 2023 o prima si vedrà, ma alla domanda se la Lega possa eventualmente guardare altrove, magari ai renziani o di nuovo a un ipotetico post-M5S senza la sua parte di sinistra (chissà come sarà il quadro politico tra tre anni), uno dei massimi esponenti del Carroccio risponde con un significativo "Le vie del Signore sono infinite...". Liberi tutti.

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