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Santanchè e Silvio sempre più lontani. L’analisi

La Santanchè sirena berlusconiana. Berlusconi ostetrico della nuova Balena Bianca?

La politica è l’arte del possibile e del cambiamento, questo si sa; tuttavia, anche alla luce di questa elementare constatazione di pragmatismo, l’invito di Daniela Santanchè affinchè Berlusconi cambia nuovamente idea su Roma appare spregiudicata sia pur accorta nel senso dell’interesse politico di parte.
(cfr. http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11911209/Santanche–la-lettera-a-Berlusconi.html).
Parlare di Roma, per il centro – destra, significa ora parlare dell’Italia.
Infatti, nel teatrino politico romano, è successo veramente di tutto e il centrodestra si è reso partecipe di un incredibile messinscena che ha superato i confini del masochismo.
Dopo l’esperienza di Ignazio Marino poteva aprirsi miracolosamente una possibilità per superare i malcontenti della gestione Alemanno puntando su un candidato unico e forte fin dall’inizio, ma questo non è stato possibile per una serie di veti e contro-veti ripicche e contro-ripicche che hanno finito per fiaccare le fibre più resistenti della società civile e politica.
Salvini ha le sue colpe per non aver accelerato all’inizio di Mafia Capitale, nel dicembre 2014, quando godeva  inopinatamente in tutta l’Italia ma forse anche a Roma delle attenzioni del popolo della  destra e di  sponde intellettuali come lo storico “Il Borghese” del professor Giuseppe Valditara (delegato al programma) e di circoli culturali come quello de “L’Universale” di Maurizio Messina.
Si tenne, l’ 8 dicembre, anche un pranzo presso il noto ristorante “Il Fungo” nel quartiere romano dell’Eur per dare concretezza organizzativa al percorso insieme al francamente (politicamente) impresentabile Mario Borghezio di cui Salvini si voleva disfare al più presto.
Una successiva gestione poco accorta fatta dall’allora reggente romano di Salvini, il senatore Raffaele Volpi, compromise tutto, producendo rallentamenti e mestizie, avvicinamenti e allontanamenti, oscillazioni affaticanti che hanno prodotto solo confusione nell’elettorato.
Marchini invece ha tentennato colpevolmente anche a causa di Alessandro Onorato, delfino ostiense smarrito e presuntuoso. La Meloni poteva scendere in campo subito e non l’ha fatto, Berlusconi si è incaponito sull’evidente inadeguatezza di Bertolaso.
Ora la proposta della Santanchè a Berlusconi di riconvergere sulla Meloni sa molto di ridotto della Valtellina: grande la confusione sotto il cielo propizio il momento, direbbe Mao.
Tuttavia la Cina è lontana e a Roma non si gioca solo la partita romana ma appunto quella nazionale, almeno per quanto riguarda il centro – destra. E’ infatti del tutto evidente che la lacerazione capitolina non può non avere conseguenze durature tra i leader del centro – destra mettendo in crisi rapporti che si credevano ormai consolidati.
Per Berlusconi si tratta(va) di salvare Roma o la faccia, o meglio, la leadership della coalizione nazionale ed in questa ottica va letto quanto successo e quanto potrebbe ancora succedere.
Se Berlusconi, per pura ipotesi, decidesse di seguire il consiglio della Santanchè e appoggiasse ormai fuori tempo massimo Giorgia Meloni potrebbe cambiare il destino di Roma ma anche e soprattutto quello della coalizione del centro – destra nazionale ricompattandola.
Tuttavia il prezzo sarebbe molto alto: forse conquistare Roma ma perdere definitivamente la guida del centro – destra abdicando così a Matteo Salvini che a questo punto non avrebbe più ostacoli verso la nomination per le prossime politiche prefigurando una sfida finale tra i due Mattei della politica nazionale.
Considerando che comunque l’ ex cavaliere non è più candidabile il problema è quello se voglia oppure no proporre un nuovo soggetto politico centrista con Casini e Alfano nell’ottica di quel Partito della Nazione che insieme a Verdini e Renzi potrebbe segnare la ricomposizione della mai tramontata Balena bianca democristiana.
Per questo quello che succede a Roma avrà conseguenze profonde a livello nazionale.