Scontro tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il leader della Lega Nord Matteo Salvini, a “Otto e mezzo” su La7 con Lilli Gruber. Doveva essere una trasmissione sul referendum costituzionale del 4 dicembre, invece si è discusso – a causa di Salvini – come se il referendum fosse un plebiscito sul Governo e il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Da un lato la ministra Boschi, con le sue caratteristiche da prima della classe, che sa tutto e vuole esaustivamente dire tutto di tutto, la simpatia e la parlantina forse un po’ troppo sciolta al fine della chiarezza. Ma anche con capacità di replicare e con punte di allusione, come quando chiama il suo antagonista Signor Salvini svelando che il leader della Lega Nord non è laureato (certo nulla di male, con tutto il rispetto per i non laureati, tutto è relativo, il premio Nobel Eugenio Montale era con tutto il rispetto per la categoria un ragioniere, ma è più probabile che sia più istruito a tutto tondo un laureato che un diplomato di quinta elementare) o ricordando che lui è in politica da quasi un quarto di secolo (23 anni, Salvini fu eletto consigliere di Milano nel 1993) mentre lei da soli tre. Salvini utilizza una doppia tecnica di comunicazione: evidenzia i punti deboli di questo Governo e parla d’altro.
Ciò irrita Lilli Gruber (“Abbiamo fatto la puntata per parlare di referendum, non d’altro”). Legittima la scelta del segretario leghista, che può essere però deludente per un telespettatore che voleva conoscere nel dettaglio le ragioni del no (alla fine il messaggio di Salvini è “voto no perché è una riforma pasticciata”). Tuttavia è utile conoscere i limiti del Governo Renzi evidenziati da Matteo Salvini: il problema della sicurezza con 400mila clandestini in giro per l’Italia, il debito in crescita, il consenso ossia quelli che Salvini definisce tappeti rossi stesi per Renzi dopo la riforma della Rai, i problemi della scuola con cattedre non ancora a regime nonostante le assunzioni della Buona Scuola.
Le ragioni per il sì della ministra – attaccata anche sulla vicenda di Banca Etruria, salvata dal Governo e di cui il padre fu per un periodo di tempo vicepresidente e che ha risposto accusa con accusa (“Parliamo delle quote latte? Dei diamanti della Tanzania?”) – è che questa è una gigantesca possibilità di cambiamento. (Per completezza: entrambi sono milanisti e hanno fatto il liceo classico). Ovvio deciderà il popolo, si spera emerga il lato migliore della sua coscienza civica e non quello modesto.
Ernesto Vergani


