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Politica

Pd, da Brunetta segnali di nervosismo - "Vediamo arrivare dal Pdl segnali di nervosismo, e in particolare lo dimostrano le dichiarazioni di Renato Brunetta". Cosi' Enzo Amendola, a nome della segreteria del Pd, ha commentato le parole del capogruppo del Pdl alla Camera, che ha messo in dubbio la possibilita' che domani Enrico Letta chieda la fiducia alla Camera. "E' evidente, per chi conosce i passaggi parlamentari, che la legge di Stabilita' implica scelte che hanno bisogno di un governo e di una maggioranza - ha sottolineato - e, come ha detto ieri Dario Franceschini, quella del Pdl e' una proposta irricevibile".

Pd, con Letta per operazione verita' - La segreteria del Pd ha deciso "unitariamente di sostenere Enrico Letta in questa operazione verita' che fara' domani e vedremo chi ci sta". Lo ha riferito Enzo Amendola, al termine della segreteria del Partito Democratico. Il premier "ribadira' con chiarezza gli obiettivi che ci eravamo dati 5 mesi fa: le riforme istituzionali del paese e dunque il loro rafforzamento", ha sottolineato. "Abbiamo preso atto di tutte le dichiarazioni che arrivano sulla crisi di governo, non solo dei maggiori soggetti sociali, ma anche dall'estero e in particolare le parole di Martin Schulz ci hanno fatto molto pensare", ha spiegato.

Schulz, mercoledi' parlamentari stabilizzino Ue - "Guardiamo con preoccupazione all'Italia e speriamo che il Paese mercoledi' decida, con i parlamentari delle due Camere, di stabilizzare l'Italia e, attraverso l'Italia, stabilizzare l'Europa". Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, parlando della situazione italiana durante la sua visita in Estonia. E' "inaccettabile", secondo il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, "che l'intera politica di un Paese si riduca all'interesse di una sola persona". Parlando della situazione italiana durante la sua visita in Estonia, dove ha incontrato il presidente Toomas Hendrik Ilves, Schulz ha ricordato che "l'Italia e' uno dei 4 paesi Ue che fanno parte del cosiddetto G8, e' la terza economia in Europa. "La stabilita' in Italia, e la sua messa in discussione, hanno un impatto diretto sull'Unione europea e soprattutto sull'Eurozona", ha aggiunto.

Brunetta (Pdl), Letta non puo' chiedere la fiducia - Il presidente del Consiglio "non puo' chiedere un voto di fiducia prima di aver sciolto il nodo delle dimissioni" dei cinque ministri Pdl, prima deve risolvere questo "rebus" e "solo dopo puo' chiedere alle Camere di esprimersi favorevolmente o meno rispetto al suo governo: l'alternativa e' dimettersi". E' la tesi che sostiene il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta in una lunga dichiarazione.

"Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, - argomenta Brunetta - ha detto che domani andra' alle Camere a chiedere la fiducia. Ma costituzionalmente parlando ha ragione oppure no? Su quale governo chiede la fiducia? Su quello 'amputato' dalle dimissioni di 5 ministri? O su un governo 'rimpastato' da nuove nomine? . E' bene spiegare come stanno le cose".

"La Costituzione, all'articolo 92, - ricorda Brunetta - prevede una determinata composizione del governo (presidente del Consiglio e ministri che insieme formano il Consiglio dei ministri). Il governo nell'attuale composizione ha ottenuto la fiducia delle Camere e tale fiducia e' presunta esistente fino ad un espresso voto di sfiducia. Il governo puo', ovviamente spontaneamente dimettersi e puo' anche compiere una verifica della fiducia attraverso specifiche votazioni fiduciarie".

"La delicatezza dell'attuale situazione - prosegue - consiste nel fatto che il governo si trova ad avere 5 ministri dimissionari, alcuni dei quali costituiscono organi necessari del governo stesso in quanto titolari di dicasteri con portafoglio. Non puo' pertanto dirsi che il governo (che e' organo 'perfetto', cioe' non puo' tollerare vacanze per continuare ad essere pienamente in carica) sia perfettamente in grado di funzionare secondo un criterio di normalita'. E' vero che le dimissioni non sono state ancora accettate, ma il fatto che siano state presentate ha certamente una rilevanza giuridica (oltre che politica)".

"Dunque la prima questione che il governo e il presidente della Repubblica debbono affrontare e' quella della sorte del governo stesso che abbia dei ministri dimissionari. La situazione puo' essere risolta in vari modi: a) con il ritiro delle dimissioni; b) col rigetto delle dimissioni (che potrebbero poi essere confermate dal proponente); c) con l'accoglimento delle dimissioni e la nomina dei nuovi ministri; d) con l'accoglimento e il conferimento dell'incarico di ministro ad interim (per i ministri con portafoglio); e) con la presentazione delle dimissioni dell'intero governo".

"Rispetto alla prospettiva di svolgere comunicazioni alle Camere da parte del presidente del Consiglio, questa - sottolinea ancora Brunetta - non puo' essere certamente negata. Piu' problematico e' che il governo chieda una conferma della fiducia senza chiarire preliminarmente al Parlamento su quale soluzione in ordine alla propria compagine cio' debba avvenire".

"Astrattamente - aggiunge - potrebbe anche aspettare di risolvere il dubbio alla luce del dibattito parlamentare. Ma cio' che e' certo e' che non puo' chiedere un voto di fiducia prima di aver sciolto il nodo delle dimissioni. Forzare un voto di fiducia, senza aver chiarito le proprie intenzioni in ordine alla consistenza strutturale dell'esecutivo, sarebbe uno stravolgimento della ratio della votazione. Che e' quella di consolidare il rapporto tra uno specifico governo (fatto da persone fisiche individuate) e uno specifico Parlamento, chiarendo inoltre agli elettori (non a caso si vota per appello nominale) l'esatta natura dei rapporti politici tra i due organi".

"Puo' dunque Letta, allo stato attuale, chiedere la fiducia? Sembrerebbe proprio di no - conclude Brunetta - Prima deve risolvere il rebus delle dimissioni dei suoi ministri, e solo dopo puo' chiedere alle Camere di esprimersi favorevolmente o meno rispetto al suo governo. L'alternativa e' dimettersi".

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