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Politica


Vannino Chiti presenta il suo ddl costituzionale, con il Senato che diventa organo di garanzia e controllo, ma non e', ribadisce di fatto, un modo per mettersi di traverso alla riforma. Lo hanno firmato 22 senatori Pd, incluso il socialista Buemi, ed altri se ne sono aggiunti. Lo fa in una conferenza stampa gremita di parlamentari e giornalisti: "ogni parlamentare ha un vincolo di lealta' verso il partito, verso la maggioranza e anche nei confronti della propria coscienza", osserva. E spiega che rispetto ai 'paletti' posti da Renzi ( fiducia solo alla Camera, no voto sul bilancio, no indennita' e no elezione diretta) e' praticamente solo su quest'ultimo che la sua proposta si distingue, mentre per il resto concorda e va oltre al ddl dell'Esecutivo. "Ragioneremo e cercheremo di convincere" le altre forze, aggiunge e a chi gli chiede come si comportera' sul voto in aula in caso si arrivasse a farlo sul testo del Governo, subito risponde: "il Governo esprime i suoi obiettivi, ma poi sono i parlamentari che decidono. La Costituzione non e' del Governo ne' dei parlamentari ma dei cittadini".

Il testo presentato prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari della Camera e la diminuzione oltre la meta' dei senatori, l'attribuzione alla sola Camera del voto di fiducia e dell'approvazione della legge di bilancio, l'attribuzione, invece, anche al Senato dell'esame e del voto delle leggi costituzionali, elettorali, dei trattati europei e dei provvedimenti che investano diritti fondamentali della persona. La Camera sara' composta da 315 deputati, la meta' degli attuali 630; il Senato da 100 eletti nelle Regioni (contestualmente al voto per i Consigli regionali) piu' 6 in rappresentanza degli italiani all'estero. Meno della meta' degli attuali 315. In una sola Camera si concentrano tutte le scelte, per cosi' dire, politiche. Mentre resta la doppia lettura di Camera e Senato per i provvedimenti che investano muri portanti della nostra convivenza democratica. Un Senato, quello proposto, eletto con il voto popolare diretto, su base proporzionale, in collegi ampi che favoriranno la scelta di personalita' eminenti, contestualmente ai consigli regionali.

A firmare la proposta sono stati senatori democratici, oltre a Vannino Chiti, Albano, Amati, Broglia, Capacchione, Casson, Corsini, Cucca, D'Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Silvestro, Spilabotte, Tocci e Turano. Secondo quanto e' stato spiegato in conferenza stampa a queste firme se ne sono gia' aggiunte altre tre, una di queste certamente proveniente dall'opposizione, si apprende. Ed altre se ne dovrebbero aggiugnere.

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