Smarcarsi da Silvio e spaccare l'Ncd. La strategia Giorgetti-Salvini - Affaritaliani.it

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Smarcarsi da Silvio e spaccare l'Ncd. La strategia Giorgetti-Salvini

Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


A Roma Matteo Salvini afferma senza mezzi termini: "Bertolaso non è il mio candidato, ma se si candida la Meloni la sostengo". A Milano, però, senza fare le primarie e quindi trovando la soluzione nei vertici di partito (cosa tra l'altro contestata per la Capitale), il leader leghista sostiene Parisi insieme a una lista dell'Ncd (anche se chiamerà diversamente) dopo aver detto per mesi e mesi "mai con Alfano e mai con il partito del ministro dell'invasione (dei clandestini)". Che cosa sta accadendo in Via Bellerio? Perché queste "stranezze" di Salvini che hanno anche suscitato qualche mal di pancia (specia sotto la Madonnina) nella base e tra i militanti? Come più volte scritto su Affaritaliani.it, dietro ogni decisione chiave del segretario del Carroccio non ci sono né Bossi (che resta un consigliere ascoltato), né Calderoli, né Maroni e nemmeno Zaia. C'è Giancarlo Giorgetti, la mente leghista che aiuta e suggerisce nell'ombra Salvini sulla linea da tenere e soprattutto sulla strategia politica per i prossimi mesi e anni.

A Roma lo smarcamento da Bertolaso, e quindi da Berlusconi (strizzando però l'occhio alla Meloni), serve proprio per non apparire succube dell'ex Cavaliere (come in molti hanno scritto e detto) e come pretesto sono state prese le frasi infelici (dal punto di vista del Carroccio, ovviamente) dell'ex numero uno della Protezione Civile sui rom. Salvini sembra addirittura disposto a correre da solo, o ad appoggiare Marchini, se Forza Italia e Fratelli d'Italia non cambieranno cavallo. Anche se alla fine si potrebbe trovare in extremis un'intesa, ma le primarie dei gazebo e le dichiarazioni di questi giorni servono per smarcarsi mediaticamente dall'abbraccio (per alcuni mortale) con Arcore. Allo stesso tempo, però, a Milano si gioca una partita completamente differente.

Pieno sostegno a Parisi con l'obiettivo di spaccare l'Ncd in vista delle Politiche e consentire in prospettiva l'addio dei meno renziani di Area Popolare ad Alfano. Ecco perché l'ok a una lista fondata da Maurizio Lupi, che, nei prossimi mesi, insieme a Maurizio Sacconi, potrebbe proprio essere quella parte di Ncd che molla il leader dem e che torna nel Centrodestra pensando alle elezioni politiche. Quindi se il voto a Roma serve per non sembrare "schiavo" di Silvio, il voto a Milano serve per tentare di rompere l'Ncd e fare in modo che con Alfano (e quindi con Renzi) restino soltanto i fedelissimi come Schifani e Gentile. Una strategia politica sottile e ben diversa dagli slogan urlati ai quali ci siamo abituati vedendo l'"altro Matteo" nei comizi, in tv e sui social network. D'altronde Giorgetti, l'ispiratore del segretario federale, è stato per tanti anni il braccio destro di Bossi e da lui ha imparato il fiuto politico. Anche se una parte della base non capisce e, soprattutto, non gradisce.