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Politica
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Silvio Berlusconi tiene il punto: doppio binario su sorti governo e vicende giudiziarie. Nonostante l'umore resti nero e aumenti la voglia di mandare tutto all'aria e tornare a chiedere il voto popolare con la convinzione di essere rieletto premier con un ampio 'suffragio', forte dei sondaggi positivi, il Cavaliere ha ribadito ai suoi di non forzare la mano sull'esecutivo. Ma i 'falchi' pidiellini scalpitano, la tensione e' alle stelle e ne e' prova il duro scontro andato in scena in aula, protagonisti Renato Brunetta e la presidente Laura Boldrini, sulla manifestazione di Brescia e la mancata presa di distanza della terza carica dello Stato dagli insulti di Sel.

A cio' va aggiunto il nuovo fuoco di fila dei parlamentari pidiellini contro i magistrati, con il coordinatore Sandro Bondi che 'sentenzia': "Se non si ferma l'inquisizione giudiziaria che oltre dieci anni ininterrottamente perseguita il presidente Berlusconi e non si spegne l'odio politico che avvelena la nostra vita quotidiana, l'Italia non avra' mai pace, tutto sara' impossibile". E Daniela Santanche' annuncia nuove manifestazioni, anche se - viene spiegato - dopo nuovi contatti con il Colle le 'colombe' tornano a frenare: c'e' la necessita' di svelenire il clima, sarebbe stato il messaggio fatto recapitare a palazzo Grazioli. Ma l'ex premier si guarda bene dal placare le fibrillazioni e medita nuove iniziative di piazza e in tv, purche' - e' al momento l'imperativo - non vadano ad intaccare i 'delicati' equilibri dell'esecutivo.

Il ragionamento, del resto, e' sempre lo stesso: gli italiani non ci perdonerebbero una crisi prima che l'esecutivo vari i provvedimenti economici, Imu, Cig, Iva e lavoro in testa. Per di piu', resta il timore delle dimissioni di Napolitano senza prima lo scioglimento delel Camere e la possibilita', ritenuta concreta dall'ex premier, di un asse Pd-M5s. Da qui l'ordine di scuderia di portare avanti l'affondo contro quello che definisce un vero e proprio golpe della magistratura, mantenere alta la tensione, ma distinguere nettamente il fronte giustizia da quello governativo.

Una conseguenza del 'doppio binario' e' anche la decisione di accantonare, per il momento, la riforma della giustizia. Lo spiega il presidente della commissione al Senato, Francesco Nitto Palma: "gli equilibri sono delicati - ha detto questa mattina ai microfoni di Sky tg24 - quando i provvedimenti economici verranno adottati, fra un paio di mesi, possiamo cominciare ad affrontare il tema della riforma della giustizia". Non che Berlusconi abbia rinunciato all'idea di una riforma compelssiva, che preveda non solo una stretta decisiva sulle intercettazioni, ma anche la separazione delle carriere e la responsabilita' civile dei magistrati. Ma, e' il ragionamento, ogni cosa a suo tempo. E questo e' il tempo di difendersi dalle accuse "ignobili" che gli vengono mosse da certi giudici e di contrattaccare. A preoccupare il Cavaliere non e' solo il processo Ruby, giunto alle puntate finali. Oggi Berlusconi, dopo un lungo briefing a palazzo Grazioli con i suoi legali, Ghedini e Lomngo (secondo alcune fonti sarebbe stato presente anche il cassazionista Coppi), e' stato sentito nel pomeriggio dai magistrati romani nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione che avrebbe subito dall'imprenditore barese Giampaolo Tarantini.

Il clima di tensione preoccupa il governo, anche se il vice premier e segretario del Pdl, Angelino Alfano, sarebbe tornato a tranquillizare Letta. Ma proprio il 'doppio' ruolo di Alfano, segretario di partito e componente di peso dell'esecutivo, e' al centro del malumore crescente nel Pdl. Le polemiche suscitate dalla sua presenza a Brescia, viene spiegato da alcuni malpancisti, hanno evidenziato l'incompatibilita' dei due ruoli. Ma Alfano non ha nessuna intenzione di lasciare la guida del Pdl, sostenuto in questo dallo stesso Berlusconi che per ora non ha la minima voglia di dover affrontare le diatribe interne al partito e cambiare - come chiedono alcuni 'falchi' - gli assetti di vertice, magari con la nomina di un reggente, farebbe solo esplodere la situazione. La strategie difensiva, intanto, oltre a una offensiva mediatica e di piazza, si incentra sulla speranza di un giudice a Berlino - la Cassazione - e sulla decisione della Consulta, che potrebbe accogliere il conflitto di attribuzione sollevato dai legali dell'ex premier e mandare a monte tutto il processo Mediaset.

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