Vannacci a La Piazza: “Futuro Nazionale è la destra autentica”
Arriva sul palco de La Piazza subito dopo gli interventi di Ettore Rosato e Raffaele Nevi, e non si sottrae alle polemiche che da settimane accompagnano il suo movimento. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, apre l’intervista con il direttore di Affaritaliani Marco Scotti rivendicando proprio l’attenzione — non sempre benevola — che il suo programma ha ricevuto: «Vedo che il nervosetto parla di noi ma non con noi: vuol dire che siamo sulla strada giusta».
Il programma: «Il più discusso d’Italia»
Il programma di Futuro Nazionale è uscito in due tranche, una a inizio agosto e l’altra il 24. E per Vannacci il clamore mediatico è già una vittoria: «Devo ringraziare tutta la stampa italiana e anche tantissimi politici e giornalisti, perché è diventato il programma più conosciuto, almeno sui titoli dei giornali, in Italia. Credo che non ci sia alcun altro programma di partito discusso come il nostro».
Alla richiesta di indicare le tre proposte principali con cui chiedere il voto agli italiani, il generale preferisce non selezionare: «Il programma è molto articolato: si parla di lavoro, di economia, di fiscalità, di energia, di sicurezza, di remigrazione». E su quest’ultimo punto rivendica una convergenza con quanto ascoltato poco prima dal palco: «Sentivo parlare di rimpatri, vedo che Azione è d’accordo sul rimpatriare i clandestini. Bene: sono i primi che devono essere rimpatriati nel nostro piano di remigrazione, illustrato proprio nel programma».
Sul nucleare, Vannacci corregge chi parla di una riforma già fatta: «Non è stata fatta nella maniera più assoluta: c’è stato l’inizio di un’attività legislativa, e mi auguro che possa portare alla reintroduzione del nucleare in Italia. Condivido l’osservazione che senza nucleare non potremo essere una nazione competitiva dal punto di vista industriale e dell’imprenditoria, e neanche del lavoro: un’energia cara non mette le imprese, che sono quelle che creano il lavoro, nelle condizioni di poterlo creare».
Poi la famiglia, con il quoziente familiare presentato come una delle grandi novità del programma: «Significa riconoscere come contributo sociale non solo le tasse, ma anche la natalità: il contributo che ogni famiglia dà alla società in termini di figli. Perché ancora prima della prosperità della società, dobbiamo preoccuparci dell’esistenza della società stessa: senza figli andrebbe sicuramente a scomparire».
Il voto plurimo e la replica a Salvini
Il passaggio più atteso riguarda la proposta del voto plurimo legato ai figli, bollata da Matteo Salvini — dallo stesso palco — come «una sciocchezza». Vannacci risponde punto su punto: «È esattamente quello che dicevo prima: la gente parla del programma senza averlo letto, ed evidentemente il segretario della Lega ha fatto la stessa cosa». La proposta, spiega, consiste nell’estendere il voto anche ai figli minorenni delle famiglie, esercitato dai genitori: «Vogliamo dare maggiore rilevanza alla famiglia e abbiamo rispolverato una proposta che non era stata fatta da un dittatore o da chissà quale persona strana, ma dall’economista Luigi Campiglio e dall’ex ministro Maurizio Sacconi una trentina di anni fa. Quindi non viene dal nulla».
La logica, argomenta, è quella della responsabilità: «Se i genitori sono responsabili dei propri figli, si potrebbe accostare a questa responsabilità anche la possibilità di esprimere un voto che andrebbe a condizionare la politica che costruirà il futuro di questi figli». Vannacci riconosce l’ostacolo costituzionale: «So benissimo che c’è un articolo della Costituzione che andrebbe variato. Infatti nel nostro programma è solamente uno spunto di discussione, introdotto con un condizionale. Quando il ministro Salvini leggerà il nostro programma potrà inquadrare le nostre proposte; se si basa sui titoli di una certa stampa, rischia di fare qualche capitombolo».
La collocazione: «Destra autentica, non cediamo il Paese alla sinistra»
Dove si colloca Futuro Nazionale? A destra della coalizione di governo, dialogante o ostativo? «L’ho detto dall’inizio: Futuro Nazionale è un partito di destra autentica, vera, orgogliosa, fiera, che non negozia i propri principi, i propri valori e i propri ideali. Principi e valori abbastanza vicini a quelli che erano di questa alleanza di centrodestra all’inizio del proprio mandato, ma che poi si sono sbiaditi, si sono persi col tempo».
L’attacco al governo è frontale: «Noi vogliamo una forza di destra che governi questo Paese e non vogliamo cedere alla sinistra il Paese. Però mi risulta che questa alleanza di centrodestra stia applicando una politica di sinistra». Sulla sicurezza, replica all’esponente di Forza Italia che aveva parlato di «percezione»: «La esorto a parlare con le mamme che, ogni volta che mandano a scuola il proprio figlio, aspettano con ansia il messaggino che dica che è arrivato sano e salvo. Questo non è il Paese dove dobbiamo vivere. E questa stessa alleanza di centrodestra, che dice di aver fatto non so quanti decreti sicurezza, è quella che pochi giorni fa ha liberato dalle patrie galere 10.000 detenuti».
L’elenco delle accuse prosegue: «È quella che ha aperto i mercati al Mercosur, mettendo in crisi i nostri agricoltori; quella che sta portando avanti un’agenda Draghi; quella che sostiene una Commissione europea a favore del Green Deal, che ha messo in ginocchio le nostre imprese e tutta l’economia europea, e a favore di una politica immigrazionista». Nel mirino soprattutto Forza Italia: «Una sua componente al Parlamento europeo vota continuamente in maniera coerente con il Partito Democratico: Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo, alleato con i socialdemocratici, di cui fa parte il PD in Europa. Oggi dice che non vuole la patrimoniale, ma poi in Europa vota per le nuove risorse proprie, che altro non sono che una tassa europea. Quindi, se c’è qualcuno che vuole far vincere la sinistra, non siamo noi, ma chi in questo momento sta adottando una politica certamente non di destra».
Europa e PNRR: «Molto scettico, avrei accettato solo i fondi perduti»
Sull’Europa del PNRR — i 194 miliardi che, ricorda Scotti, hanno permesso al Paese di risalire dopo il Covid — Vannacci non arretra: «Sono molto scettico, anche sul PNRR, del quale non avrei accettato se non i miliardi a fondo perduto. Nel 2036 quei miliardi presi in prestito li dovremo restituire, per una cifra che ammonta, secondo i calcoli, a circa 8 miliardi all’anno, che si aggiungono ai 90 miliardi che dobbiamo pagare per gli interessi sui nostri debiti».
E ancora: «Diciamo di voler far tornare i nostri giovani che vanno all’estero, ma se carichiamo il fardello di questi debiti sulle loro spalle — compresi quelli del PNRR e i miliardi del piano SAFE per il ReArm, a cui il governo ha detto di aver aderito solo poche ore fa — come pensiamo di rilanciare la produttività e la competitività italiana? Come pensiamo di offrire un futuro ai nostri giovani? L’Europa non regala i soldi: quelli del PNRR sono un prestito da restituire, peraltro con uno sconto sugli interessi abbastanza basso. Rispetto ai Buoni del Tesoro c’è qualche guadagno sul tasso di interesse, ma dobbiamo considerare anche le spese di gestione di questo debito: non c’è tutto questo vantaggio».
Il nodo, per il generale, sono le condizionalità: «Quei soldi li possiamo spendere solamente per i prioritari interessi dell’Europa e non per gli interessi italiani. Le faccio un esempio: quando una parte del Consiglio è andata a elemosinare una maggiore flessibilità sulla spesa corrente per abbassare il prezzo dei carburanti e dell’energia, è stato risposto di no: la flessibilità solo per gli investimenti sulla green economy, che non ci portano un centesimo per abbassare la spesa corrente. La flessibilità ci è concessa per il riarmo, ma non per intervenire sul lavoro, sulla ricerca, sulla scuola, sulla sicurezza interna. Senza contare che il debito pubblico che ci sta imponendo l’Europa è il migliore strumento per togliere la sovranità agli Stati nazionali: indebitandoci nei confronti dell’Europa, ci carichiamo sulle spalle un debito che possiamo spendere solamente per le priorità che Bruxelles ci detta».
Poi la domanda retorica: «A oggi sono stati spesi 102 miliardi di questo PNRR. Ma strutturalmente quale modifica abbiamo fatto nella nostra economia? Qual è la grande rivoluzione economica e imprenditoriale che questo PNRR ci ha consentito, a parte la costruzione di qualche pista ciclabile, qualche impianto sportivo, qualche piccola infrastruttura, e poi un grandissimo investimento nelle energie verdi e rinnovabili, che non si dimostrano convenienti, tanto è vero che devono essere incentivate?».
Quando Scotti ribalta la domanda — dove avrebbe investito quei soldi, e con quali risorse? — Vannacci sposta il piano: «Lei non mi deve chiedere come li avrei spesi: mi dovrebbe chiedere qual è il return on investment di questi soldi. Perché non si tratta di spendere i soldi, si tratta di investirli con un ritorno calcolato nel tempo. Qual è il ritorno di investimento di questi 102 miliardi? Non mi risulta nella maniera più assoluta».
La ricetta energetica: nucleare, biomasse, idroelettrico e carbone
È sull’energia che il leader di Futuro Nazionale indica dove avrebbe indirizzato le risorse: «Nella totale trasformazione del sistema energetico italiano probabilmente sarebbe valsa la pena spendere questi soldi, perché abbiamo un sistema energetico che non sta in piedi, drogato dagli incentivi, che non tiene conto delle necessità del Paese. Dobbiamo introdurre il nucleare, facendolo in pochissimo tempo; dare maggiore spazio alle biomasse, che sono il vero combustibile autarchico che abbiamo; puntare sull’idroelettrico, l’unica energia rinnovabile che è accumulabile per definizione, al contrario di eolico e fotovoltaico; mantenere e ammodernare le centrali a carbone, che ci hanno consentito di abbassare leggermente il prezzo dell’energia durante il Covid — altrimenti avremmo passato gli inverni al freddo — e che ancora oggi risultano competitive dal punto di vista del prezzo».
E cita il confronto internazionale: «In Cina, oltre agli investimenti sulle rinnovabili, l’anno scorso hanno costruito due centrali a carbone a settimana, cento in un anno. Noi ci troviamo a competere con queste realtà. Con i soldi del PNRR tutto questo non è stato fatto: strutturalmente non è stato cambiato nulla del nostro sistema energetico».
Reggio Calabria: «Non do numeri, ma punto sempre a vincere»
Ultimi ottanta secondi per le suppletive di Reggio Calabria, possibile test elettorale per Futuro Nazionale. Quale risultato lo farebbe dire soddisfatto? «Non le darò un numero. A Reggio Calabria ci presentiamo forti: abbiamo un candidato fortissimo e soprattutto reggino, al contrario dell’alleanza di centrodestra che propone un candidato romano, nato, cresciuto e vissuto a Roma, che probabilmente lo Stretto lo ha visto solo in cartolina, e che dovrebbe rappresentare gli interessi dei reggini a Montecitorio. Noi invece abbiamo messo in campo una persona che conosce il tessuto sociale, economico, industriale e popolare del territorio, che ha esperienza di legislatura all’interno della Regione e che saprà rappresentare i reggini nelle sedi opportune, per portare — stavolta sì — quel ritorno di investimento nella regione».
Un candidato che proviene da Forza Italia, gli fa notare Scotti: «Evidentemente si è accorto che Futuro Nazionale rappresenta l’unica novità politica di questo Paese degli ultimi quindici anni», replica Vannacci. Punta a vincere, sì o no? La chiusura è proprio da Generale: «Io punto sempre a vincere. Punto sempre al massimo».


