Commissione di Vigilanza Rai, Augusta Montaruli: “I regolamenti sono chiari, ora l’opposizione tiri fuori i nomi”
Sulla vicenda della Commissione di Vigilanza Rai, il fronte del centrodestra non arretra di un passo, e alla voce di Maurizio Gasparri si aggiunge ora quella di Augusta Montaruli, che rovescia completamente la narrazione portata avanti dalle opposizioni nelle ultime ore. Secondo la deputata di Fratelli d’Italia, non ci sarebbe alcuno stallo da imputare alla maggioranza. La radice del problema, spiega, andrebbe cercata altrove: nella decisione dell’opposizione di non esprimere parere favorevole sul nome del presidente Rai indicato dal Cda – organo in cui, ricorda Montaruli, la stessa opposizione siede. Le dimissioni di massa dalla Commissione, sostiene, sarebbero state l’ultima mossa di un fronte che non avrebbe accettato di perdere un potere di veto costruito nel tempo.
“Non c’è nessuno stallo. C’è un’opposizione che dopo aver deciso di non dare il parere sul nome del presidente Rai indicato dal Cda, in cui lei stessa siede, ha deciso che l’ultimo suo colpo di coda per non arretrare rispetto al potere che aveva costruito era dimettersi dalla Commissione. Ma i regolamenti sono chiari. La Commissione di vigilanza non è un organo opinabile. Ci siamo dimessi anche noi per consentirne il rinnovo e bene hanno fatto le presidenze di Camera e Senato a chiedere a tutti i gruppi i nomi dei nuovi componenti”, dichiara Montaruli in una nota inviata ad Affaritaliani. Una lettura che si salda a quella già espressa da Gasparri, secondo cui la maggioranza avrebbe fatto la propria parte indicando per tempo i nomi dei nuovi componenti, a differenza dell’opposizione, rimasta finora in silenzio nonostante l’appello dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
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Di segno opposto, naturalmente, la versione che arriva dal fronte progressista. La deputata del Pd Ouidad Bakkali attribuisce la responsabilità del blocco proprio alla maggioranza, sostenendo che i punti posti dalle opposizioni per consentire alla Commissione di tornare operativa siano rimasti senza risposta. Per Bakkali, un’eventuale nomina d’ufficio dei componenti mancanti – sul modello già utilizzato per la commissione d’inchiesta sul Covid – rappresenterebbe una forzatura inaccettabile, capace di svuotare la Vigilanza della sua natura plurale e di tradire la prassi che riserva la presidenza delle commissioni di garanzia alla minoranza.
Il nodo, in fondo, resta lo stesso da settimane: da un lato la maggioranza rivendica di aver rispettato le regole e i tempi fissati da Fontana e La Russa; dall’altro l’opposizione considera l’intera procedura viziata all’origine, legata a doppio filo alla contestata nomina di Simona Agnes alla presidenza Rai. Sullo sfondo, resta l’ipotesi più delicata: con 25 voti già in commissione, alla maggioranza basterebbero altri due consensi per raggiungere i due terzi previsti dalla legge sulla governance Rai e procedere, eventualmente, anche senza il via libera delle opposizioni.

