Commissione di vigilanza Rai, l’opposizione non avanza sulle nomine ma la destra prepara lo strappo. Bakkali (Pd): “Ennesimo sfregio”
C’è aria di ferie in Commissione di vigilanza Rai, rimasta ormai a secco di componenti, sia da una parte che dall’altra. E, a giudicare dall’aria che tira, le poltrone non sembrano destinate a sgualcirsi nel breve tempo per il loro troppo utilizzo. Gli strascichi delle tensioni, cominciate nel 2024, per via di nodi mai risolti – primo tra tutti, la nomina avanzata dal Ministro Giorgetti su Simona Agnes come presidente della Rai – hanno originato piuttosto una guerra fredda, con un muro più forte di quello di Berlino a dividere le due fazioni, reciprocamente ferme sulle proprie ragioni che nessuno sembra essere disposto a barattare.
E così dalle opposizioni non è stato tirato fuori un solo nome, nonostante l’invito – declinato e rispedito al mittente – avanzato dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa – che avevano richiesto ai gruppi parlamentari di designare i nuovi componenti entro l’8 luglio. Ma oggi è già il 10, e i nomi dei nuovi componenti sono stati tirati fuori solo dalla maggioranza. L’altra metà del campo invece resta in silenzio, fa muro compatto, avanza nuovi diktat e avverte: eventuali nuove nomine dall’alto, porteranno a nuove dimissioni immediate.
Ed ecco, quindi, che lo stallo si arrotola su se stesso. Com’è possibile pensare, infatti, che la Vigilanza possa tornare operativa – questo l’obiettivo dietro le dimissioni in blocco dello scorso 2 luglio – in assenza dei nomi dei componenti? Ma dal Pd Ouidad Bakkali rilancia la palla: “Il blocco non lo vogliamo noi, ma la maggioranza”, dice ad Affaritaliani. “Non c’è nessun avanzamento, perché i punti che avevamo posto per fare in modo che la commissione potesse tornare a fare il suo lavoro, rimangono aperti”, dice.
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Ma, intanto, sullo sfondo resta l’ipotesi di uno scacco matto della maggioranza, che dispone già di 25 voti in commissione. Ne basterebbero solo altri due per raggiungere i due terzi richiesti dalla legge sulla governance Rai. In altre parole, il centrodestra potrebbe provare a far ripartire la commissione da sola, conquistando due commissari e procedendo anche alla nomina dei vertici Rai in vista delle elezioni.
Una nomina d’ufficio come già avvenuto in passato per la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, che per la Bakkali è fuori discussione: “Non aderiamo a questo modo di trasformare la Vigilanza. Se viene a mancare la parte plurale, non sarebbe più una commissione di garanzia. La consuetudine parlamentare prevede di dare la presidenza delle commissioni alla minoranza: procedendo d’ufficio, viene meno questo principio. Quindi quella non sarebbe la Commissione di Vigilanza Rai, sarebbe altro: una manomissione delle istituzioni e della loro democraticità”, ci dice la deputata del Pd, che poi si scaglia anche contro Fontana e La Russa: “Senza un accordo, senza un impegno ad andare avanti sul Media Freedom Act, quella non è la Vigilanza Rai. Se ne assumano la responsabilità loro e i presidenti delle Camere, che sono garanti delle istituzioni. Questa sarebbe l’ultimo sfregio alla Vigilanza”.
Duri, relativamente all’ipotesi di una designazione d’ufficio dei membri, anche i capigruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini, secondo cui si tratterebbe di una forzatura istituzionale. Il co-portavoce di AVS Angelo Bonelli non ha lasciato speranze: “Se si fa così, l’opposizione si dimette di nuovo”. Uno stallo destinato a durare a oltranza, dunque. E, intanto, la Commissione resta vacante. Tutto il resto è, più che noia, propaganda.

