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Schermaglie Minervini - Stefàno: "Limite di spesa e no al trasformismo"

Bari – La pausa estiva della politica, questa estate, sembra avere più di una deroga: se a sinistra si è rasserenato il clima da guerra fredda tra Nichi Vendola e Matteo Renzi, l’esuberanza strategica di Michele Emiliano e le simpatie della base sellina per Guglielmo Minervini rimescolano le carte pugliesi: “Niente fondi neri; nessun mercimonio; nessuno scambio; nessun incarico”, blinda sul metodo l’assessore regionale alle Politiche giovanili. Ottenendo una stilettata di Dario Stefàno: “Non immagino un centrosinistra che possa essere ondivago su questi temi fondamentali. O, peggio, che possa essere libero e trasparente e coraggioso e onesto a seconda di chi lo rappresenta”, ne approfitta per segnare il terreno con l’avversario.

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Il senatore salentino usa i social per incalzare: “Chiedo di chiarire i contorni di un’accusa che, così come espressa, sembra sparata nel mucchio, e che, paradossalmente, potrebbe finire con l’infangarci tutti”, commenta. E a Minervini tocca precisare di non voler dubitare della rettitudine dell’interlocutore né di quella del Gladiatore ma di temere “interessi e personaggi che proveranno a incunearsi nelle maglie della competizione, per cercare il miglior offerente, erogare servigi. Pronti poi, dopo, a battere pegno”.

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Per l’ex Sindaco di Molfetta la via d’uscita passa da un tetto massimo di spesa consentita per candidato - da stabilire prima della campagna elettorale - con l’impegno a mettere on-line contributi ricevuti e spese conseguenti ed il vincolo, per chi li elargisca, di accettare di vedere il proprio nome sul web. Oltre ad una rinominata norma anti trasformismo: “La coalizione che si presenta alle elezioni è esclusivamente composta dalle forze politiche che decidono di partecipare alle primarie e che si riconoscono nel perimetro del centrosinistra”.

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Stefàno sottoscrive ma prova a increspare le acque in casa dem: “È singolare che tu Guglielmo sia costretto a chiedere una conferma ufficiale al segretario regionale del Pd. Evidenza di un conflitto di idee tutto interno al partito anche in tema di coalizione”, azzarda, cercando di capitalizzare i malumori democratici. Montati dopo i rumours di contatti con gli alfaniani che il segretario ha provveduto a diradare formalmente. Se non bastasse, di mezzo c’è anche la partita delle Province e, nonostante Elena Gentile abbia tuonato un netto “Il Pd non è un albergo” con accanto Dino Marino - fresco di ricorso contro l’elezione di Francesco Miglio a primo cittadino di San SeveroEmiliano lavora e lancia proprio Miglio, ex Pd, come candidato unitario in quel di Foggia. Non senza chi lo definisca sottovoce ormai “commissario” in Capitanata.

(a.bucci1@libero.it)

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