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Zoosafari di Fasano

Sarebbero venute a mancare parole definitive sulla salvaguardia dei posti di lavoro per i lavoratori locali e inamovibilità degli animali presenti.

Ecco spiegate, in poche parole, le motivazioni che avrebbero portato al nulla di fatto, per ora, dell’intesa tra i  rappresentanti della multinazionale “National Investment Company”, proprietaria della “Shangai Creative City Technology Development”, e l’attuale dirigenza della struttura dello Zoosafari di Fasano (Brindisi).

Il responsabile della comunicazione Gianfranco Delle Rose, responsabile delle trattative durate un anno insieme all’amministratore delegato, Ugo De Rocchi, ha sempre precisato quanto le clausole legate ai posti di lavoro e agli animali della struttura fossero determinanti per il raggiungimento dell’accordo con i compratori, rappresentati da due donne, Kathy Hung Fu e Baoying Liu: “Gli amici cinesi – ha spiegato Delle Rose – hanno cercato in tutti i modi di spiegare che avrebbero rispettato gli accordi, ma non lo hanno voluto scrivere sul contratto in maniera chiara e inconfutabile”.

Delle Rose e una manager in visita a Fasano

Niente accordo, quindi. “Che si debba ricorrere ai licenziamenti per superare i gravi momenti di crisi è un’operazione in uso in tutte le aziende – ha proseguito Delle Rose – ma che si rimpiazzino in blocco collaboratori che per anni hanno rappresentato la più importante risorsa dello Zoosafari, a vantaggio di altri provenienti da tutt’altra parte del mondo, è un’altra cosa".

"Che nel rispetto delle leggi che regolano la materia e nell’ambito degli scambi scientifici che migliorano la qualità della vita delle specie ospitate, ogni tanto ci siano dei trasferimenti nessuno obietta, ma per noi diventerebbe inaccettabile la vendita a fini esclusivamente speculativi anche semplicemente di una capra tibetana”.

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