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PugliaItalia
FdL. Le lettera a Renzi di Cgil, Cisl e Uil

Lettera aperta al

Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Matteo Renzi

 

Egregio Presidente,

                                      non possiamo nascondere il nostro compiacimento per la sua visita in Puglia, ma anche per l’attenzione che Lei riserva al sistema produttivo, a partire dalle eccellenze che in Puglia vanno sempre più emergendo in settori che hanno saputo affrontare e vincere, con il sostegno pubblico, la sfida dell’innovazione e che li rende forti sui mercati internazionali.

                                      Ma la Puglia che Lei trova in occasione del suo viaggio, non è solo quella delle eccellenze, è anche quella delle tante difficoltà aziendali e dei sistemi produttivi territoriali che sono crollati sotto i colpi della crisi e degli effetti della globalizzazione. In quelle aziende e in quei sistemi ci sono migliaia di lavoratori che rimangono aggrappati ad un lumicino di speranza, che Lei potrebbe alimentare se prestasse a loro maggiore attenzione, confidando sulla Sua riconosciuta sensibilità. Noi non ci rassegniamo all’idea che i lavoratori del calzaturiero del Salento o del mobile imbottito della Murgia, debbano continuare a subire l’incertezza non solo del posto di lavoro, ma di non poter vivere da protagonisti e con dignità in un contesto sociale già indebolito. Per difendere i posti di lavoro ed evitare i licenziamenti il sindacato pugliese si è reso protagonista di esperienze coraggiose, con scelte contrattuali che a volte si sono rivelate utili ad evitare la chiusura, come nel caso della multinazionale Bridgestone, in altre neanche quelle sono state sufficienti.

                                      Ecco, Presidente, i lavoratori pugliesi, nonostante le difficoltà, continuano a rivelarsi capaci di guardare al loro futuro senza demordere. Ma hanno bisogno di essere rassicurati e non lasciati soli.  A partire da Taranto, dove i lavoratori pagano un tributo non solo in termini di rischio occupazionale, senza trascurare che almeno cinquemila lavoratori dell’indotto e degli appalti il lavoro lo hanno già perso, ma anche di minaccia per la salute, se in quello stabilimento non si realizzano gli investimenti per ambientalizzarlo. 

                                      Ma questa è anche la regione in cui il sindacato si è battuto con successo per ottenere che la Giunta Regionale, mettesse a disposizione 46 milioni di euro prontamente spendibili, per finanziare l’apertura di cantieri per un “lavoro di cittadinanza” ai disoccupati cronici e a quella platea di 40 mila persone che fino al 2012 risultavano percettori di ammortizzatori in deroga, non più finanziati dal Governo nazionale. Quindi, non assistenza, ma un lavoro Presidente!

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                                      Così come Le chiediamo interventi che riducano le sacche della precarietà. Lo facciamo da sindacato che non rappresenta solo i garantiti, come Lei spesso tende a rimarcare in maniera non solo ingenerosa, ma gratuita. Ma che cerca di assicurare un minimo di speranza in un futuro migliore e con maggiori certezze a circa 500 mila lavoratori che vivono la precarietà in maniera angosciante. Dagli oltre 100 mila braccianti agricoli, alle prese con fenomeni di schiavizzazione del lavoro, ai lavoratori edili, di cui almeno 50 mila sono stati espulsi dal settore per effetto della crisi, ai lavoratori dei call center alle prese col rischio continuo di rimanere coinvolti dalla competizione sfrenata di un mercato sena regole, ai lavoratori degli appalti pubblici, che ad ogni rinnovo vedono assottigliarsi le ore di lavoro. Vorremmo che a Lei non sfuggisse che c’è gente ormai costretta a lavorare per una sola ora al giorno.

                                      A tutto ciò si aggiunge una massa di disoccupati, prevalentemente giovani, in continua crescita. Non guardi solo il dato medio italiano della disoccupazione. Guardi con maggiore attenzione al 20% di disoccupati del sud, fra i quali spicca il dato allarmante dei giovani. Quelli che lavorano sono ormai una esigua minoranza.

 

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                                     Serve il lavoro Presidente! E servono gli investimenti a cui il Governo nazionale non può sottrarsi. Perché sarebbe insensato pensare che il Paese possa perseguire traguardi di crescita a discapito e senza partire dal sud. La Puglia si è data da fare per raggiungere buone perfomance di utilizzo dei fondi strutturali. Ma a Lei di certo non sfuggirà che nel corso degli ultimi anni quei fondi hanno sostituito la spesa ordinaria completamente azzerata. Così, quando l’utilizzo delle risorse europee viene compromesso dai vincoli del patto di stabilità, tutto diventa più difficile. Quei vincoli vanno rimossi Presidente. Per consentire non solo alla Regione, ma anche alle amministrazioni locali virtuose e che hanno i bilanci in attivo di poter spendere e dare lavoro. Vorremmo che si rendesse inoltre conto che se dovesse andare in porto il proposito di ridurre di 10 miliardi il cofinanziamento nazionale dei fondi della nuova programmazione sarà il Mezzogiorno a pagare un prezzo assolutamente insostenibile.

                                      La Puglia ha bisogno di opere pubbliche a sostegno del suo sistema produttivo e di completare quelle già previste. Pensiamo alla portualità, ma allo stesso sistema ferroviario. Abbiamo apprezzato l’impegno del suo Governo per il completamento della Bari-Napoli, ma occorre che Lei sappia che la Puglia e le merci pugliesi non possono fare a meno del potenziamento della linea adriatica, dove il tratto della Lesina-Termoli, ancora a binario unico, rappresenta una strozzatura, che compromette la velocità degli scambi. La Puglia ha bisogno di investimenti per difendere il suo territorio, così apprezzato da flussi turistici importanti e che gli eventi climatici degli ultimi mesi, per ultima la tragedia che ha investito il Gargano, stanno compromettendo.

                                      Ma la Puglia è anche la Regione che, all’interno di un modello di sviluppo consolidatosi negli ultimi 50 anni, ha contribuito in materia notevole all’interesse nazionale sul fronte tanto della siderurgia, che della chimica e dell’energia. Non possiamo sottacere i gravi effetti che mancati controlli e processi industriali non sostenibili hanno avuto sulla salute delle popolazioni. Serve ripensare il modello di sviluppo, ma servono anche le bonifiche Presidente. Taranto e Brindisi non possono più attendere, così come sono irragionevoli i ritardi perché siano spese le risorse già disponibili, magari aggiungendone altre, perché si faccia quello screening alle popolazione dei due territori che meritano l’attenzione e l’impegno del Governo nazionale.     

I Segretari Generali

 

 

CGIL

(Gianni Forte)

CISL

(Giulio Colecchia)

UIL

(Aldo Pugliese)

 

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