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Foggia – “La raffinatezza degli oggetti esposti è l’espressione tangibile e materiale della nostra eredità culturale. Accade che pezzi archeologici illecitamente predati vengano esportati per abbellire i musei d’oltreoceano, per questo vogliamo che questi ritornino nel luogo culturale di origine per fare in modo che esprimano un passato di civiltà. Per molto tempo sono stati i musei stranieri gli utilizzatori finali e terminali di un’attività frutto di depauperamento e saccheggio. E’ un delitto gravissimo mutilare la nostra terra per arricchire i musei stranieri.”

Così il Colonnello Luigi Cortellessa, vicecomandante del Comando Carabinieri Tutela del patrimonio culturale a commento dell’operazione illustrata nella conferenza stampa tenutasi presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Foggia, unitamente al Colonnello Antonio Basilicata.

Operazione denominata “Tombraiders” che ha portato all’emissione di 21 decreti di perquisizione emessi dalla Procura della Repubblica di Foggia nei confronti di persone – 17 foggiani e 4 campani di Salerno e Napoli, metà dei quali risultati pregiudicati per gli stessi reati – ritenute responsabili dei reati di ricettazione, ricerche archeologiche non autorizzate ed impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato.

L’attività di indagine, condotta dai Nuclei di tutela del patrimonio culturale di Bari e Napoli ha portato al sequestro e recupero di 548 reperti archeologici, 340 monete in argento e bronzo, e anelli incastonati di pietre preziose per un valore molto approssimativo superiore ai 100 mila euro.

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Nel 2012 sono state denunciate 125 persone per reati contro il patrimonio, possesso illecito, e ricettazione. 32 sono stati gli scavi illeciti effettuati solo nella Provincia di Foggia.

A questi si è aggiunto il sequestro di strumentazione usata per il recupero illecito dei beni archeologici: 4 metal-detector compresi di due parti di ricambio, spilloni a forma di “T” per individuare necropoli, e luoghi di sepoltura, oltre a geo-radar per studiare la stratigrafia del terreno.

“Gran parte degli scavi – spiega Stefania Michelange, comandante del Nucleo di Bari – venivano fatti a mano, ma anche con mezzi meccanici che finivano per danneggiare irrimediabilmente le tombe.”

“Tombraiders” è nata dalle continue segnalazioni di scavi clandestini pervenute nell’ultimo anno e dalla conseguente esigenza di contrastare il fenomeno del trafugamento di importanti reperti archeologici, testimonianze degli antichi insediamenti del IV – V sec. a .C in Puglia e soprattutto nell’area foggiana, culla della cultura dauna.

“In particolare – ricorda il comandante Michelange – attraverso più informazioni incrociate, comprese quelle di natura giornalistica, siamo stati in grado di fermare persone in flagranza di reato nei territori tra Ordona, Orta Nova, Ascoli Satriano, e Stornarella. I beni archeologici recuperati sarebbero confluiti in ordine a un referente foggiano, e uno campano.”

necropoli

“Questi oggetti – ha aggiunto Cotellessa – erano destinati quasi tutti al mercato del collezionismo interno. Resta infatti da registrare una diminuzione dei reati contro il patrimonio dei beni culturali, rispetto aglianni ’70 in cui città come Roma, Viterbo, e la stessa Foggia sono state massacrate e predate sotto questo aspetto. Questo risultato si è reso possibile grazie all’attività di prevenzione operata del Nucleo a tutela del patrimonio pubblico, insieme all’attività fondante delle articolazioni dell’Arma territoriale.”

“Senza di loro – conclude il colonnello – non potremmo percepire, intuire, monitorare, ed intervenire.”

Il fenomeno delle archeomafie che emerge dall furto di opere d´arte e di reperti archeologici provenienti da un museo o da uno scavo clandestino, è solo il primo di una lunga serie di passaggi che, attraverso il mercato clandestino, porta queste opere nelle mani di spregiudicati collezionisti o curatori di musei.

Se il primo passaggio del furto di opere d'arte può essere improvvisato da tombaroli isolati, o allo sbaraglio, i passaggi successivi, l´esportazione clandestina delle opere d’arte e dei reperti archeologici e il loro inserimento in circuiti di vendita internazionali, presuppongono una rete criminale ben strutturata, capace di gestire questi traffici a più livelli, da quello locale a quello internazionale, di far perdere le tracce della provenienza illecita delle opere e di attuare il loro decisivo passaggio dal mercato clandestino a quello “legale”.

Questa rete, soprattutto in zone come l´Italia centro-meridionale, che sono al tempo stesso tra le più ricche del Mediterraneo dal punto di vista del patrimonio culturale, ma anche tra le più soggette ad un capillare controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, non può che essere gestita da organizzazioni criminali di stampo mafioso, le cosiddette “archeomafie”.

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