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Forza Italia. Note di commento - Deliberazione della Corte dei Conti

FORZA ITALIA

COORDINAMENTO CITTADINO

BARI GRANDE CITTA’

 

NOTE DI COMMENTO ALLA

DELIBERAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI N. 208 DEL 6 nov. 2014

La Corte dei Conti nell’adunanza pubblica del 6 novembre u.s. ha adottato la deliberazione n. 208/PRSP/2014 con la quale ha sottolineato alcune criticità riscontrate nel rendiconto del Comune di Bari relativo all’esercizio 2011.

Giova ricordare, in premessa, che a seguito della relazione inviata alla Corte dall’Organo di revisione del Comune di Bari e relativa al rendiconto 2011, il Magistrato istruttore aveva richiesto nel luglio 2014 al Sindaco e all’Organo di controllo alcuni chiarimenti. Il Comune ha provveduto a rispondere ai quesiti un data 29 settembre 2014 a mezzo lettera sottoscritta dal Sindaco, mentre l’Organo di Controllo non ha dato seguito alla richiesta.

Dall’esame della documentazione aggiuntiva il Magistrato ha ritenuto che la stessa non fosse sufficiente a giustificare le criticità riscontrate, ed ha pertanto convocato il Comune per meglio chiarire le anomalie riscontrate.

In data 30 ottobre il Comune ha inviato i chiarimenti richiesti ma dalla lettura delle memorie illustrative, chiariti alcuni aspetti, il Magistrato ha confermato le criticità riscontrate al primo esame e che di seguito si evidenziano.

a) Tardiva approvazione del rendiconto 2011.

Il Comune di Bari ha approvato il rendiconto 2011 in data 7 giugno 2012 in ritardo rispetto al termine previsto dagli art. 151 e 227 del Tuel ( 30 aprile 2012 ). Anche i rendiconti relativi agli esercizi 2010, 2012 e 2013 risultano approvati dall’ente oltre i termini previsti dalla legge.

L’ente ha giustificato il ritardo affermando che alcuni uffici hanno terminato in ritardo l’attività di riaccertamento dei residui.

Nella sua relazione la Corte afferma “..Anche senza considerare che il ritardo rilevato è addebitabile comunque all’ente e che l’attività di riaccertamento condotta risulta insufficiente, trattasi di una giustificazione che comunque non può essere accolta in base alla disciplina vigente. Peraltro l’approvazione del rendiconto è un adempimento ricorrente, tutt’altro che imprevedibile e con una scadenza fissa stabilita dalla legge”.

In base alla nuova disciplina introdotta dal D.L. 174/2012, a partire dal 2012 è prevista la possibilità di scioglimento dell’organo consiliare nel caso di mancata approvazione del rendiconto entro i termini stabiliti dalla Legge.

b) Superamento di n.2 parametri di deficitarietà strutturale .

Dall’ esame dei parametri previsti dal D.Lgs 267/2000 per accertare lo stato di deficitarietà strutturale , la Corte nella sua relazione ne individua due per i quali il Comune nel 2011 ha superato i limiti prescritti.

Si tratta di:

- Residui Passivi del Titolo I

- Procedimenti di esecuzione forzata

Per quanto riguarda il primo punto, il Comune presenta un eccessivo carico di debiti di parte corrente da pagare e derivanti da impegni di spesa assunti negli esercizi precedenti al 2011. Questo parametro, si legge nella relazione , risulta costantemente superato negli esercizi dal 2008 al 2013 , a dimostrazione di una cronica lentezza dell’ente nelle procedure di pagamento , confermata dal tempo medio  nel 2013 ( 79 giorni in luogo dei 30 previsti dalla Legge ), ed in presenza di debiti certi, liquidi ed esigibili non pagati ( alla data del 31/12/2013 per € 7.386.453,69 ).

Con riferimento al parametro dei procedimenti di esecuzione forzata il mancato rispetto dello stesso è dimostrato dalla presenza di procedimenti di esecuzione forzata di importo eccessivo, da addebitare alla lentezza con la quale il Comune procede ai pagamenti e che induce i creditori ad avviare le attività di recupero.

c) Residui passivi del Titolo II finanziati con indebitamento e non movimentati.

 Rappresenta senza dubbio una delle criticità che evidenziano la carenza di pregettazione da parte dell’Ente.

Alla data del 31/12/2011 erano presenti nel bilancio del Comune di Bari n.36 residui passivi del Titolo II ( spese in conto capitale ), finanziati con indebitamento e non movimentati da oltre due esercizi e per i quali non vi era stato neanche l’affidamento dei lavori.

Praticamente a fronte di 36 mutui accesi alla data del 26 settembre 2014 , per 18 mutui non vi è stata alcuna movimentazione, e soltanto per 3 di essi c’è stato solo l’affidamento lavori. Dall’elenco fornito dall’ente, rileva la Corte, vengono pagati interessi per 15 mutui concessi negli anni 2006,2007,2008 e 2009 per i quali manca perfino l’affidamento dei lavori. La Corte rileva altresì che alcuni mutui concessi nel 2004 sono stati oggetto di movimentazione solo a partitre dal 2012.

Gli interessi pagati nel 2011 ammontano ad € 850.227,00  dei quali           € 209.947,00 corrispondono ai 18 mutui non ancora movimentati.

Alla data del 30/06/2014 per questi 18 mutui non movimentati gli interessi pagati sono di € 355.742,00 comprensivi dei 209.947,00 già indicati.

Appare evidente che tale gestione configura in assenza di qualsiasi utilità, la fattispecie di danno erariale.

Una più seria programmazione avrebbe potuto in tutti questi anni risolvere una serie di carenze delle quali la nostra città soffre ancora oggi.

d) Scarsa riscossione delle entrate da recupero dell’evasione tributaria.

Anche in quest’ambito il lavoro dell’Amministrazione è valutato criticamente. Il risultato dell’attività di recupero dell’evasione (accertamenti predisposti nel 2011 per oltre 11 milioni di euro), ha prodotto scarsi risultati dal punto di vista della riscossione. Infatti a distanza di tre anni il Comune deve ancora riscuotere oltre 6 milioni di euro a quali vanno aggiunti i residui derivanti dall’attività di recupero effettuata prima e dopo il 2011.

Tale dato, trattandosi di crediti ormai di dubbia esigibilità, altera parzialmente l’attendibilità del risultato di amministrazione e potrebbe alterare l’equilibrio di parte corrente e il computo del rispetto del patto di stabilità e , nel futuro, esporre l’ente al rischio di non poter procedere ai pagamenti nei tempi dovuti, già oggi effettuati oltre i termini di legge.

e) Gestione dei residui, risultato di amministrazione e situazione di cassa.

Anche l’analisi della gestione dei residui finanziari, fondamentale ai fini della verifica dell’attendibilità del risultato finanziario, presenta una situazione preoccupante.

Per previsione di Legge annualmente l’ente deve puntualmente verificare la possibilità di mantenere ciascun residuo, mantenendo un comportamento prudente ed evitando di conservare crediti inesigibili, controversi o di dubbia esigibilità.

Il risultato di amministrazione dell’esercizio 2011 ( € 134.852.205,68 ) è sicuramente inficiato dalla presenza di molti residui attivi anche di parte corrente, se è vero che la Corte afferma che “…Molti residui attivi risultano vetusti in quanto di anzianità superiore ai 5 anni e , talvolta, addirittura risalenti al secolo scorso.”.

Per previsione legislativa questa posta deve essere sottoposta ad una puntuale verifica da parte degli amministratori e dei revisori, in quanto la riscossione degli stessi, normalmente, è tanto più difficile quanto più remoti nel tempo sono gli accertamenti che hanno determinato il residuo attivo. Secondo il principio contabile n.360 in presenza di residui attivi remoti è necessario vincolare l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione al loro effettivo realizzo. Inserire nel rendiconto di un ente residui attivi inesigibili è contrario ai principi di certezza, veridicità ed attendibilità del bilancio e rende la situazione finanziaria dell’ente solo apparentemente migliore di quella reale.

Pertanto il mantenimento in bilancio di tali poste deve essere puntualmente motivato al fine di garantire l’attendibilità del risultato di amministrazione.

Si tratta di importi di considerevole entità e risalenti, a titolo esemplificativo, al 1998 € 475.076,86 per Iciap per € 728.183,40 per concessioni edilizie, al 1999 per € 256.003,61 per imposta pubblicità e per € 580.904,29 per Tarsu,  e per € 861.312,90 per concessioni edilizie, etc etc. etc.

Vi è di più, la Corte sostiene che l’incapacità di riscuotere dell’ente risulta in via di consolidamento, infatti nel 2013 il Comune ha superato anche il parametro di deficitarietà strutturale n.2 relativo ai residui attivi di nuova formazione. I residui attivi relativi alle entrate tributarie passano dai 152 milioni di € del 2011 a 203 milioni  nel 2013.

Altra criticità rilevata dalla Corte in materia di gestione dei residui è rappresentata dalla presenza, nel rendiconto 2011 di residui passivi del Titolo II per oltre 352 milioni euro largamente superiore ai residui attivi dei Titoli IV e V che cifrano 208 milioni di euro, dato che permane anche nel rendiconto 2013.

In sostanza i debiti per spese in conto capitale ( es.lavori pubblici) sono di importo molto superiore ai crediti da riscuotere a vario titolo.

La differenza, circa  144 milioni di euro, è notevolmente superiore al fondo cassa al 31/12/2011 che ammontava ad circa 93 milioni euro.

Quindi il notevole importo di fondo cassa presente al 31/12/2011 non deriva da una situazione virtuosa , ma dalla presenza di lavori , finanziati da entrate già riscosse, ma non ancora pagati.

Tale squilibrio permane, a detta della Corte , anche nel rendiconto 2013.

La Corte sollecita il Comune e l’organo di revisione ad una puntuale verifica dei residui attivi e passivi presenti in bilancio al fini di evitare futuri rischi di liquidità.

d) Servizi conto terzi

Preliminarmente è opportuno chiarire che le entrate e le spese relative ai servizi conto terzi rappresentano per l’Ente , al tempo stesso un credito e un debito. Sono in sostanza partite di giro, somme da incassare e pagare e per le quali non deve sussistere alcun rischio per il bilancio dell’ente.

Sono tassativamente previste dal DPR 194/1996 e quindi l’Ente non può derogare a quanto previsto per evitare di alterare il risultato contabile.

In questo conto devono essere iscritte solo quelle operazione che l’ente pone in essere non per realizzare un proprio fine istituzionale, ma quelle compiute per conto di altri soggetti, in assenza di qualsiasi discrezionalità e autonomia decisionale dell’ente stesso. Ad esempio non possono essere contabilizzate nei servizi conto terzi le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese sostenute dal Comune  per l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza, nella sua veste di titolare di specifiche funzioni amministrative in materia di protezione civile. In definitiva riguardano tassativamente:

a) le ritenute erariali, ad esempio le ritenute d’acconto IRPEF ed il loro riversamento nella tesoreria dello Stato;

b) le ritenute previdenziali, assistenziali o per conto di terzi effettuate al personale (ritenute sindacali o cessioni dello stipendio) ed il loro riversamento agli enti previdenziali ed assistenziali;

c) i depositi cauzionali, ad esempio su locazioni di immobili, sia quelli a favore dell’ente sia quelli che l’ente deve versare ad altri soggetti;

d) il rimborso dei fondi economali anticipati all'economo;

e) i depositi e la loro restituzione per spese contrattuali;

f) le entrate e le spese per servizi rigorosamente effettuati per conto di terzi.

Ciò premesso, nel rendiconto 2011 del Comune di Bari la Corte rileva una serie di voci inserite tra le “altre per servizi conto terzi” che nulla hanno a che vedere con le prescrizioni normative e per le quali il Comune non è stato in grado di fornire adeguate giustificazioni. Si tratta, tra le altre, di spese per anticipazioni telefoniche degli amministratori, anticipazioni spese legali e giudiziarie etc.etc.

E’ opportuno precisare che tale comportamento costituisce una violazione delle norme giuridiche, a prescindere dalla ricorrenza nella fattispecie di finalità o conseguenze elusive, e potrebbe comportare l’applicazione delle apposite sanzioni previste dalla legge.

Questo errato comportamento è ulteriormente confermato dal fatto che mentre per previsione di legge le due poste dovrebbero essere equivalenti, dalla documentazione trasmessa dal Comune la Corte rileva una differenza di circa 9 milioni di euro tra i residui attivi e quelli passivi per spese conto terzi relativi agli esercizi 2006 e precedenti.

Anche in questo caso la Corte ha sollecitato una puntuale verifica da parte degli amministratori e dei revisori al fine di evitare per il futuro di inserire in tali conti delle voci non previste.

f) Organismi partecipati

In questo caso la Corte constatato che molti organismi partecipati dal Comune hanno presentato perdite anche considerevoli sollecita l’ente  e l’organo di revisione a procedere ad un attività di ricognizione e di valutazione delle partecipazioni.

dAmbrosio Lettieri5
 

Gli interventi correttivi che la Giunta Decaro e la maggioranza che la sostiene proporranno al Consiglio per risanare le gravi criticità emerse nell’analisi fatta dalla Corte dei Conti e per adeguarsi alle sue severe e inappellabili determinazioni saranno valutate ben presto in Consiglio Comunale.

Non è difficile immaginare che i costi di tali interventi correttivi ricadranno sui cittadini baresi chiamati a ripianare di tasca  propria (anche) i danni derivanti dalla decennale gestione economica dell’Amministrazione Emiliano.

Oggi, ciò che più mortifica è l’abile e perversa capacità che l’Amministrazione Emiliano ha avuto nel rappresentare alla comunità cittadina una realtà profondamente diversa dalla verità.

Questa è la storia di un inganno che lascia sgomenti e desolati. Questa è l’immagine di una politica che si presenta col volto peggiore di se stessa e che allontana la Speranza di pacificare il rapporto tra eletto ed elettore. Questa è la storia di un degrado che va ben oltre il deficit economico e le cui devastanti ricadute sociali, etiche e culturali interrogano chiunque abbia a cuore le sorti di questa Città.

Antonio Decaro si assuma le responsabilità e dica a Bari e ai baresi la Verità sul bilancio e sul resto!!!

Tra “Premi Oscar” per il bilancio e posti d’eccellenza nelle graduatorie nazionali sull’efficienza e la vivibilità di Bari, Michele Emiliano ha raccontato la storia di una Città che non c’è e di un primato di buona amministrazione che viene inesorabilmente smentito dalla Corte dei Conti.

ORA GIRIAMO PAGINA E RIPARTIAMO DALLE MACERIE!

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