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Operai Natuzzi

Bari - "Attenti - avverte la Filca Cisl Puglia - a non farsi troppe illusioni". Un avvertimento, quello del sindacato, che suona quasi come un eufemismo: gli operai della Natuzzi, come molti altri nel settore industriale pugliese,  hanno imparato il messaggio sulla propria pelle. La danse macabre tra buone notizie e cattive, riprese e retrocessioni, nuove speranze e, ancora una volta, bagni di pragmatismo hanno stemperato le visioni, perfino le più rosee. L’unica certezza, ad oggi, le 1.726 persone che dal 15 ottobre saranno messe fuori dall’azienda e dal mercato del lavoro.

Le precedenti operazioni di salvataggio della Natuzzi hanno portato ad un niente di fatto? Il problema va (ri)analizzato sotto un altro punto di vista, stando alle parole dei sindacati. Conservando la sottile speranza del rientro in Italia, dalla Romania, di alcune linee produttive. Se dal 12 settembre, infatti, ripasserà dal via la trattativa tra sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) e proprietà – riscaldando i motori per un giro preparatorio il 5 dello stesso mese, grazie ad una riunione organizzativa -, l’ipotesi di un rientro in Italia della produzione Natuzzi attraverso una linea di produzione di divani, “Italsofa”, destinata ad Ikea, sarebbe sempre più papabile.

Ikea

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"Lo spostamento delle lavorazioni a basso costo dalla Romania all'Italia era dentro gli accordi firmati due anni fa - spiega il segretario della Filca Cisl Puglia, Enzo Gallo - ma non è stato mai attuato”. Una via d’uscita, quindi, ma dallo scarso appeal agli occhi della Natuzzi e dell’Ikea stessa. Le aziende, infatti, producono attualmente divani di bassa gamma in Romania per una precisa ragione: il costo del lavoro, in quel settore d’Europa, è notoriamente più basso che in Italia. Ci sono minori aspettative, il costo della vita è più basso e le richieste dei sindacati, per usare un’espressione cara al patron di Eataly Farinetti, non hanno quel retrogusto “medievale”. “La vertenza è ancora tutta aperta - prosegue Gallo - bisogna lavorare per trovare una via d'uscita che passa attraverso la diversificazione della produzione. C'è tutto il settore casa, quello living e dei complementi d'arredo che può creare nuove opportunità grazie anche ai soldi dell'accordo di programma".

Natuzzi(2)

"Una delle idee emerse duranti i tavoli di trattativa  -  ragiona il segretario della Fillea Cgil Puglia, Silvano Penna  -  era abbassare il prezzo del prodotto Natuzzi e proporre 20 nuovi modelli che, con costi più bassi, avrebbero raggiunto maggiori volumi di vendite. C'era l'ipotesi di portare volumi dalla Romania in Italia e far lavorare persone che, così, non dovrebbero essere licenziate: su questo era stata manifestata una disponibilità ma solo come fatto transitorio, fino a che non l'azienda non si riesce a riposizionare sul mercato. Altra proposta emersa nel corso dei confronti era la reingegnerizzazione complessa del prodotto rumeno per la creazione di una seconda linea a basso costo italiana. Siamo, però, solo nel campo delle ipotesi".  La soluzione Ikea, comunque, non andrebbe a soddisfare tutti: più di mille persone su 1.726 sarebbero lasciate fuori dalla trattativa. Anche per questo motivo si sta cercando di vestire la proposta delle condizioni più favorevoli possibili per l’azienda: si parlerebbe, infatti,  di un contratto per i dipendenti con 92 centesimi in meno sul costo al minuto per ogni lavoratore.

E per i restanti lavoratori? Una possibilità sarebbe quella della richiesta di una cassa integrazione finalizzata al raggiungimento di un accordo, per riorganizzazione complessa, della durata di massimo 5 mesi. Questione di pochi giorni, intanto, e 750 lavoratori torneranno a lavorare. Gli altri a casa, in attesa di risposte.

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