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Famiglia Riva

Le cattive notizie continuano a travolgere Taranto? Dopo solo alcuni giorni dall’annuncio dei 1400 lavoratori del gruppo Riva dichiarati in esubero da 13 società, dopo l'ultimo sequestro effettuato dalla Guardia di Finanza su provvedimento del gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva, pare arrivare una nuova stangata. Secondo diverse testate giornalistiche il gruppo Riva in una nota inviata ai fornitori avrebbe spiegato: ''Allo stato non siamo nelle oggettive condizioni di provvedere ad alcun pagamento. Ne discende che sono destinati a rimanere sospesi anche i pagamenti in vostro favore. Infatti, l'effetto del sequestro sottrae all'azienda la disponibilità degli impianti, determina il blocco dell'attività bancaria ed impedisce di provvedere al ciclo dei pagamenti''. L'Ilva, però, respinge le accuse ed interrogata a tal proposito precisa ''di non aver sospeso e di non aver intenzione di sospendere i pagamenti propri e delle proprie controllate verso i fornitori che proseguono quindi con la consueta regolarità''.

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Riva

Ed il vertice a Palazzo Chigi tra i responsabili del gruppo siderurgico ed il governo Letta? Riva Acciaio ha dichiarato di essere “pronta ad avviare un dialogo con il custode giudiziario per verificare se sussistano le condizioni per una ripresa delle attività produttive nei propri stabilimenti". ''La via di uscita alternativa a Riva – propone il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - è Saccomanni''. Secondo Angeletti ''i commissari anche quando si comportano bene allungano il brodo, rinviando solo il momento del redde rationem''. La Fiom intanto, attraverso la voce del segretario Maurizio Landini, chiede al governo di fare un provvedimento per commissariare tutte le attività del gruppo Riva: ''Il governo come ha fatto con l'Ilva, dovrebbe commissariare tutte le attività del gruppo''.

Presidio lavoratori Om

Om, denunciati operai protagonisti del presidio-protesta. “Se ci vogliono denunciare perché stiamo difendendo il nostro posto di lavoro ne faranno altre perché noi lotteremo fino alla fine per garantire un futuro alle nostre famiglie. A tutte quelle persone che hanno aiutato l'azienda in questa pagliacciata una sola parola… vergognatevi”. Affaritaliani.it aveva parlato di questa possibilità a luglio, quando a rincorrersi erano unicamente voci di corridoio, ed ora l’eventualità è certezza: la Kion ha citato in giudizio 29 operai della Om Carrelli Elevatori, davanti al giudice del Lavoro del Tribunale civile, colpevoli, secondo l’azienda, di aver presidiato i cancelli dello stabilimento barese, rendendo così impossibile il prelevamento dei quasi 300 carrelli, del valore di circa 10 milioni di euro.

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Nuovamente nell’occhio del ciclone, inoltre, il modus operandi dei lavoratori membri del presidio: ad essere criticato, dai dirigenti Kion, l’atteggiamento “violento” da parte degli operai nei confronti dei camionisti incaricati del trasporto dei carrelli e della strumentazione, presenti nello stabilimento Om. Gli operai, intanto, continuano a rispedire al mittente le accuse ribadendo di “non avere nulla da temere” e di aver esercitato unicamente “il diritto innegabile di difendere il proprio lavoro, sempre n maniera pacifica”. Michele Rizzi, Alternativa Comunista, promette: “Nessuno tocchi gli operai dell'Om Carrelli di Bari! Le lotte non si arrestano”. “Dato che conoscete anche i nostri nomi – chiedono i membri di Rivoltiamo la precarietà, accanto ai lavoratori dal primo giorno - denunciateci tutte e tutti”.

Natuzzi(3)

Vertenza Natuzzi, nuovo incontro al Mise. “Abbiamo modificato – spiega Paolo Acciai, voce della Filca Cisl - il calendario che era stato impostato nel precedente incontri. Abbiamo stabilito altre due riunioni, in sede ristretta, il 24 e 25 settembre e quella plenaria alla presenza del sottosegretario, probabilmente il 3 ottobre. In quell’occasione  dovrà già essere stata stilata - prosegue - una bozza di accordo che possa dare soluzione a questi esuberi”.

Acciai ha riferito della presentazione, da parte dell’azienda, di un progetto in Italia che preveda il reinserimento dei lavoratori. Le soluzioni a disposizione, quindi, sarebbero due: la prima considererebbe di proseguire la procedura di mobilità, “anche se c’è il mancato accordo”, mentre la seconda sarebbe “quella di individuare tutti insieme ipotesi, con la garanzia del ministero come istituzione che impegna l’azienda a rispettare ciò che afferma al tavolo, per procedere ad un ricollocamento della maggior parte dei lavoratori”.

Le ipotesi sul tavolo, quindi, sarebbero diverse: dalla Romania potrebbero arrivare commesse in grado di assorbire nell’immediato 500 unità e altre 200 nel 2018. La ricollocazione, insomma, andrebbe a coinvolgere 700 lavoratori. E gli altri 1000? Su di loro il discorso in atto sarebbe più complesso, quello ossia di un “incentivo all’esodo”. Si parlerebbe di diecimila euro circa.

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