Messa da parte la grande soddisfazione per la scelta di Lecce nella ristretta lista di sei candidate italiane per la nomina di Capitale Europea della Cultura 2019, occorre fare qualche necessaria riflessione.
Fatto il doverosissimo plauso alla sempre più sorprendente amministrazione guidata da Paolo Perrone, sindaco che non a caso è stato due volte scelto come il più amato d’Italia, che in pochi mesi, e senza l’appoggio di nessuno, se non quello della città di Brindisi, ha saputo lavorare alacremente per portare la propria città a giocarsi una sfida importantissima per il futuro della città e della Regione tutta.
Quasi nessuno ammettiamolo credeva che la piccola Lecce avrebbe sconfitto colossi come Venezia o come Palermo, considerando anche il poco tempo a disposizione. Forse neppure la Regione lo credeva ( qualcuno maliziosamente potrebbe aggiungere anche dire lo sperava) che si sarebbe riusciti in questa impresa. Ma ora nulla o quasi è stato fatto.
Bisogna infatti sempre fare i conti con una agguerritissima schiera di concorrenti, a cominciare dalla conosciutissima Siena, che dopo i problemi con Mps spera che questa occasione possa rilanciarla. Per non parlare della splendida Matera, che sembra avere i favori del pronostico, secondo i si dice dei soliti bene informati. Ma non si può certo dimenticare Perugia e Assisi, culla della cristianità, o Cagliari con la giunta Sarda pronta ad appoggiare il capoluogo fin dal primo momento, o ancora Ravenna, conosciuta da tutti per il suo patrimonio storico culturale e per la peculiarità di ospitare la tomba di dante Alighieri.
Ma Lecce ha tutte le carte in regola per giocarsi la partita fino in fondo, a partire dal bellissimo progetto di Eutopia, presentato in sede di commissione. La sua bellezza barocca, la sua freschezza, la sua posizione strategica fra due mari, e come porta fra oriente ed occidente sono sicuramente dei punti a favore della meravigliosa citta salentina. Ma tutto questo ovviamente non basta, occorre una vera mobilitazione da parte di tutti a cominciare dalla Regione, che solo all’indomani della bella notizia, ha assicurato tramite il suo assessore Godelli la piena adesione all’iniziativa. Ma alle parole vanno fatti seguire i fatti, sotto forma di interventi strutturali e di aiuti economici. Non basta infatti promettere e mettere il proprio patrocinio, ma occorre anche investire nel progetto, che oltretutto come sembra dovrebbe essere anche un investimento piuttosto fruttifero.
Essere nominati capitale della cultura, infatti, ha portato secondo recenti stime ad affermare che per ogni euro investito ci sarebbe un ritorno di circa 7,5 euro in termini di ricadute economiche sul territorio. Senza contare la visibilità a livello internazionale che darebbe una simile candidatura alla città , che da sempre deve combattere con un provincialismo di fondo comune un pò a tutta la Regione, che solo negli ultimi anni si è cominciato a superare con politiche di promozione a marketing che hanno fatto del Salento una delle mete turistiche preferite dagli italiani.
Si deve continuare su questa via sviluppando di concerto con i cittadini e le istituzioni tutte, il progetto inserito nel bid book di Berg, direttore artistico e creativo, che non a caso spesso, in passato, si è lamentato di scarsa attenzione da parte della città e dei mass media. Anche perchè proprio questa occasione potrebbe rappresentare il definitivo lancio a livello turistico culturale ed artistico di un città e di una provincia meravigliose.
Ma di questo fatto ovviamente ne beneficerebbe tutta la Regione e non solo una parte. I campanilismi in questo momento vanno messi da parte e tutta la Regione, a cominciare proprio da Taranto, sconfitta alle preselezioni deve fare sentire tutto il proprio appoggio a Lecce. Mai come in questa occasione sembra valere il detto che l’unione fa la forza.
