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PugliaItalia
Palmisano Leo

È da un po’, da quando ho cominciato a tenere una rubrica sulle mafie di Puglia su www.sulromanzo.it, che trovo sempre più interessante l’infittirsi dei rapporti tra malavita e politica nella nostra regione. Non si tratta ancora di una relazione organica con i partiti, quanto, piuttosto, di contatti tra interessi parassitari che vogliono gradualmente esaurire risorse pubbliche e morali.

Non è difficile scovare i politici contigui agli ambienti criminali, basta cercare forti concentrazioni di voti nelle sezioni dove è certa la presenza delle famiglie di mafia. Nei comuni della Murgia, a Bari come a Bitonto, ad Andria e Barletta, e a salire fino a Foggia e Cerignola o a scendere fino a Fasano, Ostuni, Carovigno, Mesagne, Brindisi, Nardò e Lecce, ci sono esponenti politici che si sono giovati della rete messa su dalla criminalità negli anni e nei decenni per instaurare un rapporto di dominio con il territorio.

Ma sono anche altri gli indizi che mostrano la capacità persuasiva delle mafie verso la politica. Ci sono pezzi di litorale brindisino dove l’amianto e il materiale di risulta occupano perfino le spiagge. Ci sono terre del Salento dove il fotovoltaico è stato messo a terra da criminali ora sotto processo. Ci sono comuni della provincia di Bari – come Turi - dove vengono sequestrati per mafia cantieri per quasi cento milioni di euro.

Tutto nel quasi più assordante silenzio di troppi amministratori. Laddove prevalgono relazioni sinallagmatiche, di scambio di supporto, qualcosa si muove nel sottosuolo del malaffare per poi emergere come miasma, veleno che soffoca interi comuni col cemento, coi rifiuti, con la frode, con l’appalto per la mensa o per la sanità.

Comuni dove, come ci informa chi agisce per reprimere le mafie, i redditi consumati sono sovente più alti di quelli dichiarati e i consumi ostentati ne sono una percepibile testimonianza. Per tanti questo può apparire normale, ancor più adesso che la debolezza dei partiti è fatto conclamato e pubblico, ma così non deve essere. Mi preoccupa la tollerata permeabilità dei partiti a certi modi di fare e a certe figure dal consenso oscuro o chiacchierato. Una tolleranza socialmente diffusa che mi spaventa perché predispone all’assoggettamento e alla paura.

È intuitiva la debolezza dei partiti di fronte all’assalto dei grandi portatori di voti, persone spesso poco note ai cittadini comuni ma prossime ai sistemi oscuri del potere criminale. Uomini anche giovani che hanno dalla loro l’esercizio della circolazione del denaro o della convergenza d’interessi, nascosti dietro il paravento di imprese o di imperi economici familiari ereditati e di dubbia provenienza.

Ma stiamo attenti, accanto ad essi ci sono colletti bianchi che formano tutto un sistema borghese mafioso che vive nel sottogoverno, nelle amministrazioni pubbliche, nelle aziende private, nelle università e nella sanità, e che soppianta a volte i vertici per farsi vertice a sua volta o per favorire qualcun altro nel triste gioco della costruzione delle piramidi del potere pubblico e privato.

Dunque, se compito dei partiti è quello di espellere o tenere fuori questi politici dalle proprie fila, è necessario altresì che la cittadinanza attiva proceda nella diffusione sempre più capillare di un senso antimafioso e anticlientelare. Non contro i partiti, ma con loro, per riconciliare vita pubblica e meritocrazia, soprattutto nella denuncia, con la pratica della selezione fondata sulla conoscenza dei fatti, dei territori e sulla costruzione partecipata delle buone pratiche.

Siamo su un nuovo fronte di battaglia civile e politica che deve vedere tutti impegnati nella rinuncia alla costruzione ed al mantenimento del consenso attraverso pratiche discutibili che rafforzano il reticolo pre-mafioso e rischiano di strangolare i comuni pugliesi. In fondo si tratta di praticare precisi orientamenti di valore, di dare una direzione differente alla politica e di irrobustirsi assumendo dosi massicce di antiparassitari che non facciano appassire, almeno in Puglia, il seme della civiltà democratica.

Tags:
mafiapoliticapermeabilitàpugliapartiticonsenso
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