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Primarie, Vendola incorona Stefàno: “Ti affido tanti figli quanti i pugliesi”

Bari – Si chiude con l’abbraccio tra Dario Stefàno e Nichi Vendola l’ideale passaggio di consegne del Rivoluzionario Gentile: “Caro Dario, governare è come essere padre di famiglia e sono certo che lo farai con la stessa cura con cui sai essere padre, ti affido tanti figli quanti sono i pugliesi. Fanne buon uso”, si congeda il Governatore, visibilmente emozionato. La corsa del senatore salentino alla poltrona più alta di Lungomare Nazario Sauro comincia dove finiscono i dieci anni del Masaniello terlizzese e senza gli scossoni promessi da Emiliano: “Nichi ha saputo recuperarmi ai valori che sono nel mio Dna e ci ha indicato la strada. Noi dobbiamo essere in grado di governare questo percorso e portare la Puglia ancora più avanti”, gli tributa il suo ex assessore.

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Nel palazzetto del Cus Bari ci sono tutti i compagni di viaggio a tirargli la volata. Dal capogruppo regionale Losappio al collega consigliere Laddomada, della “Puglia in Più”, passando per il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, il parlamentare Arcangelo Sannicandro e gli assessori Nardoni e Caroli. La strada è tutta in salita e Vendola lo sa: il Gladiatore ha imbarcato anche un vecchio leone della prima repubblica come Claudio Signorile per fare quadrato sul fronte socialista e rischia di sottrargli l’asse con un pezzo da novanta come Onofrio Introna, mentre a Brindisi e Taranto più di uno dei suoi ha dichiarato apertamente che sosterrà il segretario Pd.

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Senza contare i malumori di chi avrebbe preferito una convergenza larga su Guglielmo Minervini. Nichita il rosso, però, promette di non mollare le armi fino alla fine: “Con Dario abbiamo preso una Puglia che non esisteva neppure sulla cartina geografica e ne abbiamo fatto un brand di qualità, una meta desiderata. Governare non è stare sulla cresta dell’onda o avere la battuta pronta”, ne approfitta per una stilettata, “è costruire bellezza e andare nella profondità dei problemi”. “C’è chi ci vuole con l’anello al naso, pronti a svendere la nostra terra a chi ci porta un pacco di soldi o delle perline, come nella capanna dello Zio Tom, c’è chi crede che un tubo sia più importante della cultura e della storia, per queste cose – Dario – devi lottare”, scandisce con la voce quasi rotta, dopo le polemiche degli ultimi giorni.

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Stefàno si racconta in camicia bianca, ricorda lo stesso ingresso in Giunta regionale che l’ex Sindaco di Bari aveva addebitato in un tweet a Pierferdinando Casini e parla di agricoltura, delle battaglie a Bruxelles sul vino rosato, di lavoro. E di Politiche della Salute, in piena bufera sui ticket per i day service ospedalieri: “Il premier Renzi ha detto che il rilancio della siderurgia nazionale è fondamentale. Io mi sento di precisare che il risanamento ambientale di Taranto lo è di più”, azzarda, lanciando i comitato in giro per il Tacco. Emiliano il male minore, citando D’Alema? Dario – come campeggia nella nuova grafica - non pare affatto d’accordo: “Abbiamo il tempo per continuare a incontrare le persone e i territori, incrociare gli sguardi, ascoltare le proposte, recepire i problemi e assumere gli impegni. Avanti, tutti”.

(a.bucci1@libero.it)

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