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Laura Boldrini
 

Bari - “In Italia solo il 47 per cento delle donne lavora, una delle percentuali più basse d’Europa, un dato davvero inammissibile nel 2013, e questo perché la donna viene ormai considerata esclusivamente un corpo utile a pubblicizzare qualcosa. Le multinazionali fanno queste pubblicità con le donne solo in Italia e non in altri Paesi. Una donna oggettivizzata, resa cioè oggetto, la si tratta come si vuole e la relativa violenza è a un passo. Andrebbe dunque emanata una legge per impedire l’uso indiscriminato del corpo femminile a scopo pubblicitario”. A lanciare l’accusa Laura Boldrini, presidente della Camera, da tempo impegnata in una costante campagna contro la violenza sulle donne. Una violenza dalle molteplici traduzioni e non solo fisica, spesso anche psicologica. Una violenza non unicamente legata al rapporto uomo – donna, ma rintracciabile in diversi ambienti, come ad esempio quello del lavoro: secondo l’Ocse, infatti, nonostante le donne italiane lavorino complessivamente quasi 11 ore a settimana più degli uomini, gran parte di questo lavoro non viene riconosciuto e retribuito. Sempre secondo l’organizzazione, inoltre, l'Italia sarebbe addirittura al primo posto tra i 34 Paesi analizzati per differenza tra uomini e donne nella distribuzione del lavoro non pagato. Un primato di cui non andare assolutamente fieri.

Donne Contro Violenza
 

Non solo lotta alla violenza contro le donne il 25 Novembre 2013 in Puglia, come in tutta Italia, ma anche un’ulteriore occasione di riflessione, grazie ad uno sciopero generale - oltre ai 15 minuti di silenzio ad interruzione di qualsiasi attività di lavoro si stia svolgendo - che andrà a coinvolgere più mondi: il settore della sanità, della pubblica amministrazione, della scuola e dei trasporti. Giornate come quella internazionale contro la violenza sulle donne devono essere, quindi, non una meta bensì un percorso che metta radici tra le mura domestiche, tra le pareti scolastiche, tra gli uffici e, soprattutto, nel modo di pensare: “Insinuare il germe di una nuova cultura – ha ribadito in più occasioni l’assessore regionale al Welfare e alle Politiche della Salute Elena Gentile -, quello del rispetto e delle differenze di genere, quello della promozione fin dalle prime classi scolastiche affinché imparino il valore del Rispetto in qualsiasi ambiente, verso chiunque”. “Cerchiamo di costruire – ha aggiunto il Presidente Nichi Vendola a proposito di questa giornata - percorsi di conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro che consentano alle donne di essere lavoratrici e di poter essere nella vita esterna all’ambiente domestico proprietarie della propria vita, del proprio destino”.

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Donne Lavoro Famiglia
 

Ed in Puglia? I dati pugliesi sul lavoro parlano, giusto per citare un caso anomalo, di 666 dimissioni confermate presso gli uffici regionali del lavoro nell’aprile del 2009 e di 1014 dimissioni nel 2012. Un dato, insomma, che preoccupa perché in forte ascesa: molte donne pugliesi assunte con un contratto a tempo indeterminato, prevalentemente tra i 25 ed i 35 anni, sono costrette a dimettersi. Maltrattamenti nell’ambiente di lavoro, inadeguatezza dello stipendio e sfruttamento, difficoltà nel conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice, mancanza di sostegno (ed in alcuni casi pressioni negative) da parte del partner. Non solo: secondo una classifica elaborata da Manageritalia su dati Istat, in Puglia la disoccupazione femminile è più alta di quella maschile sia nel totale (+4,7%) sia tra i giovani (+11,2%). Gap presente anche nel capoluogo pugliese: il divario a favore degli uomini è +5% sul totale e +9,5% per i giovani. L’Istat stessa ha reso noto, inoltre, come nel Mezzogiorno lavori solo una donna su 5.

A fronte di una recessione economica ancora in corso, la rete di incentivi alle assunzioni  di giovani, donne, disoccupati e soggetti svantaggiati gestiti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e rivolti anche ad aziende della provincia di Lecce, Brindisi, Taranto, Bari e Foggia è immensa. Una rete complessa e fitta, nella quale districarsi è già il primo scoglio: al fine di promuovere forme di occupazione stabile di giovani fino a 29 anni di età, ad esempio, è stato istituito in via sperimentale un incentivo – il bando scadrà il 30 giugno 2015 - per i datori di lavoro che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, persone di età compresa tra i 18 ed i 29 anni e che siano prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o siano prive di un diploma di scuola media superiore o professionale o vivano sole con una o più persone a carico.

Disoccupazione donna
 

Attualmente ancora attivi anche gli incentivi a sostegno dell'occupazione per i datori di lavoro privato: si tratta, in pratica, di un vero e proprio beneficio ai datori di lavoro privati che nel corso del 2013 assumano (a tempo determinato o indeterminato, part-time o a scopo di somministrazione) lavoratori licenziati, nei 12 mesi precedenti l'assunzione, a causa della riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro.

SPECIALE LAVORO PUGLIA: L’effetto domino del settore industriale barese/ Cgil Bari, Gesmundo: “Servono politiche sociali”/ Le videointerviste agli operai OM/ La vertenza IlvaCos’è il caporalato e come funziona/ Interviste ai migranti, il miraggio del lavoro (e del permesso di soggiorno)

La mancanza di lavoro e d’indipendenza economica, tra le varie cause, può portare molte donne a subire maltrattamenti fisici e/o psicologici. La negazione stessa del diritto al lavoro è una forma di violenza: “Il lavoro è parte speciale di quelle condizioni indispensabili che una società veramente umana deve garantire perché ognuno possa non solo sopravvivere e vivere ma, ancora di più, realizzare se stesso”.

 

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