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Nathan Jurgenson

Bari - Nathan Jurgenson, sociologo e teorico dei social media, contributing editor della rivista The New Inquiry e co-fondatore del blog Cyborgology, ospite in questi giorni in Italia di un panel dedicato alla “networked society”, ha sollevato dubbi sui quali, almeno qui nel Belpaese, sono ancora in pochi ad aver condotto una riflessione. Se da noi, infatti, l’esperienza dell’online è ancora in fase beta – basti pensare alla classe politica -, altrove nel Mondo il tempo procede con una velocità differente. Come dimostrano alcuni quesiti posti dal sociologo, che testimoniano l’avvento di una vera e propria teorizzazione del Web, a partire dall’evoluzione dell’informazione: “La frase “L’ho letto su Facebook” ha sostituito di fatto “Lo ha detto la televisione”, se ci pensate”.

Un’osservazione di Jurgenson in particolare, però, colpisce nella riflessione a proposito dello sbarco della politica sul Web: ancora in molti pensano ad online ed offline secondo un’ottica dualista, in antitesi, “quando invece le due realtà si mischiano perfettamente”. Eppure, a rifletterci bene, sono ancora diversi i politici ed i rappresentanti amministrativi a considerare la piazza del paese e della città reale l’unico spazio di comunicazione e confronto possibile, dimenticando la cosiddetta “agorà virtuale”. E’ possibile pensare, ad oggi, ad un politico non presente su Facebook o Twitter? Secondo un’ottica di comunicazione volatile ed accessibile verrebbe da rispondere negativamente, esattamente come sarebbe impossibile pensare ad un politico non presente fisicamente nella vita quotidiana della città.

Paola Natalicchio

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Spinti dalle ultime elezioni amministrative, abbiamo deciso di condurre un’indagine semiseria tra i candidati pugliesi. Tra i meritevoli certamente Paola Natalicchio e Gianni Porta, in corsa per la carica di Sindaco a Molfetta, i quali hanno fatto un uso di social network come Facebook al pari di un vero e proprio sportello informativo. Piuttosto presente sulla rete anche il candidato Sindaco di Acquaviva del Movimento 5 Stelle, Nicola Lerario. Onore al merito ai tre candidati di essere presenti sui social e provare a dare qualche indicazione (gli altri tra dispersi o semplicemente poco attivi, non sono pervenuti), quindi. Una cosa, però, va precisata: i social stentano ancora ad essere visti come strumento di dialogo. Facebook e Twitter vengono considerati, erroneamente, tribune elettorali per comizi.

Senza fare voli pindarici che raggiungano la Casa Bianca (Barack Obama su Reddit), basterebbe dare un’occhiata all’esempio tutto pugliese di Michele Emiliano. Nel bene e nel male il Sindaco di Bari interagisce con i cittadini su Facebook e Twitter (cadendo anche nella trappola di retwittare ogni complimento ricevuto), ma dando dimostrazione di non usare l’arena virtuale in maniera univoca. Altra nota di demerito: è una chimera il politico voglioso di rispondere alle critiche. Abbiamo contato i casi: a stento abbiamo raggiunto quota 10. Arrotondando per eccesso.

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Michele Suma

Controproducente anche la creazione tardiva di una fanpage, come dimostra il caso di Lella Ruccia, candidato Sindaco di Modugno: sono soltanto 86 i “mi piace” collezionati dal 16 aprile, data di apertura della pagina. Memore della lezione renziana invece, Michele Suma, in corsa a Monopoli, tra diversi sopralluoghi riportati sulla propria pagina e fotografie che lo ritraggono alle prese in prima persona con i manifesti. Su Facebook si difende piuttosto bene anche Emilio Romani, candidato Sindaco di Monopoli, con più di 6300 “mi piace”. Meno fortunato il candidato Sindaco di centrodestra su Twitter, dove spesso e volentieri viene scambiato con @emilioromani, utente straniero inattivo dal 7 febbraio 2011 (il contatto di Romani è, invece, @RomaniEmilio).

Menzione d’onore per Vitantonio Colucci. Il candidato alla carica di Sindaco del Comune di Monopoli, grazie ad un intelligente team alle spalle, ha saputo cogliere l’ironia e la viralità della rete. Passeggiate allo zoo, un harlem shake totalmente rivisitato, viaggi alla ricerca della verità hanno sollevato non poca curiosità attorno al candidato, intervistato perfino da Giuseppe Cruciani a “La zanzara” (Radio 24). L’importante è parlarne?

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Spazio anche alle polemiche e alle domande, come dimostrato da Orazio Colonna, candidato Movimento 5 Stelle di Noci: “Forse – scrive su Facebook - non tutti lo sanno ma in un seggio, ieri pomeriggio, hanno svolto le fasi preparatorie (conteggio schede e vidimatura) a porte chiuse, con l'OK delle forze dell'ordine. Si può parlare di regole infrante? Perché è passato tutto nel più assoluto silenzio? C'erano solo i nostri rappresentanti di lista in quel seggio?”.

D’impatto su Facebook, senza dimenticare Twitter, la comunicazione del candidato di Sinistra a Conversano “#ciccio2013”, Ciccio Magistà. Fotografie e slogan chiari e semplici riempiono la bacheca del candidato. In linea con la strategia mediatica la proposta di “una copertura su tutto il territorio della rete internet attraverso un servizio wifi free”.

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Carmen Spera

Al femminile la sfida principale a Margherita di Savoia tra Antonella Cusmai (Pd, Sel e civiche “Liberi di”, “l’Avocetta” e “Primavera salinara”) e Carmen Spera (Pdl). La prima vanta una pagina con 470 “mi piace”, la seconda cade nel frequente errore di molti candidati: preferire il profilo personale alla fanpage, strategia sconsigliata dallo stesso team di Facebook a qualsivoglia azienda (o personaggio politico). Proviamo a capire perché: nel profilo personale non vengono fornite le statistiche su visite, visibilità e attività al contrario della fanpage; il profilo richiede l’accettazione manuale di richieste di amicizia; la fanpage non ha un limite di adesioni, al contrario del profilo privato con il tetto massimo delle 5000 amicizie; ogni profilo personale può avere un solo amministratore al contrario delle fanpage; nella pagine Facebook i contenuti sono indicizzabili sui motori di ricerca al contrario dei profili personali; etc. Optare per una soluzione o per un’altra può, insomma, comportare delle variabili non indifferenti nell’analisi della propria strategia e nell’evitare di portare l’elettore a subire l’indesiderato effetto spam.

Resiste fra quasi tutti i candidati il blog. Superstite maltrattato dai più negli ultimi anni, a vantaggio dei servizi di micro-blogging (basti pensare a Tumblr), il mezzo continua ad essere tra i preferiti dei politici nostrani. Scambiati per personaggi di un romanzo di Isaac Asimov Pinterest, Vizify o LinkedIn (sarebbe interessante consultare il curriculum vitae del candidato di turno) e Anobii. Troppo futuristici.

Un’opportunità mancata, insomma, ma che i cittadini stanno provando a (rac)cogliere. Clamoroso è l’esempio di Political People: “Il primo social network – spiegano i fondatori - che avvicina Cittadini, Politici e Istituzioni in nome di un governo condiviso, fondato sulla trasparenza e sulla partecipazione”. Così bello da sembrare un’utopia degna di Charlie Brooker.

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