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Frisullo, pena dimezzata 'Non andava arrestato'

Pena dimezzata in appello per l'ex vicepresidente della giunta regionale, Sandro Frisullo. La Corte d’Appello di Bari riduce ad un anno e 4 mesi di reclusione la pena comminata all’esponente democratico, assolvendolo dall’accusa di associazione a delinquere con l’imprenditore Giampaolo Tarantini ed abuso d’ufficio: nel primo caso “il fatto non sussiste”, nel secondo “non costituisce reato”.

Confermata a carico di entrambi, invece, la turbativa d’asta circa due gare da 370 milioni al “Vito Fazzi” di Lecce per la fornitura di strumentazione chirurgica. In primo grado Frisullo era stato condannato - con rito abbreviato - a 2 anni e 8 mesi, Tarantini a 4 anni e 3 mesi.

Sul piede di guerra i legali del politico salentino: “Non poteva e non doveva essere arrestato”, hanno spiegato Michele Laforgia e Federico Massa, “Caduta già in primo grado l’accusa di corruzione ed escluse definitivamente le tangenti, ora, oltre alla assoluzione dall’abuso d’ufficio, si è anche riconosciuto che non è mai esistita l’associazione per delinquere con Gianpaolo Tarantini.

Frisullo è stato quindi assolto da tutti i reati per i quali ha subito il carcere e ben quattro mesi di custodia cautelare personale”. E preannunciano di voler impugnare anche la sentenza di secondo grado, certi di poter dimostrare la totale estraneità ai fatti contestati.

(a.bucci1@libero.it)

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