Grande manifestazione di solidarietà per le strade di Tunisi e messaggio forte trasmesso con la massiccia partecipazione di Capi di Stato, di Capi di Governo e soprattutto di cittadini musulmani, per rinnovare la testimonianza del rifiuto e della condanna di ogni terrorismo, a favore di un approccio al dialogo nobilmente laico e manifestamente largo.

Affaritaliani.it ne parla col Responsabile dell’Ente del Turismo della Tunisia per il Centro e Sud Italia, Abdelmalek Behiri, sul Lungomare di Bari. Una prospettiva articolata su quanto sta accadendo nei Paesi arabi – attraversati da una vera e propria Rivoluzione culturale – e sugli sviluppi del dopo crisi: diversi e più o meno prolifici in ciascuno di essi
Guardando le immagini rimandate dai canali televisivi internazionali, ascoltando i commenti e le impressioni dei partecipanti, ma soprattutto fissando negli occhi gli sguardi talvolta interrogativi e altre volte pervicacemente sorridenti delle donne, degli uomini e dei bambini locali, fa capolino una considerazione che chiama tutti ad un impegno più concreto: marciare ed esprimere la solidarietà è certo importante, ma se davvero si vuole fare “fronte comune” contro il terrorismo, il riscatto non può essere delegato solo alla capacità di reazione delle comunità locali.

Far fronte comune vuol dire continuare ad esserci anche dopo le marce e le dichiarazioni d’intenti. Esserci durante l’imminente stagione turistica, esserci nelle manifestazioni culturali che non devono smettere di esse proposte, esserci con le trasmissioni che raccontano il Paese, esserci con gli investimenti che non devono fuggire. Insomma “esserci” vuol dire: tornarci, rimanere, prolungare l’abbraccio e il sostegno, per non innescare l’implosione da paura o da destinazione cosiddetta a rischio.

Rispondere alle provocazioni terroristiche richiede “resistenza” e non “fuga”! Testimoniare la vicinanza alla gente di Tunisia o d’Egitto oggi, e a quelle degli altri Paesi in “subbuglio”, subito dopo, deve diventare la cifra evidente e solidale tra le etnie mediterranee, per fare di un antico adagio tra greci ed italiani il sigillo comune di prossimità alla grande comunità mediterranea: “Una faccia, una razza”!
(gelormini@affaritaliani.it – @GelorminiV)
