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Un pensiero culturale coraggioso

L'intervento dell'architetto Gianvito Spizzico ad "Arriva Godot", il forum voluto dall'Assessore alle Culture del Comune di Bari, Silvio Maselli.

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di Gianvito Spizzico *

Sono architetto e ho vissuto sin da bambino fra uomini d’Arte e di Cultura. Francesco e Raffaele Spizzico, due Maestri della pittura del ‘900, mio padre e mio zio, che hanno avuto la fortuna di essere amici di altri grandi. Da casa mia e dalla loro famosa “bottega” di piazza del Ferrarese 18 sono passati uomini come Guttuso, Purificato, Carlo Levi, Amerigo Tot e tanti altri. Loro hanno formato molti degli artisti baresi, alcuni proficuamente attivi e significativi. Io stesso ho respirato con loro gli odori delle vernici, i colori; da piccolo mi divertivo a pulire i pennelli di mio padre e a maneggiare l’acquaragia.

Rispondo volentieri, dunque, all’invito dell’Amministrazione Comunale a contribuire alla definizione di una Politica per le Culture.

Da decenni questa città è apparsa priva di una Politica culturale. Il Pubblico si è fatto soggetto passivo e non ha elaborato una linea progettuale. Che costruisse per il futuro. Che si occupasse della crescita e della formazione dei suoi abitanti. Si preferiva assumere una posizione inerte, accogliendo eventi o rassegne quasi tutte importate.

Al contrario, è compito di una amministrazione comunale investire in idee che rispondano ad un progetto sostanziale da concretizzare. Concordo con quanto ha dichiarato l’assessore Maselli, spiegando il fine di questa chiamata generale. Il progetto, il suo obiettivo, non può essere un patchwork di iniziative, slegate una dall’altra ed effimere per la loro durata.

Maselli ArrivaGodot
 

Non contesto certo il sistema delle organizzazioni o delle associazioni culturali che svolgono – molte egregiamente – la propria attività.

Sostengo che la guida amministrativa di una città DEVE impostare una propria linea di Politica Culturale e su quella valutare le proposte che provengono dal basso per poi decidere – se omogenee – se finanziarle o meno.

Credo che si dovrebbe cambiare l’approccio sistemico alla parola “Cultura”.

La Cultura E’ la Storia dell’Uomo, la Cultura E’ il Futuro dell’Uomo. Una città senza Memoria è una città senza Futuro. E la nostra, da tempo, è una città che tende a cancellare la propria Memoria Storica, i propri grandi uomini.

Dal ‘900 in poi sembra che in questa città non sia avvenuto nulla, nessun fermento, nessuna eccellenza in alcuna delle Arti che compongono il variegato mondo sintetizzato in questa parola.

Qui la parola ha sostituito il concetto. Come i contenitori hanno sostituito i contenuti.

Qui l’evento casuale ha sostituito la Linea.

Ecco dunque che una città deve sviluppare una Politica DELLA Cultura, una politica che sia sull’Uomo, sul suo Passato e sul suo Futuro.

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Io mi auguro che da queste giornate e da questo dibattito venga fuori davvero una linea progettuale, un obiettivo: cosa si intende fare per rilanciare una Cultura, un concetto di Cultura per questa città.

Una Linea per le Culture deve dare indirizzo ed indicazione. Deve aiutare l’Uomo a diventare migliore. Il progetto deve svilupparsi per la durata del ciclo del Sindaco.

Una Politica Culturale dunque, se sviluppata così, è anche un poderoso sostegno al Turismo e tramite esso produce un circolo economico virtuoso di attività collegate che porta benefici all’intera collettività. Ma sembra che in questa città non sia stato così e che io scopra l’acqua calda.

La Città soffre cronicamente ormai della mancanza di un pensiero artistico autonomo e di un pensiero culturale coraggioso, pur non mancando le intelligenze per poterlo attuare. È difettata nel tempo la volontà di avvicinare i cittadini e i turisti alla conoscenza della storia della Città e all’emozione che l’arte contemporanea trasmette. Indicativa di ciò è ad esempio la questione relativa alla mancanza di un museo di Arte Contemporanea degno di tale nome.

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Il degrado sociale deve allora essere soppiantato da criteri etici e dal rispetto del bello come Valore.

Deve essere acquisito il concetto che una città civile è anche e soprattutto fucina e veicolo del sapere, perché la cultura è un bene comune e non esclusivo di un’élite e pertanto essa va promossa non solo nel Centro della Città, ma anche nelle periferie, nei quartieri marginali ed emarginati di cui vanno valorizzate le risorse storiche ed artistiche. Per dare loro dignità di “Contrada”. In questo modo probabilmente si ridurranno anche gli effetti del vandalismo, figlio del bullismo urbano.

Io mi aspetterei da una città culturalmente consapevole, non certo di avanguardia, che, povera di molte cose, valorizzi i propri figli, specie nei campi delle Arti, con particolare riferimento a quelle che sono state le più prolifiche, ovvero le Arti Visive e dell’Architettura.

Mi aspetterei che una città normale utilizzi il suo patrimonio culturale per valorizzarlo e capitalizzarlo, farlo diventare anche risorsa economica e non solo ricordo. Quando lo si fa.

Mi aspetterei che la municipalità – per restare in tema– trovi strade centrali da intitolare a quei suoi figli e non come ora stradine di quartieri periferici. E che queste presentino non solo una banale targa incisa ma anche accenni visivi alla loro attività: piccole mostre a cielo aperto parte di un percorso turistico-culturale.

Sembra ormai da decenni che il significante della Cultura siano dunque i contenitori. E perché solo i teatri quali contenitori di attività culturale? Le Arti Visive o quelle Letterarie non hanno dignità? Di pari, se non superiore importanza storica nella vita artistica di questa città.

Ecco perché ritengo che Bari debba avere un “Polo delle Arti Visive”.

Attorno ad un contenitore di Arti si sviluppa un indotto non indifferente: turismo, attività collegate, editoria, laboratori di sperimentazione e luoghi della Tradizione. Coinvolge la “politica dell’accoglienza”, si collega, si connette la Storia dell’Uomo al Divin Creatore dell’Universo.

Un “Polo delle Arti Visive” deve coinvolgere l’Accademia delle Belle Arti e i suoi studenti che lì troverebbero motivo di espressione post studi.

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Un “Polo delle Arti Visive” deve rappresentare un punto d’unione tra la Città novecentesca ed il borgo medioevale, coinvolgendo i contenitori, anche quelli non di proprietà comunale, mediante il riassetto ed il coordinamento funzionale del Teatro Margherita, dell’ex ‘Mercato del Pesce’, della “Sala Murat” e di Piazza del Ferrarese, per costituire quella Galleria d’Arte Moderna di cui la città deficita da sempre. Contenitori strategici nell’assetto urbanistico.

Un “network delle Arti” che estenderebbe la sua influenza benefica sui luoghi della Storia e della Tradizione: Nderr la lanz, il luogo della Tradizione e del folklore cittadino più amato, completamente recuperata e il Lungomare monumentale con i suoi edifici e i giardini storici. Tale che possa diventare la “Movida della Storia e della Tradizione”. Un circuito in cui dovrebbe inserirsi anche il Molo di Sant’Antonio che così non sarà più alla mercè del vandalismo.

Tutto questo sistema urbano creerebbe i percorsi del tempo libero cittadino e turistico a sfondo culturale, cerniera fra gli assi della movida e quelli turistici, da cui partirebbero i percorsi museali delle strutture presenti nella borgo antico (Fortino, Castello normanno svevo, Museo Nicolaiano, Santa Scolastica, Museo civico, le Architetture religiose, ivi comprese le chiesette sconsacrate, ecc.).

Tutti questi spazi sono da sempre mal collegati tra loro, non è mai stato pensato un percorso unitario che, partendo da un’idea comune centrale, li congiungesse.

Ecco una proposta fattibile e produttiva su cui spero vi sia dibattito e sopratutto risposte, a favore o contro, ma risposte ad un professionista che ama questa città.

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Vi invito, cari sindaco e assessore, dunque a valutare questa proposta e a riflettere sul tema della Memoria storica della città, a valorizzare quanto resta della creatività dei suoi uomini del passato Ma sempre collegati e proiettati nel Futuro. Come ha fatto nella sua attività Marilena Bonomo, scomparsa da poche settimane e ricordata da Antonio Decaro nel suo intervento introduttivo a questa assise. Una imprenditrice delle Arti che ha perseguito un progetto culturale, una linea che ha fatto conoscere i suoi amati avanguardisti. Lewitt, uno dei padri del minimalismo, non avrebbe decorato quella parete della sala Murat se non fosse stato per lei.

E gli architetti? Nel 900, oltre al sacco edilizio del quartiere Murat abbiamo avuto anche una notevole produzione di architetture di pregio, grazie a uomini come Saverio Dioguardi, Sangirardi, Chiaia e Napolitano, Tonino Cirielli ed altri. Compreso Onofrio Mangini, che opera ancora con proficua produzione, e altri che non nomino, comprese le attuali generazioni di mezzo che producono architetture di qualità.

La Città non può ignorare questi intellettuali. La Città deve approfittare di queste eccellenze per crescere tutta, per farne attrattiva turistica.

Sottolineo la interessantissima iniziativa in corso al Margherita sul riuso e il recupero di architetture urbane che vede impegnati molti studenti e architetti.

Aggiungo, infine, le architetture presenti in Fiera del Levante. Sono patrimonio della città e DEVONO essere fruite dalla città.

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In special modo il palazzo del Mezzogiorno: eviterei di farne un contenitore legato ad un Museo del Cinema. Ritengo che questi, per la sua specificità, possa essere collocato in altri luoghi della stessa Fiera mentre quel gioiellino di architettura organica progettato dall’ing. Carlo Favia ed inaugurato nel 1951, una volta restaurato e restituito al progetto originario, possa essere trasformato in un palazzo d’esposizioni, dedicato alla Architettura ed estrapolato dal contesto fieristico per essere fruito all’intera Città. Questo contenitore potrebbe essere il primo di una serie che identifichi il lungomare di ponente in quel percorso che diventerebbe parte della “Movida della Storia”.

Per ricucire il rapporto con la città da vivere e con l’acqua, si può prevedere la realizzazione di altri contenitori qualificanti: il “Museo del Mare” a cui potrà affiancarsi l’Acquario del Mediterraneo, un Planetario e l’Ecomuseo. E, quindi, il Museo del Cinema.

Il Museo del Mare avrebbe l’intento di valorizzare le origini culturali e le tradizioni tipiche della marineria barese ma anche della flora e fauna ittica del basso Mediterraneo. Il patrimonio che deve recuperare e salvaguardare è rappresentato dalla vasta documentazione marittima legata alla vita della Gente di mare.

In questo luogo sarebbe ovviamente imprescindibile la presenza del “Viaggio per Myra”, allestendo permanentemente la mostra fotografica del “Diario di bordo da Bari a Myra sulle tracce di San Nicola” e tutte le altre testimonianze marinare, anche le caracche a remi, che legano la città, i baresi al santo, a Myra e alla traslazione delle sue ossa dalla tomba originale.

Questa sezione del Museo dovrebbe ovviamente vedere compartecipe il Museo Nicolaiano e i Padri Domenicani.

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Per tutto questo ritengo strategica la costituzione di una “Agenzia per le Culture”, con funzioni di coordinamento, composta da personalità rilevanti nell’ambito artistico-culturale,  che funga da ponte di collegamento stabile fra gli organismi decisionali comunali e i cittadini, al fine di perseguire una nuova visione della città, con le finalità di trasformare Bari in “Città della Cultura – Città della luce”, e ciò non soltanto concettualmente, ma anche fisicamente, promuovendo anche una campagna promozionale affinché gli edifici più rappresentativi vengano adeguatamente illuminati.

Si tratta di programmare un processo di ‘valorizzazione estetica’ della Città di Bari, attraverso la collocazione di opere d’arte plastica o figurativa, giochi di luce e di colori, etc. in posti di ordinaria frequentazione pubblica così da stimolare una sensibilità alla ‘bellezza’ urbana, atta anche a diffondere sempre più il senso di appartenenza alla propria Città.

Città della Cultura – Città della Luce: con attività legate all’Arte e alla Luce, Luci d’Artista, Luce degli Artisti, come a Torino, dove per il Natale si coniugano Arte e folclore. Perché non a Bari?

Concludo con l’auspicio che da questo incontro nasca LA Politica per le Culture a Bari che ponga radici persistenti e forti, che penetrino nelle menti e nei cuori dei cittadini, e lasci una eredità concreta per il futuro.

In questa logica propositiva e partecipativa sono pronto a donare una lastra per ristampare delle acqueforti dei due Spizzico, che possono diventare un simbolo della rinascita della Città.

La Politica per le Culture deve disegnare la Città del Futuro non solo in un assetto urbanistico. Deve fare di Bari una città bella. Perché il Futuro appartiene alle belle città.

Così Godot sarà davvero arrivato.

*Architetto

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Interventi pubblicati in precedenza:

Teatro Petruzzelli, al servizio dell'arte

La città diffusa e le sue culture

Congressi, business e promozione dei territori

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