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30 0tt0bre 1886 – Arriva la luce elettrica e i romani restano… folgorati

In quel giorno lontano la città fece un passo decisivo verso la modernità. La città scoprì che la notte poteva diventare luminosa senza aspettare l’alba.

30 0tt0bre 1886 – Arriva la luce elettrica e i romani restano… folgorati

Piazza Colonna si illumina grazie all’elettricità. Tra stupore, curiosità e strani lampioni, la Capitale scopre il futuro

Roma ha impiegato quasi tremila anni per diventare eterna, ma per vedere la luce elettrica ha dovuto aspettare il 30 ottobre 1886. Quel giorno, in piazza Colonna, la Capitale inaugura la sua rete di illuminazione pubblica elettrica. Una rivoluzione autentica, per una città abituata a rischiarare le notti con il gas e le lampade a petrolio.

Niente interruttori intelligenti, telecomandi o lampadine a risparmio energetico. Soltanto una novità capace di lasciare a bocca aperta i passanti: la piazza improvvisamente illuminata da una luce intensa e biancastra. Persino la colonna di Marco Aurelio, abituata da diciassette secoli a osservare Roma dall’alto, si ritrova sotto i riflettori.

La luce arriva dal Circo Massimo, ma senza gladiatori

L’operazione porta la firma della Società Anglo Romana, che produce elettricità attraverso una centrale a vapore installata presso l’officina del gas di via dei Cerchi, vicino al Circo Massimo. La corrente viaggia fino al centro cittadino e alimenta le nuove lampade ad arco voltaico. Per l’epoca è un prodigio tecnologico: finalmente si può passeggiare in piazza senza affidarsi esclusivamente alla luna o alla buona volontà dei lampionai.

Ma attenzione: non si accende tutta Roma contemporaneamente. La modernizzazione procede gradualmente, privilegiando le piazze e le grandi arterie del centro. Le periferie dovranno avere pazienza. Una distribuzione delle novità che, a ben vedere, ha una certa familiarità.

I lampioni con l’ombrello fanno impazzire i curiosi

La vera curiosità riguarda i nuovi apparecchi luminosi, sormontati da grandi riflettori simili a ombrelli, pensati per indirizzare la luce verso il basso. Secondo una cronaca dell’epoca pubblicata dall’Illustrazione Italiana, quelle insolite strutture diventano immediatamente argomento di conversazione tra i romani. C’è chi ammira la luce, chi osserva i lampioni e chi probabilmente si domanda perché mai una lampada debba proteggersi dalla pioggia.

L’esperimento convince e la nuova tecnologia comincia a guadagnare terreno. Dopo piazza Colonna, l’illuminazione elettrica interessa progressivamente altri luoghi simbolici della Capitale, da Montecitorio alle grandi strade del centro.

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