Dall’erosione di Ostia alle coste di Anzio e Ladispoli, la Regione punta su un piano straordinario per salvare il litorale. Tra cantieri, ripascimenti e progetti ancora da completare, ecco cosa sta cambiando.
Il mare avanza, la sabbia arretra e il Lazio rischia di perdere un pezzo del suo patrimonio naturale ed economico. Non è una metafora ambientalista: quasi il 30% del litorale regionale è interessato dall’erosione, mentre oltre il 60% della costa ha subito trasformazioni negli ultimi anni. Una situazione che minaccia stabilimenti, infrastrutture e paesaggi. La Regione ha deciso di rispondere con un piano da circa 90 milioni di euro. Ma tra stanziamenti e risultati concreti c’è ancora parecchio mare.
Da Ostia ad Anzio, la geografia dell’emergenza
I 361 chilometri di costa laziale sono diventati un gigantesco cantiere, almeno nelle intenzioni. A Ostia Levante è stato completato il progetto esecutivo per il ripascimento, con lavori programmati dopo l’inverno e conclusione prevista prima dell’estate 2027.
Ad Anzio sono partiti ad aprile gli interventi sulle scogliere a protezione della Tomba di Nerone, mentre un altro progetto riguarda il tratto fino a Tor Caldara. A Ladispoli, dieci milioni finanziano un’operazione contro l’arretramento della spiaggia tra Torre Flavia e Marina di Palo.
Novanta milioni e una corsa contro le mareggiate
Il programma regionale, sostenuto anche da finanziamenti europei, vuole superare la vecchia abitudine di intervenire soltanto quando il mare presenta il conto. Per questo la Regione ha coinvolto l’Università Roma Tre, incaricata di aggiornare la mappatura dei rischi e individuare le soluzioni più efficaci. Allo studio anche nuovi giacimenti sottomarini di sabbia da utilizzare per ricostruire gli arenili. La vera partita, però, si gioca sui tempi. Progettazioni, autorizzazioni ambientali e gare devono trasformarsi rapidamente in opere. Perché il mare non conosce burocrazia, non aspetta i finanziamenti e soprattutto non rispetta i cronoprogrammi.


