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A ‘Mafia Capitale’ tutti gli appalti Ama. “Buzzi concreta minaccia per le istituzioni”

L’attività del gruppo criminale dell’ex Nar Massimo Carminati e del re delle coop Salvatore Buzzi avrebbe “raggiunto la massima espressione” nell’azienda municipalizzata dei rifiuti. Ma per i giudici del Riesame l’ex direttore generale Fiscon non era un “mafioso”

Nell’Ama “il fenomeno corruttivo”, che scaturiva dall’attivita’ criminale attribuita dalla procura all’ex Nar Massimo Carminati e al presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, “ha raggiunto la massima espressione, inquinando tutte le gare d’appalto”. A scriverlo sono i giudici del tribunale del Riesame di Roma. “La presenza di ‘Mafia Capitale nell’azienda municipalizzata dei rifiuti era arrivata al punto che l’ente “piuttosto che improntare la propria attivita’ a criteri di imparzialita’ e buon andamento della pubblica amministrazione, ha intrattenuto con le cooperative di Buzzi rapporti basati sulla corruzione”.
Questo è quanto si legge nelle motivazioni del provvedimento che ha confermato il carcere per Buzzi per associazione di stampo mafioso. In merito ai rapporti tra Buzzi e Fiscon, ex direttore generale dell’azienda municipalizzata, il Riesame afferma che i frenetici scambi di sms tra i due e gli incontri, denotano l’esistenza di interrelazioni e contatti del tutto anomali nel corso di una procedura di aggiudicazione di un appalto”.
Tuttavia parlando dei rapporti tra Buzzi e l’ex direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, il tribunale evidenzia che “non e’ stata individuata specifica utilita’ conseguita da Fiscon per la sua opera in favore dell’associazione criminale se si esclude la promessa di pulizia nel proprio appartamento” al punto che “sussistono dubbi in ordine al riconoscimento dell’aggravante mafiosa con riferimento alla quale non emergono indizi univoci in ordine alla coscienza di agevolare l’associazione”.

“SE VINCE IL CENTROSINISTRA SIAMO ROVINATI”. Gli anni d’oro delle cooperative di Buzzi sarebbero coincise con quelli in cui Roma era amministrata dalla giunta Alemanno e “con gli amministratori pubblici che ne erano espressione – scrivono i giudici –  anche grazie al ruolo svolto da Massimo Carminati che con quei personaggi aveva dimestichezza perché provenienti dalla sua stessa area politica”. Il fatturato delle onlus gestite Buzzi in poco più di due anni era passato da circa 25 milioni a circa 60 milioni. Sulla circostanza, sempre stando a quanto sottolineato dal Riesame, sarebbe emblematica l’affermazione di Buzzi che, parlando con un altro indagato, dice “se vince il centro sinistra siamo rovinati”.

“La capacità di infiltrazione di Salvatore Buzzi – scrivono i giudici nelle 140 pagine di motivazioni alla decisione di respingere la richiesta di revoca della misura cautelare – attraverso la complicità di Carminati, del quale sfrutta la pregressa fama criminale e utilizzando la corruzione dei pubblici funzionari è palese e costituisce una concreta minaccia per le istituzioni”.
“Buzzi – scrive il collegio – dimostra il fallimento della funzione rieducativa della pena: pur essendo stato condannato nei primi anni ’80 per omicidio volontario e pur avendo beneficiato di misure alternative e della grazia è tornato a delinquere manifestando la propria insensibilità al precedente intervento dell’autorità giudiziaria”.