Dimenticate il tradizionale tendone, i numeri annunciati dal presentatore e la successione di esibizioni pensate soltanto per stupire. A Roma il circo si presenta con un volto diverso, più teatrale, ironico e sorprendente. Clown, burattini, personaggi eccentrici e universi immaginari diventano gli ingredienti di un linguaggio scenico che supera i confini dello spettacolo circense per incontrare il teatro contemporaneo. È la proposta che arriva al Mattatoio di Testaccio dal 6 all’8 novembre, nell’ambito di Romaeuropa Festival, con due produzioni che raccontano quanto possa essere variegato il mondo del circo di oggi. Il primo appuntamento è con Cirkus Antero, ideato e interpretato dalla performer norvegese Frida Odden Brinkmann. Lo spettacolo, pensato per un pubblico dai sei anni in su, affronta un tema decisamente meno leggero di quanto il titolo possa suggerire: il confronto con la propria voce interiore, quella presenza che spesso alimenta insicurezze, paure e timore di fallire.
Quando il proprio peggior nemico ha le sembianze di un burattino
Al centro della storia c’è Frida, un’ex artista circense che conserva il desiderio di tornare a esibirsi. Il suo passato riaffiora attraverso ricordi, attrezzi e oggetti custoditi in uno scantinato, luogo nel quale sembra essere rimasto intrappolato anche il sogno di una vita sotto il tendone. A ostacolare ogni tentativo di ripartire arriva Antero, un burattino caustico, invadente e dispettoso che rappresenta il suo demone interiore. Non è un antagonista nel senso tradizionale del termine, ma la materializzazione di quei pensieri che impediscono di credere nelle proprie capacità: la paura del giudizio, l’autosabotaggio, il dubbio di non essere all’altezza. Attraverso il dialogo tra la performer e il suo singolare compagno di scena, il racconto alterna ironia, tenerezza e momenti di riflessione. La giocoleria e il teatro visuale contribuiscono a costruire un universo poetico nel quale il linguaggio circense diventa uno strumento per raccontare emozioni riconoscibili a qualsiasi età. La domanda che attraversa lo spettacolo è semplice, ma tutt’altro che banale: quanto siamo disposti a rischiare per inseguire nuovamente un sogno che credevamo perduto?

Triplette, tre clown e un brindisi alla bellezza dell’assurdo
Il secondo appuntamento cambia completamente atmosfera, pur mantenendo la stessa voglia di sorprendere. Si intitola Triplette – A toast for the sake of it ed è firmato da LaBú Teatre in collaborazione con Cris Clown, sotto la direzione artistica e la regia di Leandre Ribera. Qui il pubblico viene invitato a entrare in un mondo surreale, costruito attorno a un banchetto immaginario. Tre clown si muovono in uno spazio sospeso tra realtà e fantasia, dando vita a una sequenza di situazioni visive nelle quali il vuoto diventa occasione creativa e anche il gesto più semplice può trasformarsi in un momento di comicità. Non si tratta soltanto di cercare la risata attraverso gag e trovate comiche. Il linguaggio dello spettacolo gioca con il silenzio, la presenza fisica, l’imprevisto e la capacità di trovare poesia nelle situazioni più insolite. Umorismo e fragilità convivono in una rappresentazione che invita ad abbandonare, almeno per qualche momento, le convenzioni e le aspettative. Il brindisi evocato dal titolo diventa così un omaggio alla vita, alla leggerezza e alla possibilità di riscoprire la bellezza anche nelle cose apparentemente prive di importanza. Una proposta pensata per spettatori di tutte le età, capace di parlare attraverso immagini e movimenti senza affidarsi necessariamente alle parole.
Il nuovo circo conquista anche il teatro
Le due produzioni raccontano una trasformazione interessante dello spettacolo dal vivo. Il circo contemporaneo non rinnega le proprie origini, ma amplia il proprio vocabolario, intrecciando tecniche circensi, teatro fisico, marionette, comicità e narrazione visiva. Il risultato è una forma di intrattenimento che non punta esclusivamente sulla spettacolarità del numero, ma cerca un rapporto più diretto con le emozioni del pubblico. È anche per questo che il circo può diventare un’occasione di incontro tra generazioni differenti. I bambini sono attratti dai personaggi, dai movimenti e dalle situazioni imprevedibili; gli adulti possono riconoscere nei racconti messi in scena temi più profondi, dalla paura di sbagliare alla necessità di trovare il coraggio per ricominciare. Con questa proposta, Romaeuropa Festival conferma l’attenzione verso linguaggi artistici capaci di sperimentare e coinvolgere pubblici diversi. Il Mattatoio di Testaccio diventa così il luogo di un fine settimana nel quale la tradizione circense incontra nuove forme espressive. Per tre giorni, dunque, il circo lascia da parte i suoi stereotipi e si trasforma in un laboratorio di immaginazione. Perché non sempre servono acrobazie spettacolari per lasciare il pubblico a bocca aperta: a volte bastano un burattino impertinente, tre clown e la capacità di guardare la realtà da una prospettiva completamente diversa.
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