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Anche il Lazio ha la sua terra dei fuochi. La valle del Sacco, cimitero dei veleni

LA RECENSIONE. Carlo Ruggiero, documentarista e filmaker, ha raccolto in uno smilzo ma denso libretto dal titolo “Cattive acque -Storie dalla Valle del Sacco” nove racconti ambientati nella zona prima dell’apocalisse

di Patrizio J. Macci

Un giganteso cimitero di veleni nella provincia di Roma. Anche il Lazio ha la sua “terra dei fuochi”. Una micidiale discarica a cielo aperto dove gli abitanti ancora oggi si intossicano, ammalano e muoiono di patologie dovute agli elementi chimici presenti nelle acque di un fiume.
Il segreto è nascosto in una pila di fogli con numeri, tabelle e statistiche alta un metro che nessuno può e vuole interpretare; scovate e portate alla luce a futura memoria sono ora stoccate nella stanza di un ufficio anonimo e grigio.
È la storia della valle del fiume Sacco che alcuni abitanti del luogo chiamano ancora “Tolero”, un fazzoletto di terre che va dal paese di Colleferro fino ai confini della Regione a Ceccano. La narra con uno stile limpido e senza mai cadere nella retorica della tragedia, lasciando parlare direttamente i protagonisti delle vicende (contadini, operai, operatori sociali) Carlo Ruggiero. Documentarista e filmaker, ha raccolto in uno smilzo ma denso libretto dal titolo “Cattive acque -Storie dalla Valle del Sacco” (Round Robin editore) nove racconti che si snodano lungo un corso d’acqua che negli Anni Cinquanta aveva un aspetto bucolico, dove si poteva nuotare e nel quale sguazzavano i pesci. Ora le sue acque sono velenose, cattive, infide. Mortali se usate per irrigare i campi coltivati.
Ruggiero lo percorre come il Capitano Willard di “Apocalypse Now”, lasciandosi incantare dalle immagini e indagando con occhio fotografico i luoghi e le anime che incontra. “Noi prendevamo i rifiuti industriali e li stoccavamo nei bidoni che venivano chiusi in maniera approssimativa, poi li sotterravamo in gigantesche buche ai bordi del fiume. Quando il Sacco rompeva gli argini e allagava i terreni, bagnava anche i contenitori ritirandosi poi nel suo letto con il carico di veleni supplementare” racconta Luigi, un operaio ora avvelenato dal Betaesaclorocicloesano. Poi c’è la storia di animali che muoiono improvvisamente e inspiegabilmente, malesseri fisici, la geografia dei vicini di casa delineata in base alla patologia dei decessi.
L’alfa-omega del libro sono due inaugurazioni, la prima quella del casello dell’Autostrada del Sole di Frosinone nel 1962, padrino l’astro della politica Giulio Andreotti insieme a un distinto signore che avrà un ruolo sinistro e di primo piano nella storia del nostro paese: Licio Gelli allora direttore di una fabbrica di materassi casualmente collocata proprio a pochi metri dall’imbocco del nastro di asfalto, la Permaflex. Sigillo finale è il taglio del nastro del casello di Ferentino nel 2009 ad opera dell’allora Presidente della Provincia. Il territorio della Ciociaria a questo punto della storia è stato spremuto allo sfinimento, anche Andreotti ormai novantenne si è ritirato a vita privata. La classe politica che ha permesso l’industrializzazione selvaggia di quelle terre non esiste quasi più, polverizzata dal tempo che passa. Rimangono i veleni e la disoccupazione galoppante per la chiusura progressiva delle fabbriche.
I siti delle aziende che hanno sputato veleni per decine di anni sono ormai ridotte a fantasmi, ruderi di capannoni, archeologia industriale accarezzata da occhi che hanno conosciuto il benessere della ricchezza e che vorrebbero capire.
Il volume è corredato da una bibliografia completa ed esaustiva. La mancanza dell’indice dei nomi non si fa sentire, perché l’autore ha elencato in maniera maniacale tutti i responsabili dell’eco-omicidio: una fabbrica di pneumatici, una di sapone, l’azienda di un fabbricante di armi, un cementificio nefasto. Con il racconto finale “Altri demoni” lo scrittore conclude degnamente la sua missione ponendo fine al comando del generale più pericoloso, quello della non conoscenza della tragedia in atto. L’apocalisse ora è sotto gli occhi di tutti.