Un nuovo ciak di Don Camillo e Peppone è andato in onda in forma ridotta ad Ascoli Piceno. Dal comune delle Marche rimbalza una storia degna della migliore versione della commedia all’italiana: cambiano, nel senso più pieno del termine, gli ingredienti della scena narrativa. Pastasciutta al posto della Campana e una parrocchia che cambia idea dopo che il parroco è stato tirato dalla giacchetta dal Vescovo.
La pastasciutta antifascista, una serata improvvisamente indigesta

Il 26 luglio, ad Ascoli, come tradizione della citta Medaglia d’Oro al valor militare, l’Anpi e il Collettivo Caciara nonché il panificio “L’assalto ai Forni”, organizzavano la serata della pastasciutta antifascista. Sede, la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, che prima da l’ok e sottoscrive gli accordi e poi revoca la disponibilità degli spazi. Alla base della decisione, proprio il termine “antifascista”, bocciato perché ritenuto potenzialmente divisivo. Insomma, più che la pastasciutta, indigesta è l’etichetta. Il remake di Peppone e Don Camillo è un film già visto su questi schermi e a queste latitudini. Due anni infatti, una delle organizzatrici della manifestazione era stata identificata dalla polizia dopo aver esposto fuori dal proprio forno lo striscione: “25 Aprile, buono come il pane, bello come l’antifascismo”. Altra giornata, altra polemica, sempre intorno all stessa parola.
Una serata che rischia di trasformarsi in un caso politico
La vicenda rischia di sfuggire di mano, inizia ad assumere i tratti di un caso politico nazionale, percorre l’autostrada dei social e del web e arriva sulle prime pagine e home page dei quotidiani. il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Gianpiero Palmieri, interviene e ridimensiona il caso: la cena era stata presentata come un evento di beneficenza e il parroco, arrivato da poco ad Ascoli dal Kenya, non aveva evidentemente compreso sino in fondo il significato della parola. Il prelato ha tenuto a precisarlo: “Il parroco è un frate minore giunto da meno di un anno in Italia. Non conosce ancora appieno la lingua né la storia politica del paese. Vedendo la dicitura, ha pensato si trattasse di un’iniziativa di parte e ha reagito di impulso”. Parole che hanno spento l’incendio che rischiava di divampare in una guerra di religione in salsa tricolore.
Solo un gigantesco equivoco: la pastasciuttata si farà

Solo un gigantesco equivoco, dunque. Nessuna cancellazione. La pastasciuttata del 26 luglio è un appuntamento assolutamente confermato. Con una sola modifica rispetto al programma: si cambia location. Sempre una Chiesa, ma la parrocchia di San Marcello, che metterà tutti intorno allo stesso tavolo. Fine della polemica. Il vescovo Palmieri chiude con un forte richiamo all’unità: “Non c’è stata alcuna pressione. Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che non appartengono né alla destra né alla sinistra, ma rappresentano il patrimonio comune del Paese”. Nessun cittadino che lo vorrà resterà senza la sua porzione di pastasciutta. E anche il remake di Don Camillo e Peppone ha un lieto fine, come nelle migliori delle tradizioni: dopo aver rischiato di tirarsi il mestolo a vicenda, tutti intorno allo stesso tavolo.

