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Roma
Attentato alla caserma dei Carabinieri, gruppo anarchico rivendica l'attacco

È stato rivendicato da un gruppo anarchico l'attentato di mercoledì notte alla stazione dei carabinieri di Roma San Giovanni in via Britannia 37.

 

"Con questa azione lanciamo una campagna internazionale di attacco contro uomini, strutture e mezzi della repressione. Ognuno con lo strumento che ritiene più opportuno e se lo desidera contribuendo al dibattito", scrive il gruppo che si firma "Federazione anarchia informale - fronte rivoluzionario internazionale, Cellula Santiago Maldonado".

L'attendibilità della rivendicazione è al momento al vaglio degli inquirenti e proseguono le indagini sull'esplosione che ha provocato danni al portone della caserma.

"La notte del 6-7 dicembre - scrive ancora il gruppo – é stato collocato nella caserma dei carabinieri del quartiere San Giovanni, Roma, termos acciaio con 1,6 kg di esplosivo. Le nostre attenzioni si sono riversate verso i principali tutori dell'ordine mortifero del capitalismo: le forze dell'ordine. Senza di esse i privilegi, le prepotenze, le ricchezze accumulate dai padroni sarebbero nulla. Perché hanno da sempre la funzione di reprimere, incarcerare, deportare, torturare, uccidere chi per scelta o necessita si ritrova al di fuori della loro legge. La lotta contro lo Stato non é semplice e non si riduce a formule magiche. Ma gli obbiettivi ci sono e non si possono sempre fare teorie e chiacchiere di convenienza. Ogni individuo libero per desiderio e necessità mette in campo l'azione, qui ed ora. Non c'é delega nella lotta per la libertà".

L'attentato, scrivono, rientra nella lotta "contro sbirri, politici e loro tirapiedi. Contro ingegneri della scienza e dell'industria. Contro tutti i padroni, ma anche contro tutti i servi. Contro la schiera dei cittadini onesti della società-galera".

E ancora: "Al contrario degli "scontri" spesso preannunciati da una certo antagonismo, l'imprevedibilità è l'arma migliore contro la società del controllo. Colpire dove non ti aspettano. Oggi colpiamo nel cuore della capitale militarizzata per sfidare i deliri securitari. Domani chissà, magari in periferia dove non immaginate. Noi dare tregue, ma scegliere noi i tempi. È da sempre il principio della guerriglia metropolitana. Con la differenza che la cospirazione delle cellule informali non conosce gerarchie e direzioni strategiche. E per questo è ancora meno prevedibile".

 

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