Un muro è capace di ospitare parole e versi. E’ questo il caso di I Poeti der Trullo, quartiere periferico di Roma, oggi un po’ cambiato rispetto al 2010, quando Er Bestia, Er Quercia, Marta der Terzo Lotto, Sara G., Er Farco e Inumi Laconico hanno deciso, da ventenni colmi di idee e sogni, di aprire una pagina Facebook dove scrivere i propri pensieri.

Inumi era appassionato di Poesia e cultura e amava Pasolini, Marta parlava d’amore, Er Bestia di riscatto sociale grazie alla poesia, di vita da strada e di riconquista di uno spazio di comunicazione che non si è mai avuto, magari per ostacoli familiari, Er Farco di tormento interiore, di sessualità e non accettazione, Er Quercia, invece, era una sorta di filosofo moderno, Sara G. parlava di femminilità e rapporti interpersonali.
Dalla pagina del social più in voga in quel momento, dato il grande successo e le condivisioni, i versi sono stati trasferiti sui muri del quartiere-ma non solo- e realizzati con pennarelli delebili per una scelta etica, anche se, in quel periodo, quelle creazioni avrebbero solo potuto abbellire le superfici.

Abbiamo raggiunto Inumi Laconico-anagramma del suo nome e cognome in un gioco letterario-che, come dice il suo soprannome, normalmente parla poco e sta in disparte, ma che ha voluto concedersi ad Affaritaliani Roma per un’intervista.

La nostra intervista
Perché avete usato questi soprannomi e non i vostri veri nomi e cognomi?
“Abbiamo fatto questa scelta non per evitare di metterci la faccia, ma volevamo far risaltare il contenuto e la parola; oggi tutto passa dai selfie, dalle immagini, dal mettersi in mostra”-dice Inumi Laconico
Come è stata l’evoluzione del vostro gruppo?
“Sono passati gli anni abbiamo fatto serate anche con attori romani, eventi di grande partecipazione; nel 2015 abbiamo scritto un libro in autopubblicazione, stampando poche copie-circa 100-dopo un giorno erano finite, poi siamo arrivati a 1000. Abbiamo creato una associazione culturale e venduto-a 10 euro- il libro, finanziando, con il ricavato, le altre iniziative. Oggi il nucleo è rimasto quello formato da me, Er Bestia, Marta e Er Farco”.

Il vostro quartiere e tutta Roma si ricordano anche del Festival di poesia di strada che ha riscosso un grandissimo successo…
“Dopo aver stampato e venduto ben 12000 copie del libro che andava a ruba per la moda delle poesie sui muri, abbiamo creato il Festival, realizzando murales nel quartiere con artisti affiancati ai poeti di strada. I primi scrivevano la poesia e gli altri creavano l’immagine, un contest magico e una settimana di grande partecipazione che ha un po’ cambiato il volto del quartiere, caratterizzato negli Anni 2000 da storie di spaccio, malavita e microcriminalità”.

E oggi cosa fate?
“Siamo rimasti in quattro rispetto al gruppo originario, oltre a me ci sono Er Bestia, Er Farco, Marta. Siamo cresciuti con il i nostri lavori, abbiamo diminuito la frequenza sui social, scritto altri testi; ci siamo affidati alla Interno Poesia, una Casa Editrice piccola e a conduzione familiare, che privilegia il rapporto umano, scrivendo una nuova raccolta nel 2023 e a breve ce ne sarà anche un’altra. Poi si continua a scrivere poesie sui muri della periferia con pennarelli delebili che, poi, con la pioggia, o l’eccessivo caldo, si cancellano, ma noi li fotografiamo per renderli eterni sulla Rete”.

Il quartiere del Trullo è cambiato?
“Siamo cresciuti qui in momenti difficili e colmi di pericoli, abbiamo voluto cambiare il quartiere partendo da una cosa piccola, come una poesia, per dare una possibilità ai giovani di allora. Si sono entusiasmati con il festival, è nato un Movimento che noi chiamiamo Metroromanticismo– un romanticismo così come fu ideato dai tedeschi e inteso come sentimento di piccolezza rispetto all’infinità della natura, ma calato in una città dove la metro diventa il castello dei vecchi romantici e le fabbriche abbandonate ci danno il senso della decadenza dei nostri tempi. Cambiano le epoche, ma il sentimento romantico resta!”

Quali sono stati, a tuo avviso, i risultati ottenuti con le vostre iniziative?
“Molti hanno iniziato a scrivere sui muri, abbiamo ricevuto poesie da tutta Roma, poi sono nati i pittori anonimi der trullo, che hanno dipinto con colori pastello le facciate dei palazzi degradati coprendo insulti e parolacce. Oggi il quartiere è più bello, Comune e Municipio hanno reagito positivamente; non ci hanno sostenuto economicamente, ma ci hanno dato, per esempio, permessi per dipingere sui muri”.

Come vedi le nuove generazioni?
“I ragazzi di oggi sono diversi, noi scriviamo ma è difficile intercettare il loro sentimento; a Roma restiamo un punto di riferimento per chi vuole fare poesia, le nostre opere sono molto amate, ma non sappiamo se siano arrivate ai ventenni di oggi, lo speriamo. Ai giovani di oggi cerchiamo di mandare messaggi e stimoli, come quello di non perdere mai la possibilità di esprimere ciò che è dentro di noi, luminoso o oscuro che sia, esprimiamolo in qualsiasi modo, tra colore, pittura, video, musica.

Se questo non accade, si rischia di avere troppo rumore dentro e di implodere, prima o poi. Noi, così facendo, invece, abbiamo canalizzato il nostro caos verso l’armonia. Dico sempre che io scrivo per eccesso di amore, non in termini di relazione di coppia; è un sentimento generico che ha bisogno necessariamente della scrittura per esprimersi liberamente!”.


