E’ come un pugile che traballa. Basterebbe il gancio per metterlo definitivamente al tappeto. Invece oscilla, barcolla ma non cade solo perché l’avversario ha paura del colpo finale. Già, perché se Ignazio Marino caracolla si porta dietro anche l’opposizione al Campidoglio che ha il terrore di essere chiamata in causa per il “disastro Roma”. Molto meglio concentrarsi sui Marò prigionieri, piuttosto che autoconvocarsi a Prima Porta e denunciare l’inconsistenza della politica
Il sindaco visto da fuori è un uomo solo al comando di una nave dove nessuno più obbedisce. Ha lo sguardo stralunato, ha lasciato la bici nella rastrelliera e si è convertito all’automobile. Ancora due giorni di pioggia e lo vedremo nascosto nel fumé dei vetri.
Il chirurgo ha scoperto la differenza che c’è tra fare politica per la politica e fare il sindaco di Roma, la città più complicata d’Italia dove l’incuria del passato ha lasciato segni indelebili, figuriamoci se poi a disegnare la città del futuro ci si mette uno che invece di prendere la matita e ripartire dai servizi, ha stretto tra le dita un pennarello e ha dipinto la città che sarà. E’ il solito gioco: per allontanare il pensiero dai problemi reali, la politica inventa il futuro e i media gli vanno dietro, dipingendo la Roma a impazzo zero, quella delle auto elettriche, del bike sharing e delle ciclovie preferenziali. Politici e media sono accumunati tutte e due dallo stesso pensiero: quando arriverà il conto nessuno dei due sarà più al timone. E se per caso la città che sarà è di carta, il giorno dopo ci si incarta il pesce. Con buona pace del gioco di parole.
Invece il conto è arrivato. La maggioranza che teoricamente sostiene Ignazio il chirurgo si tiene ben lontana dalla sala operatoria in cui il primario della città tenta la rianimazione post nubifragio. Silenzio e via dalla città infuriata che fischia il sindaco quando va in visita agli alluvionati del 2014. C’è il pericolo che i cittadini stanchi, vessati, umiliati reagiscano e prendano le tessere dei partiti e usino per asciugare l’acqua; le tessere delle associazioni civico-politico e ci facciamo le pallette. Altro che politica, Roma è stanca come dopo 9 mesi Marino è stanchissimo.
Fabio Carosi
