di Romano Contromano *
Mercoledì 17 settembre, Consiglio regionale del Lazio, interno giorno. L’Aula è convocata per la seduta straordinaria dei trasporti. Dura però poco: alle 13 il Consiglio è rinviato a data da destinarsi. Motivazione ufficiale: manca il governatore Nicola Zingaretti (che però non è mai stato convocato), tra le ire delle opposizioni di centrodestra e del M5S.
La realtà circola in corridoio: alle 18 c’è Atreju e il gruppo di Fratelli d’Italia (un unico consigliere!) deve partecipare alla kermesse di Giorgia Meloni. Eppoi il Consiglio è convocato fino alle 21… e, sì, insomma, alle 20.45 c’è Roma-Cska Mosca e tanti consiglieri e dipendenti hanno i biglietti dell’Olimpico in tasca. Morale una giornata di Consiglio buttata. Ma non del tutto. In Aula mentre si litiga sulla presenza, pardon assenza, di Zingaretti, mancano in tanti. Qualcuno dall’”acquario” da cui si assiste ai lavori d’Aula, mormora: “Ma non c’è nessuno… Il centrodestra manca, di trasporti non interessa a nessuno?”.
E sì che da discutere ci sarebbe: l’esposizione della Regione verso Cotral, i debiti verso Unicredit, Marino che batte cassa e Zingaretti che fa finta di non sentire… Ma il tema che agita la Pisana è un altro: le elezioni per la Città metropolitana e le altre province. Frosinone, ad esempio, tiene banco: i lavori fervono per blindare il candidato forzista vicini a Mario Abbruzzese. E Roma? Beh, Roma è il solito bordello.
In Forza Italia l’elezione del Consiglio metropolitano si trasforma in una sorta di congresso – i berlusconiani non ne celebrano per Dna, così surrogano con altre conte interne – anche perché a votare i consiglieri non saranno come noto i cittadini, ma i consiglieri comunali dei 121 Comuni della Provincia. Nel caos che viaggia sul’asse Arcore-San Lorenzo in Lucina si cerca di sopravvivere come si può. Ognuno ha il suo candidato. Qualcuno più di uno. Nei corridoi della Pisana spunta Davide Bordoni, esce dagli uffici del gruppo. Gli uomini di Antonio Tajani sostengono la candidatura del sindaco di Colleferro Mario Cacciotti. “Beh… Non proprio, dobbiamo ancora decidere”, confida Bordoni, confermando l’indiscrezione che vuole il gruppo tajaneo orientato a convergere su Guidonia e sul suo primo cittadino Eligio Rubeis.
E gli altri? A ciascuno il suo. Il gruppo Gramazio opta per l’assessore lanuvino Andrea Volpi, gli ex gasparriani Francesco Aracri e Adriano Palozzi, che ormai hano inglobato l’ex assessore regionale Fabio Armeni fresco di batosta europea, vanno sul presidente del Consiglio comunale di Ardea Massimiliano Giordani, a suo tempo vicino proprio ad Armeni (rimane tutto in famiglia). Al secondo piano del gruppo di FI si aggira proprio Giordani, che insieme ad altri consiglieri comunali entra ed esce dagli uffici della segreteria di Palozzi. Il punto è però che oggi Gramazio e Palozzi fanno gruppo con Bordoni e Abbruzese: tutti con Tajani insomma. E trovare una quadra su chi sostenere non è facile. Il rischio di conta interna è dietro l’angolo… E in ambienti vicini a Tajani i malumori non mancano, anche perché a dicembre dovrebbe esserci finalmente un congresso, quello romano. Nel frattempo il coordinatore resta Bordoni… ma senza coordinamento.
Giorgio Simeoni dal canto suo sostiene l’ex sindaco di Ardea e oggi consigliere comunale a Nettuno Eufemi; chissà se verrà sostenuto anche da Giordano Tredicine: l’ex deputato e il vicepresidente dell’Assemblea Capitolina fanno gruppo insieme ora, ma siccome è candidato anche l’ex An, ex Pdl, ex La Destra, ex FdI, ora in FI Dario Rossin, che starebbe con Tredicine tutto è possibile. Anche se quando si parla di Rossin il termine fedeltà è aleatorio…
Nel complesso, la lista forzista sembra molto di basso profilo. La Capitale è sottorappresentata, gli esponenti dei territori sono quelli che sono, con qualche rarissima eccezione. Certo, gli altri non stanno meglio. Nel Pd la lista per la Città Metropolitana ha mandato in crisi la segreteria Melilli. Nel Nuovo Centrodestra la candidatura di Marco Pomarici ha spaccato il gruppo Sammarco, con il figlio parà caduto dal cielo in politica, Pino Cangemi, a masticare amaro. Ma Pomarici è stato presidente dell’Assemblea Capitolina, come Mirko Coratti (Pd) del resto, che dallo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare prova a diventare il vice Marino a Palazzo Valentini, squassando gli equilibri Dem. A ben vedere Coratti e Pomarici sono però le uniche candidature degne di nota. Il resto è mercimonio, caccia all’ultimo voto, lezioni morali di bassa lega dall’eroe eponimo del politico naif Arfio Marchini.
Non stupisce quindi che dal Campidoglio le trattative per il voto del 5 ottobre si sposteranno presto nel vicino Foro Boario, il mercato delle vacche dell’Antica Roma. Consiglieri in vendita, ma non in saldo.
*Editorialista del profilo Fb Roma Domani
