di Claudio Roma
“I bimbi morti in utero… sono grumi di materia”. Sembrava il preludio di una giornata di tramontana, si è trasformato in una bufera. L’assessore allla Cultura della Giunta Zingaretti, la scrittrice Lidia Ravera è nella black list dei cattolici. Prima l’affondo diretto del Vicariato di Roma, con un’articolo dell’house horgan romasette.it che bolla come “affermazioni aberranti” le parole della Ravera e il silenzio del presidente della Regione come “assordante”.
Non basta, ora il caso Ravera diventa una petizione on line per chiedere la sua testa, per far sì, insomma, che la scrittrice dopo la gaffe, faccia un passo indietro. A muovere il web è il deputato Udc, Luca Volontè, promotore di una petizione su citizengo.org dove le parole dell’assessore vengono bollate come una trovata splatter. Scrive Volontè dalla Spagna: “La proposta del sindaco (riferita a Matteo Renzi che voleva istituire un cimitero dei non nati) viene descritta come “brutto film, vecchio e clericale”, una tappa per la “trasformazione della legge 194 in carta straccia”, una trovata “splatter” che consiste nel “seppellire grumi di materia, chiamandoli bambino e bambina”. Queste espressioni, aberranti per la concezione dell’embrione e della vita umana che sottendono, sono accompagnate da considerazioni svilenti e umilianti del ruolo della maternità e della donna (si parla delle madri mancate come di coloro che “non sono riuscite a portare a termine il loro dovere di animali al servizio della specie”). Otretutto, mentre l’autrice si dichiara a più riprese paladina della legalità, la calpesta palesemente nel deplorare questo provvedimento amministrativo (assolutamente previsto dalla legislazione italiana) e nell’insultare l’obiezione di coscienza dei medici come una “foglia di fico”.
E conclude: “Per questo, unendoci a numerosi appelli della società civile, chiediamo al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di sollecitare le dimissioni dell’assessore Lidia Ravera o di ritirarle le deleghe.

Prima di lui la Curia romana aveva alzato il tiro, sempre a proposito dell’articolo della Ravera sull’Huffington Pose parole della Ravera: “I primi commenti arrivati danno già la misura dell’indignazione che trasmette la lettura dell’articolo: un profluvio di parole che avremmo volentieri ignorato se a pensarlo e a metterlo on line, sul suo blog nell’Huffington Post, non fosse stata l’assessore alla cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera. Nota scrittrice che negli anni ’70 aveva condito con un linguaggio scurrile un romanzo imperniato sulla storia di due ragazzi, quasi quarant’anni dopo dissemina il suo articolo di offese alle donne che hanno perso il loro bambino prima di vederlo nascere e liquida i bimbi morti in utero, persone a tutti gli effetti, con la sprezzante espressione “grumi di materia” (ma ha mai visto un’ecografia? Quelle manine che si muovono a due mesi e mezzo, per esempio, appartengono forse a un “grumo”?)”.
Quindi la scomunica: “Ma non pensa minimamente alla sofferenza delle donne che vivono l’aborto spontaneo di un figlio fortemente voluto? O nel bagaglio intellettuale di un certo orientamento, c’è spazio solo per sostenere una presunta autodeterminazione della donna, costi quel che costi, e per la derisione delle visioni altrui?
Da una donna, e da una donna che rappresenta le istituzioni, non ci aspetteremmo tali affermazioni aberranti, né silenzi assordanti da chi quell’istituzione rappresenta al vertice. Affermazioni indifendibili. Incompatibili con la cultura (in tutti i sensi, compreso l’incarico che ricopre l’assessore) e con il valore, prezioso in ogni democrazia, del rispetto della dignità delle persone, in particolare dei soggetti più deboli, e della loro promozione umana e sociale. Salutando i lettori di una sua rubrica su una testata on line, nel marzo scorso, l’assessore aveva scritto: “Lettori arrivederci, mi dedico al bene comune”. E sarebbe questo?”. Il caso è aperto, Zingaretti tace.
