A pochi giorni dal ballottaggio per eleggere finalmente il sindaco di Roma, la polemica tra Alemanno e Marino diventa sempre più feroce e cinica. Si accende con accuse personali reciproche che non conoscono precedenti nella storia delle competizioni elettorali della nostra città.
Alla luce di queste poco confortanti premesse, quale autorevolezza potrà avere il primo cittadino vincitore dello scontro? Una situazione del genere non si è verificata nemmeno in Paesi in via di sviluppo che non si vantano certo di avere istituzioni democratiche di stampo occidentale!
La cosa più curiosa è che entrambi i candidati si fanno paladini di una volontà di ripresa del rapporto cittadino-istituzioni, della fiducia nella politica, eccetera. Perciò mi domando quale potrà essere, all’indomani dei risultati e viste le continue schermaglie, il rapporto maggioranza-opposizione che, pur nella distinzione dei ruoli, devono poter collaborare per superare i difficili problemi di una metropoli come Roma, specialmente nelle difficoltà finanziarie in cui versano gli enti locali.
Perché questa “nuova” classe dirigente non si pone affatto come primario l’obiettivo del “bene comune” che certamente non può essere perseguito nella delegittimazione reciproca di chi assume posizioni di responsabilità istituzionale? Non sarebbe più utile cercare i voti su proposte concrete anziché demonizzare l’avversario? Ci si preoccupa dopo dell’eccessivo astensionismo.
Però, in fondo, cosa può fare un cittadino comune, fuori dalle turbolenti tifoserie dei due candidati, se non rifiutarsi di andare ai seggi dopo aver assistito a indecenti spettacoli di infamanti accuse?
Alemanno e Marino ritrovino dunque, almeno in queste ultime ore, uno stile più adeguato. Ne va del loro prestigio, di quello della capitale d’Italia, del rispetto verso gli elettori romani. E certo un identico ragionamento vale anche per lo scenario nazionale, che sembra avere abbassato i toni accesi degli ultimi anni, ma che rischia di esplodere nuovamente quanto prima per responsabilità di qualche pasdaran.
Potito Salatto, eurodeputato Ppe
