Il centro di accoglienza di via Giorgio Morandi a Tor Sapienza è stato gravemente danneggiato negli scontri avvenuti negli ultimi giorni e al momento in molti suoi spazi è inagibile. La comuncazione arriva dall’assessorato alle politiche sociali del Comune proprio mentre le forze dell’ordine hanno dato il via al trasferimento degli immigrati ospiti della struttura. La Procura della Repubblica ha inoltre avviato un’indagine su quanto accaduto negli scontri di martedì sera.
I primi a lasciare il CARA di Tor Sapienza sono stati i più giovani, 45 ragazzi, italiani e stranieri per la gran parte non accompagnati in stato di protezione internazionale, diretti verso altri centri della città e della provincia. Gabriella Errico, presidente della cooperativa sociale onlus Un Sorriso che gestisce la struttura ha annunciato che saranno trasferiti anche gli adulti: “Così il centro di accoglienza chiude e alla fine saranno tutti contenti – ha aggiunto polemicamente – il quartiere ha vinto, Tor Sapienza sarà contenta, e sicuramente saranno risolti tutti i problemi legati a spacciatori, stupratori e travestiti pure”.
“Politiche più serie e stringenti sull’immigrazione e tolleranza zero verso chi istiga alla violenza o commette reati”. È la richiesta di Corrado Passera, fondatore di Italia Unica. “Dopo i fatti di Corcolle, ora tocca a un’altra periferia romana essere da giorni teatro di assalti e scontri tra abitanti, immigrati e rom e tra tutti questi e le forze dell’ordine. È la triste dimostrazione della sottovalutazione a livello nazionale e della giunta di Roma di una situazione di disagio che rischia di sfuggire di mano e incendiare interi quartieri della Capitale. L’accoglienza verso chi fugge da Paesi che soffocano i diritti umani e la tutela di chi gode dello status di cittadino europeo, continua Passera, sono valori inalienabili. Ma altrettanto sacrosanto è garantire il diritto alla sicurezza e vivibilità di chi abita nelle zone a rischio. Soprattutto è inaccettabile che ci siano furti, soprusi, molestie che restano impuniti”.
“La disperazione, conclude Passera, chiede risposte efficaci, ma non può diventare alibi per nessuno. Bisogna regolamentare i flussi e garantire assistenza a chi arriva e proprio per questo pretendere da chi vuole vivere nel nostro Paese che ne rispetti leggi, regole e disposizioni. Adottando misure da tolleranza zero nei riguardi di chi si pone fuori da questi confini”.

