Nella storia millenaria delle pietre di Roma l’ultimo ricordo doloroso è per Giovanni Paolo II. Da oggi sui sanpietrini di porfido un altro segno. Benedetto XVI saluta la città che, per otto intensissimi anno l’ha ospitato, applaudito e sostenuto come se fosse “romano de’ roma” con quell’accento tedesco al quale la città si è abituata in poche ore.
Ecco perché in 150 mila hanno riempito la piazza dei Papi e via della Conciliazione, con quella calma serafica che solo un mercoledì romano di fine febbraio riesce a creare con l’aria che si profuma di esplosione primaverile.
Dalle 17 circa del 27 febbraio e sino alla prossima fumata bianca, Sua Santità Emerita sarà cittadino di Castelgandolfo, una propaggine di Roma, da sempre abituato ai Papi. Nell’attesa, i cittadini del paese con vista sul lago e sormontato dalla residenza pontificia, sorridono commossi.
Nel cortometraggio che il filmaker Andrea Rasetti ha realizzato per i lettori di Affaritaliani.it c’è la sintesi del rapporto che lega i castellani a Ratzinger, “il nostro Papa, quello che ha passato 3 mesi e più l’anno a respirare l’aria buona”. I negozianti lo considerano un cittadino a tutti gli effetti, uno di loro, che però “ha vissuto i suoi soggiorni lontano dagli occhi”.
Per una volta lo scritto cede il passo alle immagini.

