Credo che il sindaco di una città, una volta eletto, debba dimenticare la sua appartenenza politica ed essere un punto di riferimento per tutti i cittadini. Questo, ovviamente, vale soprattutto per una capitale come Roma che è difficile, complessa e articolata nel suo contesto sociale.
Capisco che per i mass media faccia più notizia l’ascesa del primo cittadino in Campidoglio in bicicletta e che sia più allettante un’immagine del genere che non, per esempio, l’inaugurazione di una nuova corsia del raccordo anulare. Ma bisogna stare attenti.
Ricordo un episodio che risale a quando ero consigliere comunale. Dopo decenni di giunte di centrosinistra guidate dalla Dc o dai Socialisti, l’allora Pci riuscì a far eleggere un suo esponente alla carica di primo cittadino. La cosa, all’epoca, fece scalpore e tutti gli organi di informazione internazionale ne parlarono. Ebbene, il primo compito di quella Giunta per dare il senso del cambiamento, di una rottura con il passato, fu quello di vendere tutte le auto di pregio del parco macchine comunale e di comprare delle utilitarie della Fiat. In particolare la famosa 850.
Il risultato fu un enorme risalto dato dalla stampa al provvedimento, accompagnato da commenti di viva soddisfazione perché questo comportava minori spese per le casse del Campidoglio. Senonché, un giorno, mentre il presidente francese Chirac si trovava a Roma, il sindaco lo invitò in Campidoglio per una visita di cortesia. Quando Chirac accettò di buon grado l’invito, la Giunta tutta si trovò in difficoltà perché non aveva a disposizione una vettura adeguata per prelevare l’illustre ospite dall’ambasciata francese.
Chirac, venuto a conoscenza della questione, si recò in Campidoglio con l’auto dell’ambasciatore e non celò completamente il suo disappunto. Risultato fu che dopo tale visita, la Giunta capitolina preferì dotarsi nuovamente di auto un po’ più rappresentative e quindi le spese furono di gran lunga superiori rispetto ai risparmi.
Ho ricordato questo episodio per invitare Marino a dedicarsi più ai problemi della città, al reperimento di fondi adeguati per mantenere almeno parte delle promesse elettorali. Lasci stare la bicicletta. Non vorrei che qualche capo di Stato debba essere prelevato in risciò e il Santo Padre in portantina per giungere come graditi ospiti in Campidoglio. La pubblicità mediatica sarebbe sì enorme, ma ovunque nel mondo si direbbe: “Gli italiani sono sempre i soliti…”. Buon lavoro, signor sindaco.
Potito Salatto, eurodeputato Ppe
