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Inferno San Camillo: benvenuti. Qui gli uomini perdono la dignità

Inferno San Camillo: benvenuti. Qui gli uomini perdono la dignità
San Camillo emergenza 2
IL RACCONTO CHOC. Immobilizzata su una barella, sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua odiessea al pronto soccorso di uno degli ospedali più efficienti di Roma. Cinque ore su una barella in attesa di essere visitata per un trauma cranico.. senza fare la pipì e bere. “Ho visto persone malate dividere le barelle, alcune le sedie, altre stare in piedi, altre dire che avevano freddo ma “i lenzuoli e le coperte erano finiti”. Ho visto infermieri usare bottiglie d’acqua per sollevare le gambe di chi stava male perché “i cuscini non ci sono… e un solo medico per una quantità di persone che non sono riuscita a contare”. E il pensiero è andato alla politica. LA GALLERY
Inferno San Camillo: benvenuti. Qui gli uomini perdono la dignità

“Venerdì pomeriggio ho avuto un incidente d’auto. L’ambulanza è arrivata subito. Mi hanno immobilizzata su una barella cosiddetta “spinale” (in pratica una tavola rigida) e mi hanno portato al San Camillo. Lì ho aspettato 5 ore prima che mi visitassero. 5 ore senza potermi alzare, bere, andare al bagno perché “lei ha un trauma cranico e alla cervicale e non si può muovere finché non la visitano, potrebbe avere un’emorragia interna o rimanere paralizzata”. 5 ore in cui mi pareva di impazzire e in cui mi domandavo: “Se potrei avrei un’emorragia interna, perché mi hanno lasciata su una barella in un corridoio? Se al contrario non corro questo rischio, perché devo soffrire così tanto anche solo per trattenere la pipì?”.


Poi mi sono guardata intorno e ho visto persone malate dividere le barelle, alcune le sedie, altre stare in piedi, altre dire che avevano freddo ma “i lenzuoli e le coperte erano finiti”. Ho visto infermieri usare bottiglie d’acqua per sollevare le gambe di chi stava male perché “i cuscini non ci sono”, ho visto persone che se la facevano addosso perché non potevano andare al bagno e non solo nessuno le accompagnava, ma neanche gli portavano una padella. E ho visto un medico. Un solo medico per una quantità di persone che non sono neanche riuscita a contare, alcune delle quali mi hanno detto che erano lì da 8-12-15 ore e che nessuno le aveva neanche guardate.
Allora mi è venuto da piangere e una signora che era di fianco a me mi ha chiesto se piangessi per il dolore e se dovesse chiamare qualcuno. Io le ho detto che il dolore non c’entrava, ma che piangevo per quello che mi circondava. Sembrava di essere in un ospedale da campo e che noi tutti non fossimo degli esseri umani con una dignità, delle normali esigenze fisiologiche, delle persone malate. Mi sono resa conto, per la prima volta in maniera tangibile, che i nostri politici hanno tagliato tutto il possibile per continuare ad ingrassarsi alle spalle di persone come noi che non hanno diritto a nulla, neanche a non morire per colpa loro. Ho pensato alle campagne elettorali da migliaia di euro, alle auto blu, agli ingressi gratis al cinema, alle pensioni d’oro, agli stipendi non commisurati all’effettivo lavoro e a quelli corrisposti agli amici senza alcuna professionalità.
A quel punto il trauma cranico è diventato il meno, quello al cervello mi ha fatto più male. Ora il mio cranio sta bene ma il mio cervello è sconvolto. E sono anche piena di lividi e di dolori perché 8 ore su una barella spinale hanno causato alle mie ossa più problemi di quelli che avevo quando sono arrivata in ospedale. E io sono stata fortunata”.


Morena Mancinelli