“La nomina del Ministro Kyenge segna un passo importante per i rapporti tra Roma e l’Africa, non è solo il primo Ministro nero della Repubblica ma il segno di una nazione ospitale che premia l’impegno degli immigrati”. LA GALLERY
di Marcello Aranci
La Repubblica Democratica del Congo è un Paese che negli ultimi 100 anni ha cambiato più volte il suo nome, la cui storia è legata a figure come Lumunba e Mobuto, che è stato il teatro di una delle più violente guerre civili della storia con un numero i morti stimato per difetto di oltre 4 milioni. Eppure, nonostante tutto, oggi è un Paese di circa 70 milioni di abitanti che ha una forte collaborazione con l’Europa e rappresenta la nazione Africana con il più alto numero di fedeli cristiani (tra cattolici e protestanti) come racconta ad Affaritialiani.it l’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo Albert Tshiseleka Felha: “l’Italia è un partner solidissimo per la Repubblica Democratica del Congo, abbiamo scambi commerciali, culturali e oggi addirittura un Ministro della Repubblica Italiana, un medico, una donna sposata e con dei figli è di origine del nostro Paese. Penso che questo sia un segnale molto positivo, per l’Italia che ha quindi raggiunto una sua maturità anche dal punto di vista dell’integrazione, ma anche per tutti quegli immigrati di buona volontà, e sono convinto che siano la maggior parte, che credono nelle opportunità dell’Italia e sono pronti a grandi sacrifici. Ritengo che il Ministro Kyenge, che ho avuto il piacere di incontrare e conoscere personalmente, oggi rappresenti molto per gli Africani in generale ma soprattutto per il nostro Paese. In Italia stimiamo una presenza di 4/5000 nostri connazionali”.
Nonostante la situazione instabile interna, a causa delle contestazioni delle elezioni presidenziali e legislative del novembre del 2011 e della recrudescenza dei movimenti di guerriglia nelle province orientali, il Paese ha registrato una crescita del 6,9% nel 2011 e del 7,2% nel 2012. Per il 2013, compatibilmente con la situazione bellica, la crescita potrebbe eccedere l’8%, un dato che rende il Paese interessante dal punto di vista economico, considerando poi il fatto che è un Paese di grande ricchezza di materie prime e dove ad esempio solo il settore minerario rappresenta il 50% delle esportazioni ed il 12% del PIL, ma contribuisce solo per il 9% al bilancio dello Stato. La RDC è inoltre la prima nazione africana per numero di fedeli cristiani, circa l’86% della popolazione è di religione cristiana (41% cattolici, 31,6% protestanti e 13,4% altri. Il 10,7% dei congolesi è legato a credenze tradizionali (religioni animiste). Il restante 3,3% degli abitanti è musulmano (1,4%) o crede in altre religioni minori.
“Siamo un paese fortemente cattolico – continua l’ambasciatore – abbiamo un cardinale della RDC Sua Eminenza Laurent Monsengwo Pasinya che lo scorso 13 aprile 2013 è stato nominato da Papa Francesco membro del gruppo di cardinali chiamati a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e a studiare un progetto di revisione della Curia romana. Credo che ormai la presenza congolese sia integrata nella società italiana. Certo abbiamo molto da fare per sconfiggere la diffidenza ma il terreno culturale è fertile. Inoltre, abbiamo all’attivo una serie di collaborazioni culturali ed universitarie che contribuiscono ad arricchire il sapere dei nostri giovani. Ad esempio a fine ottobre faremo una grande manifestazione che si chiamerà “Buongiorno Italia” dedicata all’integrazione promossa dai nostri ragazzi della Repubblica democratica del Congo che hanno raggiunto un ottimo livello d’integrazione ed hanno costituito la C.E.B.A.D. AGENCY – (Congo Environment Business And Development) con la quale collaboriamo su molteplici iniziative sociali e culturali.”
L’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo Albert Tshiseleka Felha è un uomo molto legato a Roma, dove ormai soggiorna da sei anni anche se fa la spola tra Passo Corese dove abita con i suoi nove figli e via Barberini dove c’è la sede dell’Ambasciata “Ho scelto di vivere fuori Roma per poter avere una casa che fosse in grado di accogliere la mia famiglia che è piuttosto numerosa rispetto agli standard italiani, ma ormai la mia vita professionale è connessa a Via Barberini che è legata ad una delle famiglie più importanti della storia di Roma. Questi anni intensi di collaborazioni economiche e culturali tra i due Paesi sono nati qui e sono orgoglioso di aver potuto servire il mio Paese e ringrazio Roma e l’Italia non solo per avermi ospitato ma per avermi dato l’opportunità di far nascere progetti che hanno aiutato la mia gente.”

