C’è una sorta di carneficina silenziosa che si compie ogni giorno: in media nella nostra regione ogni giorno quattro imprese portano i proprio libri contabili al tribunale fallimentare. Una crisi che ha colpito ogni settore anche se quello più in difficoltà è senza dubbio quello dell’edilizia.

A conferma di questa contrazione è il dato sulle morti bianche. Se è vero che è proprio di lunedì l’ultimo caso di un drammatico infortunio sul lavoro occorso ad un operaio che stava installando un impianto di sicurezza in un palazzo a San Giovanni, gli incidenti mortali sul posto di lavoro sono in costante calo dall’inizio della crisi: secondo gli ultimi dati Inail le morti bianche si sono quasi dimezzate passando da 101 decessi sul lavoro nel 2009 a 61 nel 2012.
Ma se da una parte il dato può essere visto come positivo, è tuttavia indicativo di un drammatico calo delle commesse e dei cantieri aperti. Inoltre va integrato con il triste elenco dei suicidi, un caso al mese nel Lazio, uno ogni due a Roma: un elenco a cui va ad aggiungersi Roberto Nirchi, il 64enne imprenditore edile di Pofi, nel frusinate, che, dopo aver ricevuto una cartella da Equitalia di alcune decine di migliaia di euro, si è sparato con una pistola sparachiodi in testa nei pressi dell’abazia di Subiaco.
Per tentare di dare una risposta forte agli imprenditori in difficoltà le associazioni che rappresentano le Piccole e Medie Imprese del nostro territorio si sono unite in un nuovo organismo unitario,“Roma 97,6%”: una nuova versione del Patto del Capranica che nel 2006 vide uniti gli artigiani e i commercianti contro la retroattività degli studi di settore voluta dal governo Prodi e portò nel 2010 alla costituzione di Rete Imprese Italia, di cui fanno parte Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. Il nuovo organismo allarga le maglie della rete e apre le porte anche ad Agci (Associazione Generale Confcooperative Italiane), Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confetra, Federlazio e Legacoop, mentre Confcooperative starebbe completando l’iter associativo. Tutte insieme sotto il nome “Roma 97,6%”, a indicare il peso delle piccole e medie imprese nel sistema produttivo capitolino. Un nome anche con un risvolto polemico, se vogliamo: nel residuo 2,4% rientrerebbero le aziende pubbliche, come Enel o Ferrovie dello Stato, le Asl e le grandi imprese, quelle verso cui – è la critica ricorrente – spesso la politica è più concentrata.
