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La legge è uguale per tutti. I sindaci gay frendly in deroga

di Potito Salatto

Nel corso di questi anni, quanti amministratori locali hanno subito gogne mediatiche, lunghi processi e spesso dure condanne per il reato, a volte anche insignificante, di abuso d’ufficio? Perché i sindaci italiani si rifiutano allora di applicare la norma richiamata dalle circolari prefettizie che vieta la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti? In particolare Marino, sindaco della capitale d’Italia, al di là degli aspetti legali, non si pone il problema, quale rappresentante delle istituzioni, di coltivare e trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, la cultura della legalità?
Capisco che il “nostro”, avendo pubblicamente rilevato che otto cittadini romani su dieci lo vorrebbero mandare via, ormai si dedica solo ad apparire mediaticamente con iniziative estemporanee che lo rendano comunque personaggio visibile; comprendo che la sua certezza di non ripetere il mandato non lo faccia minimamente dedicare ai vari bisogni della città e dei suoi abitanti, ma è mai possibile che il Pd che lo ha candidato ed eletto non trovi il coraggio di dire basta a questa gestione amministrativa che fa rimpiangere i predecessori?
E’ logico che, stando così le cose, gli si affidi anche la gestione dell’area metropolitana? Può il Campidoglio dedicarsi solo al recupero del deficit di bilancio aumentando il costo dei parcheggi, della Ztl, portando Tasi e Imu al massimo previsto dalla legge, diminuendo le linee dei mezzi pubblici, eccetera? Dov’è il tanto atteso piano per la mobilità? Dove sono gli interventi per il sociale così preziosi in tempi di crisi? Come fa Marino ad apparire sorridente nelle foto, nelle interviste televisive, come se niente fosse? Siamo all’incoscienza o all’impunità?
In un caso o nell’altro non sarebbe più dignitoso ammettere che non è in grado di gestire una città come Roma e fare un passo indietro? Per la prima volta otterrebbe l’apprezzamento di tutti i cittadini dell’Urbe, cosa questa che appagherebbe qualsiasi politico o amministratore di buon senso.
Ovviamente tutte queste considerazioni valgono per i De Magistris, i Pisapia, che come il sindaco di Roma si vantano di essere il nuovo di cui l’Italia ha tanto bisogno. Diceva Churchill: “Non sempre cambiare equivale a migliorare”.

Potito Salatto, vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia