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L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 

Oltre un centinaio di reperti in mostra nelle sale monumentali di Castel Sant’Angelo per documentare gli ultimi momenti di una città ferma al 79 d.C per l’eruzione del Vesuvio. Un percorso espositivo nato dalla collaborazione tra la Mole Adriana ed il Parco Archeologico di Ercolano per raccontare l’immortalità di un popolo

L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 
Pane, uova, frutta secca, le tavole dei pompeiani riproposte a Castel Sant’Angelo

Scatti di una città ferma a duemila anni fa. Oggetti di vita quotidiana, statue, busti, affreschi, gioielli. E, poi, i piaceri della tavola, tra cui forme di pane, uova e mele carbonizzate. La mostra Ercolano. L’arte di vivere – a Castel Sant’Angelo sino al 18 ottobre – non intende soltanto raccontare, ma, stupire. Il progetto – a cura di Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – ha già richiamato migliaia di visitatori sin dai primi giorni dall’apertura di fine luglio.

L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 
Affresco recuperato da una domus di Ercolano, la “mensa” dei pompeiani con i dettagli di frutta, carni, vino e stoviglie

Abitundini e convivialità

“Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana” – commenta Massimo Osanna – “Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana . Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione”.

Sette sezioni, dall’alimentazione alla vita quotidiana

Nella preziosa collezione di reperti provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano – raramente esposti al pubblico – si numerosi alimenti carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio, stoviglie, arredi e utensili. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. Sette le sezioni del percorso espositivo con una particolare attenzione al tema dell’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano grazie a reperti esposti in via eccezionale.

L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 
Tra gli oggetti più singolari esposti, larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che ricordava la caducità della vita: un invito a godere dei piaceri del convivio

L’esposizione si arricchisce di ricostruzioni di camere arredate dove poter comprendere il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Allestita anche una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio: il visitatore può assistere a proiezioni ed ammirare dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour.

Stoviglie e dieta alimentare

E’ il racconto di una città viva con le sue botteghe ed i thermopolia, dove si potevano acquistare cibi e bevande pronti, una sorta dei nostri fast food. Stupiscono le pagnotte carbonizzate dall’eruzione, rimaste intatte, le stesse dipinte nell’affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Si può entrare nelle cucine e nelle dispense delle domus, ritrovando i medesimo oggetti presenti nelle nostre case: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi. Si prosegue con la sala dedicata ai banchetti: qui si trova una meridiana in marmo che scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium cena. Tanti gli oggetti di uso comune, dai campanelli in bronzo, al vasellame in vetro, bronzo e argento. Uno degli oggetti più singolari in mostra è la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 
Gli affreschi che descrivono le tavole dei romani e gli alimenti carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Ercolano, fonte inesauribile di conoscenza

“Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto” – dichiara Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – “continua a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte”. A sostegno dell’importanza di portare Ercolano a Castel Sant’Angelo, le parole di Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano: “Si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi, uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune”.

L’arte di vivere si scopre ad Ercolano, ma si impara nella mostra immersiva a Castel Sant’Angelo 
Una delle sale di Castel Sant’Angelo dove è allestita la mostra su Ercolano e la sua quotidianità

“Castel Sant’Angelo si conferma luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi”, sottolinea Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra – “un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti”. Il progetto ha messo in evidenza “come la collaborazione tra gli istituti del Ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi”, precisa Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale.