Un’iniziativa che punta a garantire cure accessibili e prevenzione. Battisti (Pd): «Non può essere un lusso per pochi»
Nel Lazio, per trovare uno psicologo, spesso bisogna prima trovare i soldi. E quando il disagio diventa insostenibile, il conto arriva anche alla sanità pubblica. Adesso qualcosa potrebbe cambiare. È approdata in Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a istituire lo psicologo di base, sostenuta da oltre 13mila cittadini.
Un’iniziativa che parte da numeri preoccupanti: secondo i dati illustrati dalla consigliera regionale del Pd Sara Battisti, oltre un milione e mezzo di residenti nel Lazio convive con problemi di salute mentale. Ansia e depressione avrebbero registrato un incremento del 25% nel periodo successivo alla pandemia.
Uno psicologo sotto casa, senza mettere mano al portafoglio
Il progetto prevede almeno un professionista ogni 15mila abitanti, inserito nei distretti sanitari e collegato direttamente ai medici di famiglia, ai pediatri, alle Case della Comunità e ai centri di salute mentale. L’obiettivo è intercettare il disagio prima che diventi emergenza, con particolare attenzione ai giovani, alle donne e alle persone economicamente vulnerabili. Nel mirino anche bullismo, cyberbullismo e violenza domestica.
La rete dovrebbe contribuire ad alleggerire i pronto soccorso, evitando accessi e ricoveri non necessari. Previsto inoltre un coordinatore psicologo per ciascun distretto.
Battisti: «Mettiamoci la testa, ma anche il cuore»
La proposta arriva nell’aula regionale dopo mesi di sollecitazioni. Lo scorso maggio Battisti aveva chiesto al presidente Francesco Rocca di concordare il percorso istituzionale del provvedimento. Alla richiesta si era aggiunta anche la segretaria del Pd Elly Schlein. Ora la consigliera invita maggioranza e opposizione a trovare un’intesa: «La salute mentale non deve essere un lusso per pochi, né una colpa da nascondere». Battisti ha raccontato anche la propria esperienza personale con un disturbo inizialmente negato.
Il testo deve ancora completare l’iter legislativo. E soprattutto, dopo l’eventuale approvazione, dovrà trasformarsi in un servizio realmente accessibile.


