.Nel primo semestre del 2026, il prodotto regionale del Lazio è aumentato dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia.
A sostenere l’attività economica hanno contribuito soprattutto consumi e investimenti pubblici, mentre la domanda estera ha frenato la crescita. Il dato emerge dal consueto rapporto di novembre della Banca d’Italia sull’economia del Lazio, che analizza industria, costruzioni, servizi, mercato del lavoro e condizioni finanziarie di famiglie e imprese.
Industria, export in caduta: -6,8%
L’industria regionale mostra segnali di tenuta, soprattutto tra le aziende di maggiori dimensioni. Il sondaggio della Banca d’Italia registra giudizi prevalentemente positivi sull’andamento del fatturato, ma le esportazioni raccontano una storia diversa.
Nel primo semestre, il valore dell’export laziale è sceso del 6,8%, mentre l’Italia ha registrato una crescita del 4,5%. A pesare è stata soprattutto la contrazione della domanda estera nei comparti aerospaziale e farmaceutico, che hanno perso complessivamente il 6,5%.
La flessione della farmaceutica arriva dopo la forte espansione dello scorso anno, quando le imprese avevano anticipato gli acquisti statunitensi in vista dei possibili aumenti dei dazi.
Costruzioni, il Pnrr traina gli investimenti pubblici
Il settore delle costruzioni continua a crescere grazie alla prosecuzione dei cantieri pubblici, in particolare quelli legati al Pnrr e agli interventi residui del Giubileo.
Le ore lavorate sono aumentate dell’1%, in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata a livello nazionale. Nei primi sei mesi dell’anno, inoltre, gli enti territoriali hanno incrementato di circa un quarto la spesa per investimenti in opere pubbliche rispetto allo stesso periodo del 2025.
A trainare la crescita sono stati soprattutto i Comuni, con Roma Capitale in prima linea.
Servizi e turismo, pesa il dopo Giubileo
Anche il terziario ha sostenuto l’economia regionale. Secondo l’indagine della Banca d’Italia, due imprese su tre hanno registrato un aumento delle vendite.
Il turismo, invece, ha risentito del confronto con il 2025, quando gli eventi legati al Giubileo della Chiesa cattolica avevano alimentato le presenze. Nella Città metropolitana di Roma, i pernottamenti sono diminuiti del 4%.
La flessione ha colpito soprattutto le strutture extra-alberghiere, mentre gli hotel hanno registrato un aumento delle presenze, in particolare quelli di categoria superiore. Anche la spesa dei turisti stranieri è scesa di circa il 3%, tornando sui livelli degli anni precedenti.
Imprese, oltre il 90% prevede un bilancio positivo
Le condizioni economiche e finanziarie delle aziende restano nel complesso favorevoli. Oltre il 90% delle imprese intervistate dalla Banca d’Italia prevede di chiudere il 2026 in utile o in pareggio, una quota superiore a quella rilevata l’anno precedente.
I rincari energetici continuano però a comprimere i margini. Più di due terzi delle aziende segnala un aumento, o prevede un aumento entro fine anno, dei costi di acquisto di beni e servizi. Poco più della metà indica una riduzione della redditività.
L’indice di liquidità finanziaria resta su livelli storicamente elevati e mostra un lieve miglioramento rispetto alla fine del 2025.
Occupazione in aumento, disoccupazione ai minimi storici
Il mercato del lavoro regionale continua a migliorare. Nel primo semestre l’occupazione è cresciuta dello 0,5%, in linea con il dato nazionale dello 0,6%.
La crescita ha interessato soprattutto il lavoro dipendente, aumentato dell’1,7%, mentre il lavoro autonomo ha perso il 4,1%. Nel primo quadrimestre, le nuove assunzioni nette nel settore privato non agricolo si sono concentrate nei servizi.
Quasi la metà delle nuove posizioni dipendenti riguarda contratti a tempo indeterminato, contro circa un terzo a livello nazionale.
Il tasso di occupazione è salito al 64,6%, con un aumento di 0,3 punti percentuali. Il tasso di attività è invece sceso lievemente al 68,3%, mentre la diminuzione delle persone in cerca di lavoro ha portato la disoccupazione al 5,3%, un livello storicamente contenuto e inferiore al 5,6% nazionale.
Famiglie, redditi in crescita ma l’inflazione frena i consumi
L’aumento dell’occupazione ha sostenuto il reddito disponibile delle famiglie, cresciuto del 2,8% nel primo semestre, secondo le stime della Banca d’Italia. La media nazionale si è attestata al 2,9%.
In termini reali, però, l’incremento si è fermato allo 0,7%, frenato dall’accelerazione dei prezzi nel secondo trimestre. A pesare sono stati soprattutto i rincari dei carburanti e dei costi abitativi.
Tra gennaio e settembre, l’inflazione media regionale ha raggiunto il 2,9%, contro l’1,8% dello stesso periodo del 2025. A ottobre, secondo le stime preliminari dell’Istat, il dato nazionale ha segnato un’ulteriore accelerazione al 5,4% su base annua.
I consumi reali sul territorio sono aumentati dell’1,3%, poco più dell’1,1% nazionale, ma la crescita ha perso slancio nel secondo trimestre, in concomitanza con l’aumento dei prezzi.
Credito, finanziamenti alle imprese in crescita del 12,3%
Nel primo semestre del 2026, i finanziamenti a famiglie e imprese hanno continuato ad aumentare. La crescita ha interessato soprattutto il settore produttivo, dove i prestiti sono saliti del 12,3% su base annua a giugno.
L’espansione ha riguardato le aziende di maggiori dimensioni, che hanno registrato un incremento del 13,9%. Le piccole imprese, al contrario, hanno visto diminuire i finanziamenti del 3,1%.
Per le famiglie, il credito è aumentato del 2,7%, sostenuto dai mutui per l’acquisto di abitazioni, cresciuti del 2,5%, e dal credito al consumo, salito del 4,8%.
Crediti deteriorati in calo, depositi bancari in aumento
Migliora anche la qualità dei finanziamenti. Nella media dei quattro trimestri terminati a giugno 2026, il flusso dei nuovi crediti deteriorati in rapporto ai finanziamenti in bonis è sceso allo 0,9%, dall’1,2% del 2025.
Il miglioramento ha riguardato soprattutto le imprese, per le quali il tasso di deterioramento è passato dal 2,7% al 2,1%. Per le famiglie, invece, il dato è rimasto stabile allo 0,6%.
Anche la quota dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è diminuita, passando dall’1,7% all’1,4%.
Prosegue intanto la crescita del risparmio bancario. A giugno 2026, i depositi di famiglie e imprese sono aumentati del 5,5% su base annua, mentre il valore dei titoli detenuti presso il sistema bancario ha registrato un ulteriore incremento del 12,2%.
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