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Ma era consapevole di cosa andava a fare ?

Che vergogna. Per noi europarlamentari, spesso in missione nelle capitali del Vecchio Continente (Parigi, Madrid, Berlino, Londra, Praga, eccetera), è mortificante vedere quanto funzionino meglio rispetto alla nostra amata città e ci si stringe il cuore immaginando cosa possano dire e pensare i turisti di noi. Roma caput mundi? Sì, di storia e cultura, non certo per pulizia ed efficienza. Ci voleva ora anche lo scontro tra Renzi e Marino per capire che abbiamo davvero toccato il fondo nei rapporti istituzionali fra governo e capitale. Non da oggi vado dicendo che l’attuale sindaco non avrà vita lunga. In politica la spocchia e l’arroganza non pagano.
Invece di piangere miseria, il primo inquilino del Campidoglio razionalizzi e abbassi le spese del suo apparato, a partire dalle consulenze e dall’ufficio stampa. Si riducano gli interventi finanziari improduttivi, si abbia la fantasia amministrativa per trovare risorse adeguate. Chiunque, con le casse piene, avrebbe vita facile. Marino era consapevole o no di ciò che si accingeva ad amministrare? Se non lo sapeva è davvero grave; se lo sapeva, perché non si è attrezzato adeguatamente, in tempo utile, per evitare il default?
Qualcuno, giustamente, ha detto che se avesse preso la decisione di paralizzare la città, come ha minacciato con un atto di indicibile irresponsabilità, nessuno se ne sarebbe accorto visto lo stato in cui versa Roma dalla sua elezione in poi. Un degrado sempre più evidente nascosto da annunci mirabolanti di iniziative irrealizzabili come, per esempio, quella della navigabilità del Tevere. Si documenti prima di fare certe affermazioni e vedrà che ancora una volta ha dato l’immagine di un politico che non sa di cosa sta parlando.
Non ci resta che augurarci di tornare alle urne il più presto possibile, prima che sia troppo tardi per il decoro di questa città e dei suoi abitanti. Uno slogan ideale per chi come lui si vanta di parlare l’inglese alla perfezione? Marino, go home!

Potito Salatto, eurodeputato del PPE
vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa